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Cari politici guardate "Scandal" (e poi fate voto di castità)

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Corriere della Sera
22 01 2013

Un'altra serie tv Usa racconta l'antico binomio sesso e potere. Ma gli elettori disillusi non ne possono più di sentire parlare di corna e tradimenti mentre le loro vite vanno a rotoli    
 
di Marta Serafini
 
Shonda Rhimes, signora della tv americana, è una che sa il fatto suo. Così dopo il successo di Grey’s Anantomy si è messa a tavolino e ha creato un altro serial, Scandal (in onda il martedì su FoxLife alle 21.55 gli episodi della nuova stagione). Forse saprete già che la sua protagonista Olivia Pope è ispirata a una figura reale. Trattasi di Judy Smith, donna di colore, che ha lavorato per l’amministrazione Bush e che è una crisis management consultant. Che, tradotto, significa: se c’è uno scandalo, una situazione imbarazzante o una crisi da gestire lei interviene e ripulisce tutto. Inutile dire che tra le situazioni tipo da affrontare ci sono gli scandali a base di sesso e corna. Non a caso Judy Smith ha anche avuto un ruolo nell’affare Lewinsky e celebri sono le foto in cui trascina via dalle grinfie dei giornalisti l’ex stagista implicata nel sex gate di Bill Clinton.
Nel suo curriculum non mancano anche l’affare Enron e la crisi della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Ovviamente il personaggio di Judy suscita molte curiosità. Chi è questa signora degli scandali, da dove viene, come si è fatta le ossa? E chissà quanti oscuri segreti della Casa Bianca conosce questa cinquantenne americana. Per chi fosse desideroso di sapere, Judy ha appena scritto un libro dal titolo Good Self, Bad Self, in cui svela alcuni dei suoi trucchi.

Ciò che però mi ha fatto riflettere sono state le parole di un’amica mentre commentavamo al telefono una puntata del telefilm in questione:
    “Ancora un’altra serie sui politici fedifraghi? Basta ma non se ne può più. Ma che facessero voto di castità, per davvero e per fiction!”
La mia amica non è una puritana né una cattolica fervente. E’ una ricercatrice che sta facendo i bagagli per andare all’estero in modo da finire il suo dottorato, perché qua nessuno fa niente per i giovani precari. Quindi appartiene alla categoria dei giovani delusi e disillusi che non votano. E non solo. Questa ragazza di 30 anni non gestisce affari sporchi o cose simili. Ma si impegna tutti i giorni per studiare come salvare flora e fauna dall’inquinamento.
Al momento non le ho dato retta e mi sono goduta l’episodio (quello in cui Olivia deve far sparire le prove di una relazione extraclandestina di un reverendo trovato morto ammanettato alla sua amante). Dialoghi carini, a tratti banali, ma Scandal diverte proprio per gli intrighi di cui parla. Poi però mi sono tornate in mente quelle parole. Già, è vero: l’equazione sesso-potere-scandalo non funziona bene solo al cinema e nelle serie. E’ un dato reale. Negli Usa tante campagne elettorali e tanti momenti di transizione sono stati caratterizzati da sex gate e scandali di ogni tipo: Clinton e la Lewinsky su tutti. Ma anche David Petraeus della Cia è stato travolto da un affare di corna. E non sono mancati i pettegolezzi su Kennedy con Marylin Monroe e centinaia di altre donne. Insomma, le scappatelle degli uomini di potere hanno influenzato in qualche modo il corso della storia. E di conseguenza anche le nostre vite.
Anche in Italia siamo ormai abituati a parlare delle serate hot dell’ex premier piuttosto che delle sue nuove fidanzate. Fiumi di inchiostro sono stati versati sul bunga bunga e sulle olgettine. E a lungo si è dibattuto sul fatto che donne vicine al presidente del Consiglio siano andate ad occupare ruoli pubblici percependo dunque lo stipendio dai cittadini. “Siamo stufi di pagare le amanti dei politici”, hanno detto in tanti. Uomini che vanno al potere e che lo usano per fare sesso. Niente di nuovo sotto il sole. In questo l’Italia è pionera: già i senatori dell’antica Roma erano famosi per le loro relazioni extraconiugali. Anche le matrone certo non scherzavano ma erano più discrete e non si facevano beccare. Certo, ai tempi non esistevano le crisis management consultant. Ma non c’era nemmeno la tv e Zuckerberg non aveva ancora inventato Facebook. Quindi era più difficile venire colti sul fatto
Al di là di queste considerazioni, una cosa però mi lascia perplessa: chi si mette in politica non dovrebbe avere nemmeno il tempo di respirare. Tanto meno di sospirare appresso alle gambe di chicchessia. O di schivare i colpi del gossip. E non solo. Entrare (salire o scendere, come vi pare) in politica costa sempre di più. L’investimento dunque è alto, perché rischiare di mandare tutto a monte per una o più scappatelle? Inoltre la politica è in crisi e i cittadini non la considerano più credibile, anche perché stanchi di leggere che c’è chi se la gode mentre loro tirano a campare.

Sulla scia di Scandal e del commento della mia amica in questo ultimo anno, dunque lancio la provocazione:
    Perché i politici non si impegnano in una legislatura a risparmiarsi ( e risparmiarci) scandali e scappatelle promettendo di destinare gli stessi sforzi a risolvere, che so, problemucci come precariato, disoccupazione giovanile o disparità di genere? Non dico di fare voto di castità…Ma almeno di tenere a freno i bollenti spiriti per qualche anno. Così potremmo far sì che menti brillanti come quella Judy Smith, alias Olvia Pope, siano libere di concentrarsi su altre faccende.
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