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Si chiama femminicidio, ed ha numeri spaventosi: più del 30% del totale sugli omicidi

  • Dic 21, 2012
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Scirocco news
21 12 2012

Sono giovani donne o madri di famiglia, tra i 25 e i 54 anni, le vittime elette dell’insania dell’uomo. Duemilasessantuno le donne morte dal 2000 al 2011, sette su 10 in ambito familiare, 607 mogli, 207 ex, e la metà novanta giorni dopo aver troncato una relazione. Da quando si è smesso di nasconderli sotto il velo dell’omicidio passionale è evidente come il dato più allarmante dei femminicidi sia che il movente è il possesso patologico in un caso su tre (32% dei femminicidi censiti, pari a 436 tra il 2000 e il 2011); c’é poi il conflitto quotidiano, la litigiosità anche banale, nel 23,8% degli omicidi; il 9,8% è attribuito ad un raptus.

Sono stati complessivamente 2.061 gli omicidi di donne tra il 2000 e il 2011, rileva l’indagine “Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio” dell’Eures in collaborazione con l’Ansa, nel 2011 sono stati il 30,9% degli omicidi totali: la percentuale più alta dell’ultimo decennio. Da tre anni, a leggere le tabelle, si riscontra una recrudescenza del fenomeno. Mentre nel 2005 si osserva una consistente contrazione, con 138 donne uccise, le vittime sono state 173 nel 2009, 158 nel 2010 e 170 lo scorso anno su un totale di 551 morti per omicidio.

Ben il 70,8%, 1.459 in valori assoluti, sono avvenuti all’interno dell’ambiente familiare o delle relazioni affettive; 388 donne avevano tra i 35 e i 44 anni, 352 tra i 25 e i 34, 130 erano minorenni. Sono principalmente tre le figure che spiegano il femminicidio in famiglia: partner, coniugi, ex partner, che rappresentano ben il 66,3% degli autori. Prevale la relazione coniugale o di convivenza (607 vittime, pari al 41,6% degli eventi censiti), ma con una significativa percentuale di omicidi compiuti dal partner o dall’amante non convivente (7% e 102 vittime) e, soprattutto, da ex coniugi o ex partner (17,6% e 257 vittime). L’abbandono è un “tarlo” , e dopo la rottura nei primi tre mesi il rischio per le donne è più alto. In questo lasso di tempo avvengono quasi la metà (il 47,2%) degli omicidi dell’ex partner.

E’ alto anche il numero dei femminicidi domestici compiuti dai figli contro le madri (176 vittime, pari 12,1%), mentre più contenuto è il numero delle figlie uccise dai genitori (124 vittime pari all’8,5%).

Colpisce, almeno in apparenza, che in termini assoluti siano le ultrasessantaquattrenni più spesso le vittime: 472 nell’intero periodo, pari al 22,9% del totale. Questo si spiega tuttavia anche con il fatto che in questa fascia d’età rientrano quegli omicidi cosiddetti “pietatis causa” (o compassionevoli), dettati dalla volontà di chi lo attua di porre fine ad una condizione di disagio della vittima (grave malattia, demenza senile, ecc.) vissuta da lui come insostenibile.

A livello territoriale – si sofferma lo studio – il femminicidio avviene principalmente nelle regioni del Nord Italia, dove si conta la metà degli eventi: il 49,9% del totale tra il 2000 e il 2011, pari a 728 casi; inferiore il dato del Sud (30,7%) e quello del Centro (19,4%). La Lombardia risulta la prima regione (251, pari al 17,2% del totale), seguita dall’Emilia Romagna (128 e 8,8%), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe con 122 vittime nei 12 anni considerati, pari all’8,4% del totale). Ma considerando l’incidenza sulla popolazione femminile, è il Molise la regione più a rischio, con 8,1 femminicidi medi annui per milione di residenti (16 casi); seguono la Liguria (6,1), l’Emilia Romagna (4,9), l’Umbria (4,8 e 26 femminicidi), il Piemonte (4,5) e la Lombardia (4,3).

IL REPORT
Sono stati complessivamente 2.061 i femminicidi in Italia tra il 2000 e il 2011, arrivando a rappresentare nel 2011 il 30,9% degli omicidi totali: la percentuale più alta dell’ultimo decennio. La statistica, che approfondisce il femomeno della crescente “femminilizzazione” dell’omicidio è frutto di uno studio dell’Eures in collaborazione con l’Ansa.

Negli ultimi tre anni, a leggere le tabelle, si riscontra una recrudescenza del fenomeno. Mentre nel 2005 si osserva una consistente contrazione, con 138 donne uccise, le vittime sono state 173 nel 2009, 158 nel 2010 e 170 lo scorso anno, su un totale di 551 morti per omicidio. Si è tornati, in termini assoluti, quasi ai livelli dei primi anni 2000, quando il totale delle vittime di omicidio era in generale notevolmente più alto: 199 femmincidi sia nel 2000 che nel 2003 quando i morti ammazzati sono stati in totale rispettivamente 754 e 668.

L’abbandono è un “tarlo”, e dopo la rottura nei primi tre mesi il rischio per le donne è più alto. In questo lasso di tempo – rileva lo studio Eures Ansa “Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio” – avviene quasi la metà (il 47,2%) degli omicidi dell’ex partner.

I “femminicidi del possesso” conseguono generalmente alla decisione della vittima di uscire da una relazione di coppia; a tale dinamica sono da attribuire ben 258 femminicidi tra le coppie separate (nel 93% dei casi per i quali si dispone di tale informazione), ed in 109 casi tra le coppie ancora unite in cui si manifesta l’intenzione.

Concentrando l’attenzione sulle coppie separate (ex coniugi/ex partner), i dati relativi al tempo intercorso tra la separazione e l’omicidio evidenziano che quasi la metà dei femminicidi (47,2%) avvengono nei primi tre mesi dalla separazione (il 22,4% nel primo mese e il 24,8% tra il primo e il terzo mese), pur manifestando il “tarlo dell’abbandono – si spiega nell’indagine – una forte capacità di persistenza e di riattivazione a fronte di nuovi eventi esterni (nuovo partner della ex, formalizzazione legale della separazione, affidamento dei figli)”.

La percentuale dei femminicidi scende all’11,8% tra i 90 e i 180 giorni dalla separazione, per risalire al 16,1% nella fascia temporale compresa tra 6 e 12 mesi, al 14,9% in quella tra 1 e 3 anni ed al 6,2% in quella tra 3 e 5 anni, dove giocano un ruolo rilevante le decisioni legali ed i tentativi di ricostruire nuovi percorsi di vita. Soltanto il 3,7% dei femminicidi nelle coppie separate avviene dopo 5 anni dalla separazione.

A livello territoriale il femminicidio familiare (ma il dato riguarda il fenomeno nel suo complesso) avviene principalmente nelle regioni del Nord Italia, dove si conta la metà dei casi: il 49,9% del totale tra il 2000 e il 2011, pari a 728 donne uccise; è inferiore il dato del Sud (30,7%) e quello del Centro (19,4%). Lo rileva uno studio dell’Eures in collaborazione con l’Ansa che ha analizzato i femminicidi tra il 2000 e il 2011.

La proporzione trova conferma anche in termini di incidenza sulla popolazione, è spiegato nel rapporto: al Nord 4,4 vittime per milione di donne residenti, contro una media-paese di 4; media confermata al Centro, con appunto 4 vittime per milione di donne, e 3,5 al Sud.

Il rapporto si sofferma anche sulla casistica a livello regionale. E la Lombardia risulta la prima per numero di femminicidi (251 in valore assoluto, pari al 17,2% del totale), seguita dall’Emilia Romagna (128 e 8,8%), dal Piemonte e dal Lazio (entrambe con 122 vittime nei 12 anni considerati, pari all’8,4% del totale). Osservando tuttavia l’incidenza sulla popolazione femminile, è il Molise la regione “più a rischio”, con 8,1 femminicidi medi annui per milione di residenti (16 casi); seguono la Liguria (6,1), l’Emilia Romagna (4,9), l’Umbria (4,8 e 26 femminicidi), il Piemonte (4,5) e la Lombardia (4,3).

Tra i femminicidi censiti in Italia nel decennio 2000-2011, ben il 70,8%, 1.459 in valori assoluti, é avvenuto all’interno dell’ambiente familiare o delle relazioni affettive. Il carnefice è il partner, un ex partner, o l’amante. Lo rileva l’indagine Eures-Ansa su “Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio” che ha indagato il fenomeno nell’ultimo decennio mettendo a confronti le notizie di stampa con i data base delle forze dell’ordine.

E’ questo un fenomeno che si ripete nel tempo: la percentuale si conferma con contenute oscillazioni in tutti gli anni considerati. I valori risultano infatti compresi tra il 66,2% del 2007 ed il 75,8% del 2002, e anche nel 2011 in famiglia si é avuto il 70,6% dei femminicidi totali.

Sono principalmente tre le figure che spiegano il femminicidio familiare: partner, coniugi, ex partner, che rappresentano ben il 66,3% degli autori (967 in valori assoluti tra il 2000 e il 2011); prevale la relazione coniugale o di convivenza (607 vittime, pari al 41,6% degli eventi censiti), ma con una significativa percentuale di omicidi compiuti dal partner o dall’amante non convivente (7% e 102 vittime) e, soprattutto, da ex coniugi o ex partner (17,6% e 257 vittime).

E’ alto anche il numero dei femminicidi domestici compiuti dai figli contro le madri (176 vittime, pari 12,1%), mentre più contenuto è il numero delle figlie uccise dai genitori (124 vittime pari all’8,5%). Decisamente inferiore risulta infine l’incidenza di tutte le altre relazioni, con valori pari al 2,5% per le sorelle, all’1,9% per le suocere e all’1,1% per le nonne.

Sono considerevoli anche i numeri del femminicidio riferito agli altri contesti “di prossimità” con 91 casi in cui l’assassino è un amico o un conoscente (il 4,4% del totale), 49 femminicidi nei rapporti di vicinato (2,4%) e 29 nei rapporti economici (1,4%). Più consistente il peso dei femminicidi compiuti dalla criminalità comune (236, pari all’11,5% del totale), cui si deve la gran parte della strage delle prostitute dell’ultimo decennio con 148 vittime, mentre è contenuto il peso della criminalità organizzata (40 femminicidi, pari all’1,9% del totale) e quello delle altre tipologie di “omicidi tra sconosciuti” (serial killer, sette sataniche), con 39 vittime.

Sono giovani donne e madri di famiglia, tra i 25 e i 54 anni oltre la metà delle vittime di femminicidio: su 2.061 femminicidi censiti in Italia tra il 2000 e il 2011, 1.027, pari al 49,8% del totale, rientra in questa fascia d’età e l’incidenza sale al 51,3% considerando i soli femminicidi familiari. Sono le ultrasessantenni le vittime più numerose, mentre le minorenni uccise sono state 130 nell’ultimo decennio. A rilevarlo è l’indagine Eures-Ansa “Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio. Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio”.

Nella fascia di età compresa tra 35 e 44 anni le vittime sono 388, pari al 18,8% del totale, mentre leggermente inferiore é il dato relativo all’incidenza delle vittime di 25-34 anni (351 vittime, pari al 17%) e di 45-54 anni (288, pari al 14%). Ma come si diceva, in termini assoluti è tra le ultrasessantaquattrenni che si registra il più alto numero di vittime: 472 nell’intero periodo, pari al 22,9% del totale.

Questo si spiega tuttavia anche con il fatto che le donne in quella fascia d’età sono più numerose: infatti l’indice di rischio medio annuo è pari a 5,9 donne uccise ogni milione di residenti della stessa fascia di età, decisamente inferiore alle altre. Il valore più alto è nella fascia 25-34 anni (7,2 femminicidi per milione di residenti), seguita dalla fascia 35-44 anni (7,0 vittime per milione di residenti), e da quella 18-24 anni (con un indice pari a 6,9 e 182 vittime censite).

Sono infine 130 le minorenni uccise in Italia tra il 2000 e il 2011 (85 nella fascia 0-10 anni e 45 nella fascia 11-17), con un indice di rischio (2,2) decisamente inferiore a quello di tutte le altre fasce di età (5,7 il valore complessivo).
 
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