Boss tradito dalla moglie, il clan censura voci e notizie a Ercolano

Letto 1570 volte
Il Mattino
07 12 2012

NAPOLI - Nessuna edicola di Ercolano, ieri mattina, esponeva le locandine di lancio dei quotidiani: i titoli dei giornali, quasi tutti orientati sulle tresche della moglie del boss, piuttosto che sull’aspetto strettamente giudiziario del blitz di mercoledì notte, sono stati letteralmente censurati.
Troppo scabrosa la vicenda che vede per protagonista Antonella Madonna; la sua relazione extraconiugale, sfociata in un raid punitivo durante il quale oltre a lei è stato picchiato il suo amante, è un affronto a suo marito, il boss Natale Dantese, uno sfregio alla reputazione dell”uomo d’onore e quindi alla credibilità del clan stesso. E così nessuna edicola ha avuto il coraggio di esporre le locandine: meglio vendere qualche copia in meno, piuttosto che incappare nelle ire della cosca.
Che ci siano state delle intimidazioni, al momento risulta solo ufficiosamente ai carabinieri; qualche edicolante ha piuttosto ammesso di aver scelto autonomamente di non esporre i manifesti per evitare problemi. Il boss, che è recluso a L’Aquila al carcere duro, fu informato dalla madre e dal fratello del tradimento della moglie qualche giorno dopo il pestaggio dei due amanti e da allora, benché il capoclan stesso avesse invitato tutti alla calma temendo che sua moglie reagisse col pentimento, per i Madonna la situazione si è fatta difficile. Minacce di morte al padre della donna, pedinamenti e l’obbligo per le amiche di Antonella di tagliare tutti i ponti con lei.
E l’altro giorno, quando la tresca è diventata di dominio pubblico, il clan ha ancora una volta chiarito che ormai i Madonna ad Ercolano non sono più graditi: grida e insulti all’indirizzo dell’abitazione dei genitori della donna boss, che ormai vivono barricati in casa, nella paura che ci siano rappresaglie.
Il clima ad Ercolano è molto simile a quello che si respirava dopo l’operazione «Love story», che portò allo scoperto una serie di video porno che avevano per protagoniste le mogli di alcuni affiliati. Oltre a ricostruire il raid punitivo quale epilogo del tradimento della donna, e individuarne i responsabili, il dispositivo costituisce però anche e soprattutto un excursus di quelli che sono gli attuali affari della cosca Ascione-Papale, dalla droga alle estorsioni, con particolare accento ai fatti di sangue che per il controllo dei business ne sono venuti.
Il traffico di sostanze stupefacenti che gli Ascione acquistano da un gruppo di malviventi di Pollena Trocchia un tempo legati ai Sarno, è solo uno dei motivi per i quali le frizioni tra i gruppi criminali di Ercolano sono più volte sfociate nel sangue.
Oltre agli agguati noti, ce ne sono stati degli altri mai denunciati: gli affiliati si facevano medicare in segreto presso una clinica privata del Vesuviano, dove malcapitati chirurghi hanno dovuto estrarre proiettili e ricucire ferite senza fare domande e soprattutto senza dar parte alla legge.
Questo aspetto si evince dai verbali delle dichiarazioni rilasciate di recente dal pentito Giuseppe Savino, ex del clan Birra. «Anni fa mi spararono a entrambe le braccia – ha riferito il collaboratore - per evitare che i carabinieri lo sapessero chiesi aiuto ad un uomo della Cuparella che lavorava come custode presso una clinica del Vesuviano. Sfruttando le sue amicizie, mi portarono lì e un medico mi curò senza fare domande e senza denunciare l’accaduto».
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook