Sulle orme di Lady Zaynab - 3

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(Noshabad-Iran. Le donne si preparano per la processione dell'Ashura)
Testo e foto di Claudia Borgia, Zeroviolenzadonne
12 aprile 2013

Continua Samaneh: raccontavo proprio questo ad un'amica canadese che mi ha chiamato durante il cammino e mi ha chiesto cosa avessi fatto con Fatima, perchè lei sa quanto io e mia figlia siamo unite. Le ho detto: "la mia famiglia ha accettato di aiutarmi e di tenerla, di più non so dirti". Lei mi ha risposto "è amore, amore e basta! Tu ami l'Imam Hossein, ecco perchè sei stata capace di lasciare tutto!"

A questo punto Samaneh inizia a raccontarmi il suo pellegrinaggio. I suoi occhi si perdono nel vuoto, come se rivivesse istante per istante le gioie e i dolori, anche fisici, inevitabili quando si percorrono a piedi circa 90 km, di quei tre giorni.

Samaneh: non ho mai avuto un'esperienza così bella nella mia vita! Sia gli iraqeni che le persone di altri paesi avevano tirato su le tende lungo la strada, con diversi tipi di cibo (dolci, te, ecc.) che offrivano gratuitamente e ci invitavano a consumare, dicendo, in arabo: “benvenuti pellegrini dell'Imam Hossein, venite e prendete tutto questo, prego, prego, entrate e prendete!”.

Claudia: facevano tutto questo pur essendo sunniti?

Samaneh: sì sì, sunniti, sciiti, ho anche sentito che c'erano degli ebrei, dei cristiani.
Avevano preparato delle cose così belle! In una delle tende dove eravamo per la notte c'era un bambino piccolo che stava dormendo, era parente del padrone della tenda, ma quando la mamma  vide che per noi non c'era abbastanza spazio, prese suo figlio e dormì fuori, al freddo. E anche se noi insistemmo dicendo che avremmo potuto dormire tutti insieme, lei disse “noi vogliamo che stiate comodi”, e noi eravamo così in imbarazzo! Nella stessa tenda la figlia del padrone stava massaggiando i nostri piedi con dell'olio. Le dicemmo: “le tue mani saranno stanche, ti faranno male” e lei rispose “no, avanti il prossimo, io voglio farlo perchè questi piedi stanno andando alla tomba dell'Imam Hossein”. Ovunque trovai segni d'amore.
Durante il cammino c'erano anche dei bambini che ti spruzzavano il profumo, cosicchè, una volta arrivato al Santuario dell'Imam Hossein, fossimo profumati.
É interessante sapere che molti degli iraqeni che assistono i pellegrini non hanno abbastanza denaro per loro stessi ma, ogni anno, alla fine di ogni Arbaeen, iniziano a mettere da parte i soldi per l'anno successivo, in modo da avere qualcosa da offrire.

Claudia: alla fine, quando eri vicino al Santuario, cosa hai provato?

Samaneh: tutti hanno cominciato a togliersi le scarpe per camminare a piedi nudi sullo stesso suolo calpestato dal nipote del Profeta (l'Imam Hossein), da Lady Zaynab e da tutta la loro famiglia. Non riuscivamo a crederci. Sai, si arriva a Najaf con l'aereo o con il pullman, ma il cammino ci ha dato delle emozioni veramente speciali. Sentivamo che ad ogni passo eravamo più vicini all'Imam Hossein. Ho sentito dire che per ogni passo che fai verso il Santuario dell'Imam Hossein, molti peccati vengono perdonati e ottieni tante ricompense, una delle quali riguarda il pellegrinaggio a La Mecca, la casa di Dio.

Penso che tutto questo sia voluto da Dio per mostrarci il percorso dell'Imam Hossein, perchè lui ha dato la sua vita, tutto quello che aveva, il suo sangue, per la ricerca di Dio. Penso che in questo modo Dio stia ricompensando l'Imam Hossein per quello che ha fatto. E, come dico, il sangue versato il giorno dell'Ashura ha cambiato così tante vite! Destinazioni!

Claudia: hai pianto quando sei arrivata al Santuario? Come ti sei sentita?

Samaneh: non ci potevo credere e ho iniziato a piangere. La prima cosa che ho detto è stato: “Grazie! Grazie! Grazie!” perchè veramente non ci potevo credere e continuavo a chiedere alle mie amiche: “siete sicure che questa sia Karbala? Che questo sia il Santuario dell'Imam Hossein?”. Bello, bellissimo! Molte persone, quando hanno visto il santuario dell'Imam Hossein per la prima volta, si sono gettate a terra ringraziando Dio per aver ricevuto questa grande possibilità nella loro vita.
Ieri sera, quando sono andata alla moschea, per la prima volta dopo l'Arbaeen, mi hanno abbracciato tutti e mi hanno detto “hai addosso il profumo della tomba dell'Imam Hossein” e la prima domanda è stata: “hai potuto baciare o toccare la tomba?” “Grazie a Dio sì” ho risposto.

Persino la mattina dell'Arbaeen, che è il momento della giornata più affollato, ci hanno messo in fila e uno per uno siamo riusciti a toccare e baciare la tomba. E visto che avevamo ancora le forze, abbiamo fatto il giro più volte. È stato molto bello!! (ride divertita come se mi raccontasse la storia di un bel gioco).
Davanti alla tomba dell'Imam Hossein gli ho detto: “conosco molte persone che mi hanno chiesto di pregare per loro, ma so che tu le conosci meglio di me e conosci il loro cuore meglio di me” quindi le ho solo nominate e quando sono tornata ho detto ai miei amici: “il vostro cuore era lì e probabilmente è arrivato alla tomba prima di me” perchè sai, il cuore non è qualcosa di materiale, va e basta.
Io: ti senti diversa dopo questa esperienza?

Samaneh: dopo questa esperienza mi sento come se Loro, l'Imam Alì, l'Imam Hossein, Abolfazl al-Abbas, insomma gli Imam che ci hanno invitato a Karbala e a Najaf, e Dio naturalmente,perchè la persona più importante che ci ha invitato è stata Dio, abbiano fatto così tanto per me! È stato un sogno.
È stato un viaggio così bello e abbiamo ricevuto così tanta spiritualità durante questo “viaggio della morte” che sento che devo fare molto di più per l'Imam Hossein nella mia vita. Sento di essere responsabile della divulgazione del messaggio. Non penso che Lady Zaynab mi abbia portato qui solo per una camminata, solo per mangiare qualcosa o per divertirmi andando in giro con le mie amiche. Perchè sebbene fossimo una accanto all'altra mentre piangevamo, sebbene avessimo partecipato a tutte le cerimonie di cordoglio, ci siamo anche divertite tanto.

Io mi sento veramente responsabile, voglio dire che mi sono domandata perchè abbiano scelto me per questo viaggio. Così come ho detto a te: tra tutti gli italiani, perchè Loro hanno scelto te per il Moharram? Ogni volta che sento questa frase non posso nascondere di avere un tuffo al cuore. Non è l'unica persona che abbia sostenuto che io sia stata invitata dall'Imam Hossein per conoscere il suo messaggio. Io penso che sia un messaggio per noi. Per esempio: nella nostra moschea io sono stata l'unica ad essere andata in pellegrinaggio, certo, c'erano migliaia di iraniani che quest'anno sono andati per la prima volta in pellegrinaggio, ma eravamo tutti di città diverse.
Penso che questo sia stato il cambiamento più importante per me e mi sono detta: “sono veramente responsabile della divulgazione del messaggio dell'Imam Hossein”. Perchè è un messaggio per l'umanità intera, non è solo per i musulmani, per i cristiani, ecc.

Il fatto è che Loro sono stati offesi, hanno sopportato così tante difficoltà per far sì che l'umanità fosse sulla giusta via, che ora che noi abbiamo ricevuto il messaggio, siamo responsabili di portarlo a chi ne ha veramente bisogno, perchè è valido per tutti i momenti della vita, anche per la vita privata.
Sai, a volte vuoi qualcosa ma non sai come fare ad ottenerla e diventi ansioso, preoccupato. Il messaggio ti insegna ad essere paziente in tutte le difficoltà che hai. Per esempio: quando Yazid disse a Lady Zaynab che era stato Dio a causare tutti quei disastri, lei disse: “non ho visto altro che bellezza!”.
Tu (rivolgendosi a me) cosa ne pensi: è stato bello tutto quello che ha sofferto l'Imam Hossein? È stato bello che i bambini siano stai presi a schiaffi solo perchè volevano stare con il loro padre? Cosa ne pensi? Perchè Lady Zaynab disse: “non ho visto altro che bellezza!”?
Io: perche lei era con Dio? (rispondo con un po' di esitazione).

Samaneh: esattamente! Lei credeva che Dio stesse guardando tutto quello che stava accadendo e sapeva che avrebbe tirato fuori le cose più belle da questo evento. Persino la tragedia era bella per lei, perchè sentiva che lei stessa, suo fratello l'Imam Hossein e tutta la loro famiglia, avevano svolto il loro compito: qualsiasi cosa Dio avesse voluto da loro, loro l'avevano fatta.
Anche L'Imam Hossein, che negli ultimi momenti della sua vita, dopo tante cose orribili che aveva subito, stava pregando e parlando con Dio, non si stava lamentando, ma lo stava solo ringraziando per tutto e gli stava chiedendo: “Dio, ti prego, accetta tutto questo da me!”.
Dio ci vuole esattamente così e forse, dopo questo cammino, uno dei messaggi per me è di essere più sottomessa a Dio e alle sue volontà.

Claudia: (ho un'espressione di stupore perchè mi sembra che lei già faccia molto).

Samaneh: so che è difficile ma ci devo provare. È molto difficile (continua ripeterlo). Ho chiesto proprio all'Imam Hossein di darmi la forza, perchè è molto difficile. Di solito ci chiediamo perchè le cose succedono, ma solo Dio sa cosa è bene e male per te. Questo è il significato della sottomissione a Dio.
A questo punto Samaneh è stremata dalla stanchezza ma anche dal vortice di emozioni che continua a rivivere mentre mi racconta di lei, con lo sguardo perso nel vuoto come se vedesse e leggesse tutto quello di cui mi parla.

Decidiamo di cenare. La aiuto ad apparecchiare e quando mi passa la tovaglia di plastica trasparente, pur non vedendo tavoli o sedie in sala so cosa fare dopo un mese e mezzo passato in Iran: la apro e apparecchio sul tappeto. Il suo sguardo complice mi scalda il cuore e l'ennesimo chelo kebab (pollo e riso) con un po' di pane e l'immancabile yogurt, hanno tutto il sapore di una Tehran che ho imparato ad amare e dove ho trovato nuovi amici.
Mentre mangiamo e come loro strappo un pezzo di pane che tengo con una mano e con l'altra ci metto dentro un po' di riso, un pezzo di pollo e un po' di yogurt, le confesso che mi sento responsabile per la parte che svolgerò cercando di far conoscere la sua storia, la storia di Lady Zaynab e dell'Imam Hossein, perchè desidero, nel mio piccolo, contribuire alla divulgazione di un messaggio che, come mi ha detto lei, è per l'umanità.

Samaneh mi risponde citandomi un episodio su Abramo e una poesia persiana: si racconta che quando stavano bruciando Abramo, che poi è stato salvato da Dio il quale ha trasformato il fuoco in un giardino, passasse di lì una tartaruga che si chiese disperatamente cosa potesse fare per aiutarlo. Iniziò a portare dell'acqua e a chi le chiedeva cosa stesse facendo rispondeva: “è l'unica che posso fare, accettatela”. Ti sto dicendo che sei come la piccola tartaruga.
C'è poi una poesia molto bella in persiano in cui si dice: “le poesie recitate nella ricerca di Dio rimarranno fino al giorno del giudizio”. Tutto quello che facciamo per Dio rimarrà, anche se è solo una piccola fotografia, un video o qualcos'altro, Dio la accetta e la mostra a tutti. Dio è testimone di quello che facciamo, anche le cose più modeste, fatte onestamente, rimarranno!

Al momento di andarmene, sulla porta, dopo avermi dato altri regali, come il rosario islamico (il nome arabo è Tasbih) o le mele da mangiare sulla strada verso l'albergo, corre in camera sua e torna da me con la sua sciarpa nera dicendomi: “con questa ho toccato la tomba dell'Imam Hossein” e mi chiede di chiudere gli occhi perchè me la deve passare sul viso. Io li chiudo e mi abbandono a questo breve rito.
 
La 1° parte di questa intervista è stata pubblicata il 4 aprile
La 2° parte di questa intervista è stata pubblicata l'8 aprile

Ultima modifica il Giovedì, 18 Aprile 2013 09:19
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