Donne & politica. Cassazione, stop alle ostilità

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Giulia globalist
31 12 2012

Misterbianco (Catania) - La Cassazione scende in campo per tutelare l'operato delle donne in politica e sottolinea la necessità di mettere fine agli atteggiamenti ostili riservati nei loro confronti. In questo modo la quinta sezione penale (sentenza 49776) ha convalidato una multa di 600 euro per diffamazione nei confronti di Massimo La Piana, consigliere comunale e segretario di partito del comune di Misterbianco che se l'era presa con la sindaca del Comune (i fatti sono accaduti il 16 novembre 2004) definendola una marionetta. La Cassazione, in proposito, spiega che utilizzare termini offensivi nei confronti del sesso femminile impegnato in politica costituisce reato. La colpa maschile è ancora più grave "nell'attuale condizione culturale del Paese in quanto" parlare male di una donna impegnata politicamente "in un ambiente notoriamente egemonizzato, nonostante moderni e civili principi costituzionali, dagli uomini e notoriamente egemonizzato da loro" assume un significato "non benevolo, se non addirittura ostile nei confronti delle donne".

La vicenda analizzata da piazza Cavour riguarda il caso di un consigliere comunale e segretario di partito, della sindaca di Misterbianco, nel catanese, e dei componenti della giunta comunale finiti sotto inchiesta. Da qui l'iniziativa della sindaca in carica, Ninella Caruso, di diffondere un volantino a spese del Comune in cui si denunciavano i fatti oggetto di inchiesta. Di tutta risposta, Massimo La Piana, segretario del partito del precedente sindaco, si era rivolto alla prima cittadina in carica definendola marionetta. Un termine che, a suo dire, era stato utilizzato per denunciare "ingiuste accuse di scorrettezza amministrativa e politica". Piazza Cavour ha respinto il ricorso e ha evidenziato che "correttamente i giudici di merito hanno affermato il carattere diffamatorio del contenuto del volantino, nella parte in cui la sindaca è stata definita 'marionetta', utilizzando un termine che comunemente attribuisce alla persona destinataria di tale qualifica l'assenza di personalità, la soggezione al volere e alle strategie operative di altra o altre persone, il ruolo di acritico strumento di diffusione e di realizzazione di idee altrui". Un termine ancor più da censurare, ribadisce la Cassazione, se lo si inserisce "nell'attuale condizione culturale del nostro Paese dove il mondo politico è notoriamente egemonizzato dagli uomini e conseguentemente non benevolo nei confronti delle donne".

Quanto al caso di specie, la Cassazione fa notare che "nessun fatto ingiusto è addebitabile alla sindaca Ninella Caruso la quale, nella posizione di vertice dell'amministrazione comunale, ha inteso informare la collettività sulla irregolare gestione del potere pubblico da parte della precedente amministrazione. Correttamente, quindi, sono state investite dalla sindaca, in questa legittima e doverosa opera di informazione, risorse finanziarie del Comune". Quanto al fatto che il processo penale per i pubblici amministratori ha avuto un esito positivo, per la Suprema Corte "non è idoneo a dimostrare la piena regolarità dell'azione di governo della giunta precedente e quindi la strumentalizzazione della notizia sul processo, a fini di propaganda politica, da parte dell'opposto schieramento".

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