×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Miss Italia non si abbatte, si riforma. Cara Boldrini, vogliamo il concorso Queer!

Letto 1567 volte
Etichettato sotto
Gli Altri
16 07 2013

Dopo settantaquattro anni cala il sipario su Miss Italia. La notizia, a dire la verità, non arriva esattamente come un fulmine a ciel sereno: gli ascolti in picchiata, l’abbandono di Salsomaggiore come location della kermesse e il clima ostile all’esposizione mediatica di corpi discinti femminili che l’antiberlusconismo ha creato, erano tutti indizi di una imminente chiusura del programma. E tre indizi, si sa, quasi sempre fanno una prova.

Resta però da scoprire l’identità dell’assassino di Miss Italia. L’ultimo numero di questo settimanale titolava “Spogliamoci del moralismo” e ce la prendevamo con quella cultura neo-femminista ( o neo- maschilista?) che vede nell’esposizione del corpo della donna l’origine della violenza maschile. Un nesso moralista e a tratti pericoloso su cui più volte ha insistito anche la Presidente Boldrini che, non a caso, si è subito complimentata la Rai per la scelta di non trasmettere più il concorso.

Avrei quindi gioco facile nell’indicare nel moralismo il killer, ma voglio anche stare ben accorto nel non infilarmi in battaglie di retroguardia. Miss Italia infatti chiude perché ha fatto il suo tempo e perché il suo format è vecchio, atavico. E’ vecchio essenzialmente perché separatista: ad essere giudicate, analizzate, “vivisezionate” sono solo le donne e solo quelle rigorosamente corrispondenti a certi canoni estetici mainstream. Non si tratta quindi di colpevolizzare le partecipanti al concorso o di mettere in contrapposizione bellezza ed intelligenza come spesso si tende a fare. La bellezza è una qualità, una dote come tutte le altre: perché quindi sminuirla o bandirla?

Si tratta invece di smascherare quei meccanismi di potere “biopolitici” che tendono a ridurre la bellezza, il corpo, il desiderio e il sesso all’interno di un paradigma ben ordinato, non soggetto a variazioni.

Tra il rimpiangere una manifestazione stile anni ’50 come Miss Italia e il limitarsi al desiderio di oscurarla ci può essere una terza strada: invece di limitarsi a giustapporre un velo a quel concetto di bellezza si possono sovvertire le regole, entrando davvero dentro le contraddizioni. Ad esempio perché non far ruotare le luci della ribalta di trecentosessanta gradi e mettere gli uomini sopra il palco ad essere giudicati per il loro aspetto estetico, per il loro lato A e lato B? O, se vogliamo essere ancora più radicali, perché  non mettere in discussione lo stesso concetto di identità di genere con un concorso di bellezza non diviso tra uomini e donne e aperto anche a tutte quelle soggettività che non si riconoscono nel binarismo di genere?

Qualcuno potrebbe rispondere che in questo modo ci si limita appunto a rovesciare il problema della cosiddetta mercificazione senza colpirlo al cuore ma come ci spiega la filosofa queer  Beatriz Preciado dobbiamo liberarci dall’ossessione di  «un soggetto politico che è puro, disincarnato, che non ha alcun affetto». Se l’attuale forma di potere e di controllo sui corpi  si esercita in ogni punto non ci si può limitare a fare professione di purezza, ma in ogni punto si possono utilizzare le stesse tattiche del potere per creare resistenza. Lo si è fatto ad esempio col porno, dando vita al fenomeno del post-porno che appropriandosi delle tecniche e delle tecnologie dell’industria porno ne ha però ribaltato la prospettiva mettendo al centro il desiderio delle sessualità periferiche. Perché non farlo anche con concorsi di bellezza?

Miss Italia non si abbatte, si riforma!

Daniel Rustici


Altro in questa categoria: Boldrini il male non è Miss Italia »
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook