IN RISPOSTA A MARINA TERRAGNI (Io Donna 24 aprile)

di Stefania Voli

E' bene che se ne parli. Ed è bene che siamo noi donne, una volta per tutte, a farlo, sottraendo il “giochino” a uomini della politica, del potere, della scienza, del bar sotto casa. Incauti e spesso crudeli avventori di discorsi che poi, nei finali di partita, riguardano noi e solo noi.
Ma se poi sono proprio le donne a fare terrorismo e confusione informativa, allora questo sì, è un problema, e pure serio.
Il “chiacchiericcio” sulla Ru486 che ha disturbato le nostre giornate negli ultmi mesi, le polemiche che questo metodo abortivo (che non posso neanche definire “nuovo” dato che in tutto il mondo è stato sperimentato ed è in uso da anni – in Francia dall''88 – e nel 2003 l'Organizzazione mondiale della sanità ne ha confermato la sicurezza defininendone le linee guida. Solo l'Italia è, come sempre, il fanalino di coda...) hanno sollevato, racchiudono in sè un pesante attacco alla libertà di scelta e di autodeterminazione femminile.
30 luglio 2009 l'Aifa ha – finalmente – approvato l'introduzione della cosiddetta pillola abortiva nel nostro sistema sanitario. Da settembre questo metodo avrebbe dovuto entrare in vigore in tutti gli ospedali – dico avrebbe perché solo adesso si stanno muovendo in questo senso.
Questa conquista, che ha introdotto solo una scelta in più a disposizione delle donne che scelgono di interrompere una gravidanza, e quindi un po' di civiltà in più nel nostro paese – e sappiamo che uno dei misuratori che da sempre si considera per calcolare il grado di civiltà raggiunto da un Paese è la condizione delle donne – ha corrisposto ad un arroccamento reazionario, integralista, paternalista del governo, dei neoeletti alle regioni Piemonte e Veneto, che proclamando il blocco delle pillole nei magazzini guardavano a una riconciliazione col Vaticano (con il quale si era consumata una rottura per un'altra questione riguardante la tanto difesa “vita”, questa volta dei migranti).
Il passo successivo, ormai lo abbiamo imparato, è stata la criminalizzazione delle donne, delle loro possibilità di scegliere per se stesse, per il proprio corpo, per la propria salute, con la violazione di diritti individuali continuamente postposti a favore di un diritto alla vita che però non è mai il nostro di donne.
Siamo accusate di embrionicidi siamo accusate di essere delle fredde assassine, ma uccidere il proprio figlio è un crimine punito dal codice penale; interrompere una gravidanza non desiderata è una decisione personale garantita dalla legge e assistita dai servizi sanitari dello stato. (E ce lo ricorda con estrema chiarezza Patrizia Guarnieri, nel suo contributo al testo, da lei stessa curato, In scienza e coscienza, Carocci, 2009).
Diciamoci tutte queste cose, ripetiamocele, ricordiamocele. Diciamoci anche che il contrabbando di sistemi abortivi (che poi altro non sono che farmaci antiulcera, che provocano emorragie più facilmente che aborti cosiddetti “spontanei”) esiste da molto tempo, perchè altrimenti sembra un effetto collaterale dell'arrivo della Ru486, la quale invece, è anche una possibilità per far sì che questo finisca, e che sempre meno donne rischino la vita – la loro, l'unica, che andrebbe veramente, prioritariamente, tutelata.
E poi ricordiamoci anche che non esiste legge che imponga a nessun* il ricovero coatto e che i tre giorni di degenza imposti per le donne che scelgono in Italia la Ru486 hanno il sapore (e non il retrogusto) dell'ennesimo compromesso giocato sui nostri corpi, comunque, sempre, in sede di interruzione di gravidanza, doloranti, violati, medicalizzati.
E facendo tutto questo, ricordiamoci che esistono schiere di adolescenti, femmine e maschi, italian* e non (se proprio vogliamo nominare e valorizzare, non denigrare, le differenze che fortunatamente ci attraversano) che di queste cose sanno poco o niente. E riflettiamo sul fatto che tutte le energie spese (spesso ahimè inutilmente) per parlarci fra di noi, per rispondere all'ignoranza dilagante di politici, giornalist*, medici, etc etc, andrebbero invece convogliate in un'onesta, corretta e laica informazione, formazione, educazione di genere, sessuale, relazionale da rivolgere proprio a loro. Perchè dalla difesa maternalistica non credo possa nascere manco una briciola di desiderio e capacità di autodeterminazione.

Due testi, usciti di recente, che mettono chiarezza dove regna il caos:
Flamigni, Melega, Ru486. Non tutte le streghe sono state bruciate, L'Asino d'oro 2010
Patrizia Guarnieri, In scienza e coscienza. Maternità, nascite e aborti tra esperienza e bioetica, Carocci 2009
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