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Stop alle mutilazioni genitali femminili. Il 6 febbraio la giornata mondiale

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06 02 2013

Il 6 febbraio si celebra la giornata mondiale indetta dall'Onu per l'eliminazione delle mutilazioni genitali femminili. Il 20 dicembre scorso l'assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione di messa al mando universale di questa pratica, ora però spetta agli stati membri approvare leggi per mettere fine all'impunità, proteggere le donne e organizzare protezione e assistenza sanitaria e psicologica per le vittime. Sembra una realtà lontana, confinata a zone circoscritte dell'Africa, e invece l'immigrazione ha portato la pratica fin qui, nonostante i divieti esistenti in Italia in altri paesi europei, sottolineano le associazioni Genere femminile e Diritto in rosa, che in occasione della giornata mondiale ricordano come le mutilazioni genitali femminili sono diffuse in numerosi gruppi ed etnie dei paesi dell'Africa Subsahariana e in alcuni paesi della Penisola Arabica. "Dal punto di vista antropologico - si legge su una nota diffusa da Genere femminile in questi giorni - secondo la prospettiva della cultura d'origine, le mutilazioni costituiscono il diritto di accesso alla comunità delle donne, al proprio ruolo sociale e garantiscono, in relazione al matrimonio, l'accettazione da parte dell'uomo. Da un punto di vista medico, in una prospettiva occidentale, le mutilazioni possono avere effetto sulla sfera della sessualità e nei rapporti; costituire un limite importante al parto; complicare le infiammazioni e il decorso delle patologie e rischiare di ridurre la salute riproduttiva della donna".

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