Frammentazione e pratica politica resistente

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Il Paese delle donne
15 02 2013

Un commento all’articolo di Maria Grazia Campari.
Sono molto d’accordo con il ragionamento presente nell’articolo di Maria Grazia. Siamo in verità nella democrazia possibile, con i soggetti che siamo, donne e uomini. Noi donne abbiamo però la responsabilità di pensare e praticare un’altra forma di democrazia che ci comprenda in pieno come genere. Per fare ciò non possiamo non partire che dalla capacità di attuare pratiche democratiche nelle nostre relazioni: questo è un primo ineludibile problema che ci permetterebbe tra l’altro di fare della frammentazione una ricchezza spendibile da tutte.

Con la Convenzione NO MORE! proposta dall’Udi abbiamo avviato un tentativo di relazioni orizzontali, nel riconoscimento e nell’ascolto reciproco tra associazioni che pure hanno storie e competenze segnate da differenze. L’adesione alla Convenzione, come abbiamo sempre detto a tutte/i quelle/i che hanno firmato, deve essere considerata una assunzione di responsabilità concreta. Per questo il 9 febbraio alla Casa Internazionale delle donne abbiamo organizzato un incontro con donne candidate in varie liste, che hanno sottoscritto la Convenzione; a loro abbiamo chiesto un impegno, se elette, sul problema della violenza maschile e del femminicidio. In questa occasione si sono felicemente incontrati due desideri: quello di chi ha deciso di impegnarsi nelle istituzioni portando intera la propria soggettività sessuata, e quello di chi intende continuare a fare politica nelle associazioni e si pone l’obiettivo di cambiare anche la politica "generale" nei suoi contenuti e nelle sue forme.

Costruire relazioni forti con le donne delle istituzioni è il secondo problema da tenere presente, se vogliamo segnare della nostra vita e dei nostri saperi anche la politica istituzionale. Quando riusciamo a farlo i risultati ci sono.

Poi c’è la questione mai risolta dell’informazione, che lascia in ombra o cancella sistematicamente tutto quello che il variegato movimento delle donne fa e dice: questa campagna elettorale ne è l’ennesima testimonianza, dominata senza alcun pudore da corpi e voci maschili. Su questo nodo fondamentale vale la pena di riflettere insieme ed aprire un conflitto duro con i media, determinato ad ottenere una rappresentazione di noi il più possibile corretta e completa che restituisca a tutte/i il senso pieno della realtà in cui siamo immerse/i per poterla cambiare al meglio.

Penso che grande è la ricchezza di pratiche e di saperi che esprimiamo e mi piacerebbe non solo che vengano conosciuti e riconosciuti, ma che sappiano trasformare radicalmente il presente di donne e uomini nel nostro Paese e non solo.

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