Se l'obiezione di coscienza dei medici si trasforma in una violazione della legge e dei diritti delle donne le istituzioni hanno il dovere di intervenire

di Mario Puiatti, Presidente nazionale dell’AIED
28 maggio 2012

Il 22 maggio scorso, in occasione del 34esimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 194 sull’aborto, l’AIED e l’Associazione Luca Coscioni hanno riunito in un convegno a Roma giuristi, medici, parlamentari, filosofi e operatori dei consultori pubblici e privati per discutere dell’obiezione di coscienza dei medici e avanzare delle proposte concrete a tutela dei diritti delle donne che decidono di interrompere la gravidanza.
L’unione delle forze tra queste due associazioni non è casuale. L’AIED (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), fondata nel 1953 con l’obiettivo di abolire l’articolo 553 del codice penale che vietava di propagandare i sistemi contraccettivi in Italia, è la più antica esperienza privata di consultori in Italia; mentre l’Associazione Coscioni, una delle associazioni costitutive del Partito Radicale, è la più attiva organizzazione politica laica sul fronte delle libertà individuali e dei diritti dei malati.

La nostra esperienza comune per la tutela dei diritti delle donne ad una informazione ampia e corretta sulla sessualità,  sulla contraccezione, sull’aborto, sulla salute nel pieno rispetto delle scelte individuali, ci ha spinti ad agire con urgenza per arginare il fenomeno oramai dilagante (supera il 70%) dei medici obiettori in Italia, fenomeno che in diverse strutture pubbliche è causa di interruzione di pubblico servizio.

Esistono diversi modi per fare violenza alle persone: uno di questi viene messo in atto quando i diritti individuali vengono calpestati e la vittima non sa o non può rivendicarne il rispetto o chiedere il giusto risarcimento per l’offesa subita. Le donne che decidono di interrompere la gravidanza spesso sono vittime di un inefficiente e burocratico sistema: devono fare code interminabili negli ospedali; a causa dei ritardi subire un intervento più complesso e invasivo; passare la degenza in reparti inadeguati magari insieme alle puerpere.

In Italia la percentuale dei medici obiettori è senza dubbio anomala, ma a differenza di quanto possano ritenere i movimenti cattolici che vorrebbero abrogare la legge, vi sono motivazioni ben più terrene di quelle etico-morali cui si fa continuo riferimento. I medici obiettano molto spesso per convenienza, per non essere confinati in un ruolo che altri non vogliono assumersi, per non venire stigmatizzati da colleghi o primari o semplicemente perché non si sentono sufficientemente preparati per l’esecuzione dell’intervento.

Secondo quanto emerso dai dati portati al convegno dalla Dottoressa Mirella Parachini, che per anni ha lavorato anche nei consultori AIED, in Italia assistiamo a un progressivo ridursi dell’insegnamento di questa pratica chirurgica nelle università, tanto da far temere che nel giro di pochi anni, con il pensionamento di quella generazione di medici che ancora l’insegnano, diventerà sempre più difficile per le donne interrompere in tempi brevi la gravidanza. Se ciò dovesse accadere saremmo costretti ad importare medici professionisti dall’estero, oppure ad accettare che le donne si rechino all’estero, come accadeva – per chi poteva permetterselo – prima della legalizzazione dell’aborto.

E’ necessario sgombrare il campo dalla “questione morale” dell’obiezione di coscienza una volta per tutte e con urgenza. La questione morale è stata superata 34 anni fa con l’entrata in vigore della legge. L’obiezione di coscienza dei medici è un diritto contemplato dalla legge, è un valore laico e non solo cattolico, ampiamente tutelato e facilmente rivendicabile.
Ma se l’obiezione di coscienza dei medici diventa lo strumento per ledere i diritti delle donne altrettanto previsti e garantiti dalla legge 194, allora le istituzioni devono intervenire. E’ per questo che l’AIED e l’Associazione Luca Coscioni hanno proposto di prevedere concorsi dedicati a medici non obiettori e di istituire un albo dei medici obiettori di coscienza, affinché ogni donna ne sia informata prima di sceglierlo.

Nei consultori AIED le donne che hanno deciso di abortire vengono accolte ed ascoltate senza essere giudicate, cerchiamo di aiutarle a capire e a creare le condizioni perché questa esperienza non abbia a ripetersi. L’AIED è un punto di riferimento sicuro per la contraccezione, la maternità e la salute sessuale e riproduttiva.

Noi riteniamo che questo sia vero servizio pubblico, così come lo abbiamo immaginato sessant’anni fa e fortemente voluto fino ad oggi. Non a caso in alcune regioni collaboriamo attivamente con le istituzioni pubbliche e ci facciamo carico del sovrappiù di pazienti che i consultori pubblici non riescono a soddisfare. In periodo di crisi e difficoltà finanziarie è giusto pensare anche alla razionalizzazione delle spesa sanitaria. Ma l’ottimizzazione e la funzionalità dei servizi non si fa con tagli generalizzati e indifferenziati (in percentuale) delle risorse. I consultori, se dotati del personale necessario,  sono strutture essenziali nel campo della prevenzione sanitaria, hanno molto da offrire in termini di prevenzione e informazione sulla salute riproduttiva, in particolare per la popolazione più giovane che, come sappiamo, è quella più in pericolo e male informata.

I lavori del convegno sono disponibili sul sito di Radio Radicale al seguente indirizzo: http://www.radioradicale.it/scheda/352813
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