Tre donne in tre giorni. L'escalation dei femminicidi

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12 12 2012

Tre donne in tre giorni, tutte uccise da mariti, compagni o ex finanzati come le altre. È arrivato a 121 il conto dei femminicidi per il 2012, con l'accelerazione in poche ore per l'uccisione di due ventenni (22 e 27 anni) e una 67enne. Su questo aspetto riflette Giusi Fasano sul Corriere della sera, notanto che più di un terzo delle vittime avevano più di sessant'anni: evidentemente i delitti che molti si ostinano ancora a definire "passionali" non hanno l'età come spartiacque, "il copione, anche dopo i 60, spesso si ripete: la gelosia, il senso di possesso o la crisi post-abbandono di mariti, amanti, fidanzati", scrive la giornalista, anche se poi sulle donne mature infieriscono anche i figli e la criminalità, che punta spesso su questa categoria di donne. "Che cosa sta succedendo? Perché non riusciamo a fermare il femminicidio? Che cosa non riusciamo ancora a capire?", si chiede invece Michela Marzano su Repubblica, osservando subito dopo che "di fronte a questo tipo di tragedie le ragioni e le spiegazioni non bastano mai". Perché non ha senso uccidere una donna che vuole chiudere una relazione o perché non si riesce a trattenere la rabbia. "Non ha senso, almeno se si parte dal presupposto che anche le donne, come gli uomini, sono degli esseri umani - scrive ancora la filosofa - E che, in quanto tali, non possono e non devono essere trattati come dei semplici oggetti". Reificare le vittime aiuta a banalizzare il fatto di fare del male, ricorda ancora citando Primo Levi e Hannah Arendt. Invece sull'Unità Daniela Amenta ricorda quanto il problema dei femminicidi interessi poco la politica, con il susseguirsi di "governi e politici per il quali la violenza sulle donne in Italia non è un'emergenza".
Ultima modifica il Mercoledì, 12 Dicembre 2012 09:27
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