Identità e trasformazioni

Silvia Vaccaro, Noi Donne
30 giugno 2013

Tra autonomia e consapevolezza profonda, le manipolazioni possibili al corpo. Riflessioni di Michela Marzano a partire dal caso di Angelina Jolie.
Oggi milioni di donne e uomini in tutto il mondo decidono di manipolare il proprio corpo in maniera volontaria. Dai tatuaggi ai piercing, passando alle molteplici possibilità offerte dalla chirurgia plastica per migliorare esteticamente le proporzioni naturali del corpo, per cancellare i segni del tempo ed eliminare gli inestetismi che rendono diversi e lontani dal canone, unico e dominante, di bellezza patinata. ...

Gli ultimi dati relativi al 2012, presentati lo scorso marzo dall'Aicpe (Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica), rilevano una flessione degli interventi in Italia rispetto all'anno precedente, ma registrano al contempo un aumento del 10-12% della medicina estetica, confermando l'Italia nella top five dei paesi per numero di operazioni effettuate. E se tra gli uomini solo da alcuni anni è di moda sottoporsi ad iniezioni di collagene e ad interventi di blefaroplastica e addominoplastica, le donne sono quelle che maggiormente si sottopongono a sedute ed interventi per piacersi e per somigliare più possibile a quel canone di cui sopra.

A questa realtà se ne sovrappone un'altra: la possibilità di intervenire in maniera preventiva, utilizzando la chirurgia al fine di evitare malattie e sofferenze scritte nel DNA, cercando di posticipare così l'inevitabile trapasso ad un domani sempre più lontano e, in qualche misura, persino autodeterminato. Queste scelte, come quella di Angelina Jolie che si è sottoposta ad una mastectomia preventiva di entrambi i seni per ridurre al minimo le possibilità di contrarre un tumore al seno, per lei geneticamente molto alta, colpiscono l'immaginario e sopratutto aprono il dibattito circa l'opportunità di operare in questo modo su di sé.

Proprio prendendo spunto dal caso Jolie e affrontando in maniera più ampia il tema della caducità del corpo e delle possibilità di intervento e le successive conseguenze, NOIDONNE ha interpellato Michela Marzano, Deputata del PD, nonché eminente “filosofa del corpo”. Professoressa ordinaria dell'Università di Parigi V René Descartes, Marzano si occupa di Filosofia morale e politica e, in particolar modo, del posto che occupa al giorno d'oggi l'essere umano, in quanto essere carnale. Molti i volumi da lei pubblicati che affrontano, da varie angolazioni e in un caso anche attraverso un racconto autobiografico, il tema del corpo. Tra gli altri si ricordano “La filosofia del corpo” e “Volevo essere una farfalla”.

Che messaggio manda una scelta così forte come quella della Jolie? Dobbiamo pensare davvero, da adesso in poi, di poter operare sul nostro corpo in maniera indiscriminata?
Secondo me questo gesto ha dato un doppio messaggio. Da un lato un messaggio di autonomia femminile: ha scelto di agire, mossa da una vera preoccupazione, per la sua salute con grande determinazione, una scelta peraltro molto in linea con il personaggio che lei si è costruito in questi anni. D'altro canto, trattandosi di un gesto drastico, compiuto da un personaggio ascoltato e seguito, il rischio è quello che questa scelta possa essere considerata come ottimale, in maniera del tutto acritica, da molte persone che sono incerte sul da farsi in una condizione analoga.

In una situazione analoga, potrebbe essere una buona scelta anche per altre donne?
Non si può generalizzare, è una scelta importante e delicata. Il rischio che va scongiurato è di presentare quella della Jolie come una soluzione da proporre a tutte. Al contrario, ogni donna ha una situazione socio-economica diversa, un contesto familiare peculiare e fa i conti a modo suo con le proprie fragilità. Trattandosi di una scelta particolare, ognuna deve essere libera di decidere autonomamente del proprio corpo, ma sempre a partire dal proprio vissuto, dalla storia personale e dal rapporto che ha col proprio corpo, che per ogni donna è diverso. Ognuna di noi si rapporta in maniera diversa alla propria immagine, alla malattia, ai rischi, e questa dimensione di soggettività non va perduta. Inoltre proprio perché si tratta di una scelta che cambia radicalmente l'aspetto del corpo, ha a che fare con l'identità, che è quanto di più soggettivo abbiamo.

Quali sono i rischi e le opportunità di un gesto così radicale?
L'opportunità di una scelta così forte è quella di renderci conto della nostra possibilità di cambiare e trasformare la nostra identità: sia il corpo che il carattere non sono elementi fissi e determinati una volta per tutte. L'identità può evolvere. Il rischio è quello di pensare di poter determinare in maniera precisa la nostra identità, c'è sempre qualcosa che sfugge, che scappa al controllo. Anche per il corpo vale questa cosa, ma siamo in un'epoca in cui ci si illude di poter controllare al cento per cento il corpo e la sua immagine. Il rischio dunque è quello di credere di avere un controllo che nella realtà non si avrà mai e quello di credere che quando si modifica il corpo non cambi nulla a livello di identità personale. Il corpo è quello che abbiamo e che siamo, e ogni modifica che si opera su di esso ha un impatto sulla propria vita. La libertà di scelta e la consapevolezza sono fondamentali ma bisogna tener conto delle conseguenze che ogni intervento genera dentro di noi.

Infine, secondo lei, cosa succede se, dopo aver operato una scelta che dovrebbe ridurre al minimo il rischio di ammalarsi, la vita presenta comunque un conto salato?
Bisogna mettere in conto che questo possa accadere. Il rischio fa parte della vita, e va sempre contemplato, perché a volte le cose accadono indipendentemente dalla nostra volontà e dai nostri interventi.

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