Corpo in crisi

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Femminile plurale
01 02 2013

L’effetto che la crisi ha sui nostri corpi è ampiamente sottovalutato, quando non completamente ignorato. In momenti cui i media ci parlano solo di strumenti finanziari e di bilanci, di spread e di redditività, di elezioni, in tutto questo c’è un grande rimosso che è il nostro corpo. Ma anche mentre nessuno ne parla il nostro corpo esiste, ed è nella crisi: economica, politica, culturale, in definitiva, di civiltà che stiamo vivendo. La crisi ci affama, ci infreddolisce, ci toglie (le risorse pubbliche per) la salute. E siccome l’anima è una mente individuale, si comprendono anche gli aspetti psicologici e psicosomatici: la crisi ci toglie il sonno, ci toglie nutrimento, socialità, ci rende stanche, frustrate, preoccupate. Anche i corpi possono vivere vite buone e vite cattive, ma lo dimentichiamo. Forse se ritrovassimo le parole per i nostri corpi ritroveremmo noi stessi. Racconterò un piccolo stupido aneddoto: ieri sono salita in treno – dovevo andare molto lontano ed era l’alba. Mentre mi sistemavo nel mio posto è passata una ragazza su per giù della mia età, bionda, con una divisetta rossa, un trucco forte e l’accento dell’est. Faceva la promoter e stava regalando a tutti gli stanchi come me campioni di fasce autoriscaldanti per il mal di schiena. Ancora mezzi addormentati, io e gli altri passeggeri abbiamo accettato l’omaggetto con un surplus di entusiasmo, acceso non solo dal fatto che fosse gratis, ma addirittura perché prometteva di curarci un dolore fisico. Perché la colonna vertebrale scricchiola. Le mani sono screpolate. Il sonno non riposa. Il cibo è scadente, lo dobbiamo comprare così. I mezzi pubblici sono troppo freddi, o insopportabilmente caldi. In posta non ci sono sedie sufficienti per poter aspettare seduti, le gambe fanno male. I nervi si tendono. Il riscaldamento magari spegniamolo, spendiamo troppo. In quanti di noi si svegliano con il mal di testa, o non riescono ad addormentarsi, o si rapportano male col cibo, o soffrono di dolorini e disturbetti che si potrebbero tranquillamente definire cronici? In quanti potrebbero dire di star vivendo la crisi e contemporaneamente di sentirsi fisicamente bene?

Più mi ascolto “corporalmente” e intorno osservo i miei simili, più ne vedo chiarissimi i sintomi: siamo corpi doloranti in società capitalistiche avanzate.

Queste donne sono tutto tranne che innocue tant'è che negli ultimi anni molte di loro sono state oggetto di minacce, mentre un'attivista storica, Olga Marina Vergara, nel 2008 è stata assassinata insieme al figlio, alla nuora e al nipote di cinque anni. Da allora, è vero, molte cose sono cambiate: dopo 50 anni di conflitti la Colombia ha faticosamente avviato il processo di pace e le trattative proseguono a Cuba tra alti e bassi (è di pochi giorni fa l'annuncio del cessate il fuoco da parte delle Farc che accusano il governo di non voler rispettare la tregua). In questo difficile processo di dialogo però le donne non vogliono restare silenti: per loro cessare il fuoco non significa solo deporre le armi ma cambiare la struttura sociale e i rapporti di genere.
Insomma, a questo giro la pace, senza le donne, non va avanti.

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