Oltre gli stereotipi, rilanciare identità e relazioni

di Nicoletta Benatelli, VIS-Venezia in Salute
8 maggio 2012

Forum "Salute e bisogni globali delle donne"

Cercare di analizzare a fondo i bisogni globali delle donne nell'ambito della salute, significa approfondire inevitabilmente il tema dell'identità della donna, delle relazioni delle donne e tra le donne all'interno della famiglia e della società contemporanea.

Significa rinominare il senso della comunità in un momento storico in cui precarietà e difficoltà lavorative ed economiche della crisi epocale che stiamo vivendo, rischiano di frammentare ancor più le relazioni e di indebolire la forza innovativa e trasformatrice delle donne con ripercussioni pesanti a livello familiare e sociale.

Le donne sono i cardini secolari del lavoro di cura di bambini ed anziani, ma anche sempre più le protagoniste di un ingresso massiccio nella vita pubblica attraverso molteplici professioni e mestieri. Sostenere le donne vuol dire sostenere il cuore
 stesso della società o meglio ritrovare il senso della comunità rimettendo al centro le relazioni di aiuto reciproco che sono il sale di ogni civiltà.

Dall'incontro di presentazione della rivista online “Venezia in salute” alle associazioni della Consulta per la Salute, è nata l'idea di creare dei forum aperti in cui il confronto possa essere aperto e focalizzato sui bisogni primari e globali delle persone nella loro soggettività più autentica: donne, bambini, anziani, disabili, malati psichici, ecc.
Al forum sul tema “Salute e bisogni globali delle donne” tenutosi il 29 febbraio in Municipio a Mestre ha collaborato anche la Consulta della Cittadine del Comune di Venezia.

Hanno partecipato al forum: Maria Teresa Menotto, presidente della Consulta delle Cittadine; Stefania Bragato, vice presidente della Consulta delle Cittadine e segretaria dell'associazione Metabolé; Franca Marcomin, ostetrica e presidente dell'associazione Matriosca; Giuliana Di Girolamo, ostetrica e membro dell'associazione Matriosca; Barbara Guarinoni, ostetrica e vice presidente del Collegio Interprovinciale delle Ostetriche; Emilia Cervonaro, progetto “Nascere meglio”; Leda Cossu, associazione VeneziAmbiente; Giampaolo Lavezzo, cooperativa sociale Rochdale.
Sono state presenti al forum anche Nicoletta Codato e Veronica Vento, Servizio Programmazione Sanitaria e Segreteria della Consulta per la Salute del Comune di Venezia.

Se parliamo di donne e salute viene spontaneo partire dai Consultori Familiari, servizi nati come risposta ai bisogni globali delle donne: prevenzione dell'aborto, contraccezione, prevenzione tumori femminili, sessualità e rapporto di coppia, maternità responsabile, menopausa, ecc. Ad oggi si tratta di servizi quasi completamente gratuiti per consulenze psicologiche e visite mediche; è importante rilanciarli soprattutto in tempo di crisi economica? Vanno ripensati alcuni aspetti soprattutto in relazione ai mutamenti dell'organizzazione sanitaria e della società?

Marcomin: I Consultori sono stati istituiti nel 1975, da allora sono avvenuti dei mutamenti epocali nella società e tra le donne. La generazione di donne che ha contribuito alla nascita dei Consultori oggi ha più di 60 anni e per legge non può più nemmeno usufruirne visto che è stato posto il limite di età dei 59 anni per le utenti. Negli anni Settanta all'interno dei Consultori c'erano dei comitati di partecipazione formati dalle donne del quartiere, c'era una partecipazione sociale fortissima che creava un collegamento diretto tra i servizi offerti dalle operatrici e i bisogni emergenti che venivano riscontrati. Attualmente la riorganizzazione dei Consultori prevede una specializzazione delle diverse équipe rispetto a progetti mirati: mediazione familiare, menopausa, adolescenti, genitorialità, ecc.
Si lavora di più su target di utenti specifici. Una funzione importante i Consultori l'hanno svolta e la svolgono anche per la salute delle donne straniere. La Regione Veneto con la dgr 392 del 2005 ha comunque cambiato la prospettiva: possiamo sintetizzare dicendo che i Consultori non sono più servizi alle donne, ma alla famiglia.

I Consultori sono nati anche con l'obiettivo della presa in carico globale della donna. Stiamo dunque perdendo di vista questa peculiarità?

Di Girolamo: I servizi ambulatoriali di prevenzione dei tumori femminili sono previsti all'interno del Consultorio/Distretto. I Consultori hanno il mandato di operare sempre per una presa in carico globale della donne e della famiglia. Le équipe sono multidisciplinari, formate da ginecologhe, psicologhe, ostetriche, assistenti sociali. Adesso assistiamo ad un incremento di utenza dovuta alla presenza di donne straniere e, in parte, alla crisi economica; il consultorio offre servizi gratuiti. Ma la questione è più complessa. I Consultori hanno lentamente modificato il contatto diretto con le donne, pur garantendo un'adeguata accoglienza e ascolto, ed è cambiata anche la visibilità sociale di questi servizi che rischiano così di indebolire il proprio ruolo. A Venezia è stato chiuso il Consultorio della Giudecca ed ora in centro storico c'è un solo Consultorio all'ex ospedale Giustinian.
In terraferma ci sono ancora diversi Consultori. Tutti sono impegnati in progetti specifici a favore di particolari fasce di utenza come gli adolescenti, ecc. E' un cambiamento radicale di prospettiva.

Servizi come i Consultori dunque mostrano una diversa prospettiva, ma i bisogni delle donne sono cambiati in questi anni?

Cossu: Credo che si stia perdendo nelle donne il senso profondo della propria identità. E soprattutto che questa identità spesso non abbia visibilità sulla scena pubblica. Sono le donne che devono ricominciare a sentire i Consultori come uno spazio loro, pensato per loro, che può offrire loro servizi strategici in una presa in carico globale della loro persona e dei loro bisogni. Abbiamo lentamente perso di vista il valore della presenza delle donne come soggetti attivi e partecipativi.

Di Girolamo: E' chiaro che in generale siamo di fronte ad un cambiamento di cultura che fa fatica a far coincidere quantità con qualità. Le professionalità dimostrano competenze di altissimo livello, ma faticano, talvolta, ad esprimersi in questo contesto srmpre più complesso.

La partecipazione sociale è ancora possibile? La mobilitazione sociale raggiunge buoni risultati?

Codato: Quando è stato chiuso il Consultorio della Giudecca, il Comune di Venezia, la Municipalità e molte associazioni con grande impegno hanno chiesto in centro storico l'apertura di due punti nascita, cioè di spazi di accoglienza per mamme e bambini. I due punti nascita si trovano alla Giudecca e a Castello: un giorno alla settimana c'è l'incontro con un pediatra ed una infermiera. Si tratta di spazi molto vissuti dalle mamme che possono incontrarsi, scambiarsi opinioni, ricevere consulenze e rafforzare le loro relazioni.

Parliamo di maternità. Nella società contemporanea sembra esserci una cultura stereotipata della maternità che propone spesso modelli semplificati che poco corrispondono alla complessità dell'essere madre oggi?

Cervonaro: L' associazione Nascere meglio ha appena realizzato a Verona un convegno con i ginecologi della associazione Andria dal titolo “Per accogliere un bambino, ci vuole un villaggio”. Al di là dei cliché sulla maternità facile e bella che ci vengono propinati dai media, spesso le giovani madri sono sole, perché le loro madri sono ancora impegnate a livello lavorativo. Manca quel “villaggio” sociale in grado di accogliere adeguatamente un bambino. I bambini si vedono nelle pubblicità ma le città non sono fatte né a misura di mamme né a misura di bambino.

Si dice spesso che oggi la gravidanza è molto sanitarizzata, è vero?


Marcomin: La funzione dell'ostetrica è forte nei Consultori per i corsi di preparazione al parto che sono molto frequentati da donne di diversa provenienza ed estrazione sociale. In generale però la figura dell'ostetrica si è indebolita progressivamente in conseguenza alla sempre maggiore sanitarizzazione del parto. C'è una tendenza, trasmessa poi alle madri, alla ricerca ossessiva della sicurezza.
Potrei dire che si tratta di un bisogno della società d’oggi che tende a non accettare rischi di nessun tipo e mal sopporta il senso del limite.

Quale ruolo ha avuto l'ostetrica per le generazioni passate e quale ruolo potrebbe giocare ora?

Guarinoni: Personalmente ho scelto di fare l'ostetrica quando ero ancora bambina. Ero completamente affascinata dalla figura della migliore amica di mia madre che aveva fatto l'ostetrica condotta e poi era entrata a lavorare in ospedale. Quando questa ostetrica veniva a trovare mia madre, io stavo ore ad ascoltare i suoi racconti. Si trattava di racconti di nascite che mi colpivano al cuore già da allora. Sentivo una grande passione. L'ostetrica è una figura centrale nell'evoluzione fisiologica della donna: dalla pubertà alla gravidanza e al parto fino al climaterio. L'ostetrica dovrebbe essere la figura che si prende cura dell'anima, del cuore e del corpo della donna. Fino agli anni Cinquanta, non solo c'erano le grandi famiglie allargate in cui madre e bambino erano accolti in un vero e proprio villaggio sociale, ma la stessa figura dell'ostetrica era centrale ed entrava a far parte della famiglia come una persona che meritava grande fiducia.
Ancor oggi ci sono regioni – Piemonte, Toscana, Lombardia, Emilia Romagna - che investono moltissimo nella figura dell'ostetrica territoriale e investono nel sostegno domiciliare della relazione madre e bambino anche nel periodo post partum. Si è visto che sono investimenti efficaci perché proteggono le donne dalla depressione e le aiutano ad iniziare la propria funzione genitoriale con adeguati sostegni. Una prospettiva di questo tipo potrebbe permettere anche dimissioni anticipate dall'ospedale, ma certo se non c'è un numero adeguato di ostetriche sul territorio, allora non si può nemmeno mandare le donne a casa, allo sbaraglio, non appena hanno partorito. Le madri oggi sono molto più sole e quindi più fragili. La cultura dominante non le aiuta ed i politici sembrano non capire questi bisogni così delicati e profondi.

Possiamo dire che la figura dell'ostetrica è simbolica delle relazioni tra donne che ora si stanno indebolendo, rispetto al passato...

Cossu: Ci vuole una comunità. Ci vuole un'appartenenza per ogni persona e per ogni situazione. Le conquiste in campo sanitario sono importantissime. Gli interventi specialistici sempre più avanzati dal punto di vista tecnologico, salvano vite umane. Ma poi si ritorna al punto di partenza. Serve una famiglia, serve un villaggio, serve una comunità. Altrimenti la civiltà scompare e gli sforzi compiuti per migliorare anche il sistema sanitario rischiano di perdersi. Le donne, come tutte le persone, hanno bisogno di essere accolte, comprese, accompagnate nei vari percorsi della vita. Non basta che il parto avvenga in sicurezza o che una malattia possa essere curata.
La guarigione è qualcosa di più grande che riguarda anche altre sfere della persona. Se non ci sono relazioni forti, tutto diventa più difficile.

Anche il tema della malattia è complesso e delicato. Il tumore al seno è una delle malattie oncologiche più frequenti nelle donne. Oggi si sono raggiunti ottimi risultati dal punto di vista medico, ma la guarigione è un percorso globale...

Bragato: L'associazione Metabolé si occupa anche di sostegno alle donne operate al seno con gruppi di autoaiuto. Nei nostri gruppi emerge spesso la difficoltà vissuta dalle donne durante la guarigione, un viaggio costellato da una carenza informativa di tipo medico ma anche pratico-burocratico, ma vissuta anche nella fase successiva quando devono fare i conti con un corpo trasformato. In particolare, le donne che subiscono una mastectomia (asportazione completa della mammella; ndr) dovrebbero essere informate dei rischi, delle diverse fasi e modalità di impianto delle protesi, nonché dei possibili esiti non sempre apprezzabili.
L’informazione è importante per scegliere nella massima libertà quale percorso fare: avviare nella stessa seduta di asportazione della mammella il percorso verso l’impianto della protesi o scegliere di non seguire quella strada. Per le donne che subiscono una mastectomia deve esserci sempre la libertà di scelta sul proprio corpo. La nostra associazione, attraverso i gruppi di auto aiuto, mira a favorire lo sviluppo di una nuova relazione con il corpo che cambia perché è e/o è stato malato, perché c'è stata una mutilazione o semplicemente perché si invecchia. I gruppi di autoaiuto sono uno strumento fondamentale per un confronto con persone che hanno vissuto e vivono esperienze simili, l’aiuto reciproco porta a migliore l’accettazione di sé e contribuisce a far crescere le relazioni interpersonali a volte ostacolate da un sé infranto.

Il tema della malattia richiama anche quello della disabilità. Le mamme di figli disabili, sono spesso colpevolizzate, talvolta perdono il lavoro perché totalmente prese dall'assistenza e sono abbandonate dal partner. Le mogli di mariti e le figlie di genitori con disabilità, devono ancor oggi troppo spesso sopperire alla mancanza di servizi socio assistenziali.

Lavezzo: Le madri che hanno figli con disabilità sono ancor oggi delle madri coraggio. I servizi sono migliorati negli anni, ma esistono ancora madri quasi ottantenni che da decenni vivono recluse per assistere 24 ore al giorno i figli disabili gravissimi che ora sono diventanti quarantenni. Sono situazioni limite verso le quali si fa ancora troppo poco e che toccano le nostre coscienze. Al nord l'incidenza della disabilità sta scendendo perché c'è molta prevenzione anche in gravidanza, ma al Sud siamo ai livelli di qualche decennio fa.
I tagli al sociale poi rischiano di avere ripercussioni ancora più devastanti su situazioni già tanto delicate. C'è molto da fare anche a livello culturale perché la società di oggi fatica ancora ad accettare le disabilità e permane un senso di colpevolizzazione latente nelle madri che hanno figli disabili. Occorre continuare a lottare perché ogni cliché venga superato. Le persone devono essere accettate per come sono e i modelli di riferimento devono cambiare. La vita reale non assomiglia alle riviste in carta patinata che raccontano le avventure del jet set internazionale o delle star delle televisione.
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