“Non conosce Berlusconi, Grillo e Casini”. E la Questura gli nega la cittadinanza

Etichettato sotto
Il Fatto Quotidiano
19 07 2013

La vicenda kafkiana di un ghanese che vive da 16 anni in Italia, fa l'operaio all'Electrolux di Porcia, parla perfettamente l'italiano e mantiene quattro figli. La Questura di Pordenone gli fa l’esame di politica e lo boccia. La figlia lo fa ai concittadini italiani e scopre che ne sanno ancora meno.

Se li conosci li eviti, se non li conosci rischi l’espulsione. Così insegna la storia di Addai, un ghanese che ha tutti i requisiti ma non ottiene la cittadinanza italiana perché non sa chi siano Alfano, Berlusconi, Casini. E a dirla tutta, neppure Grillo, Di Pietro, etc… Mentre il governo Letta e tutti noi siamo costretti a mandar giù le battute razziste di Calderoli e improbabili autoassoluzioni di Alfano sullo scandalo kazako, l’Italia cambia idea sull’immigrazione: la cittadinanza si ottiene grazie allo “ius partiti”. Non è uno scherzo, è successo davvero. Lo rivela il surreale e kafkiano parere con cui l’Ufficio Immigrazione della Questura di Pordenone, lo scorso gennaio, ha addotto quelle motivazioni per negare la naturalizzazione di un immigrato che – altra colpa grave – “conosceva i nomi di Monti e Napolitano, ma non di Ciampi”. Il solerte funzionario non ha dubbi: respinto. La relazione, trasmessa alla Prefettura perché finisca al Ministero dell’Interno, mette fine alle speranze di Addai Richie Akoto, operaio, padre di quattro figli in Italia da 16 anni.

Lo incontriamo a Pordenone, scopre da noi la brutta notizia. La famiglia gli si stringe attorno. A sentire tutta la storia non ci sono dubbi, è un perseguitato politico. Ma non dalle autorità del Ghana, da cui è scappato nel 1997 passando per la frontiera di Ventimiglia quanto da quei politici che distrattamente vede in tv. Il rapporto, che è un atto interno, riporta un casellario giudiziale intonso, un quadro sociale sereno. Vive in appartamento “per il quale versa un affitto di 650 euro” con tre figli e la moglie, tutti cittadini stranieri regolarmente soggiornanti. Versa anche 180 euro al mese per la stanza della figlia che frequenta Geologia a Trieste. Quei soldi Addai se li suda e lo zelante estensore lo scrive pure: dal 2004 è assunto a tempo indeterminato all’Electrolux di Porcia, cuore industriale di Pordenone alle prese con 150 esuberi e con cassa e mobilità in scadenza a fine mese. Se perde il posto, lui rischia l’espulsione con tutta la famiglia.

Non conta. Il dirigente vuole invece accertare, come impone la legge, il suo livello di preparazione linguistica e culturale. Addai parla e legge l’italiano e “comprende anche le parole più complesse”. Evviva, e allora? “Tuttavia ha una conoscenza storica, geografica e delle Istituzioni del nostro paese non sufficiente, confusa e lacunosa”. Che avrà mai detto? Non ricorda le date delle feste nazionali, confonde quella della Repubblica con l’Unità d’Italia (istituita appena due anni fa e ignota ai più, ndr), i relativi periodi storici ed “afferma che Garibaldi era prima un politico e poi uno scrittore, senza essere in grado di dare la risposta esatta”. Alt, parentesi: sul politico si può discutere, ma non c’è dubbio che abbia scritto poemi, lettere, memorie e trattati. Il meglio arriva ora: “Quanto alle istituzioni conosce i nomi di Napolitano e Monti, ma non di Ciampi e neppure la durata in carica del presidente della Repubblica che indica a vita”. Il doppio settennato di Napolitano, in realtà, sembra anche dargli ragione.

Ed ecco il brivido vero: “Conosce il Parlamento e le due camere, (..) alcuni partiti principali, ma ha sbagliato i leader del Pdl, non conosce Grillo né Casini e Di Pietro”. Inaccettabile: “si esprime parere sfavorevole”. Così un dirigente ha deciso il destino di un aspirante italiano e chissà quanti altri. Almeno fino a luglio, quando il Ministero è ricorso a più miti consigli, anche grazie a un’interrogazione parlamentare di Sel sull’anomala parsimonia nelle concessioni. La legge sulla cittadinanza (L.91/1992) e la circolare con le procedure di concessione fanno riferimento a “principi fondamentali cui si ispira il nostro ordinamento”. Qualcuno qui, ma forse anche altrove, fa a modo suo, assumendo che esponenti dei partiti (e non delle istituzioni) siano parte dell’ordinamento. E che l’infausto destino dei cittadini italiani sia di doverli conoscere uno per uno. Postilla: con la terzogenita Jonaqline, quarta liceo, siamo andati a fare le stesse domande rivolte al padre ai residenti italiani. Il risultato, date un occhio al video, è esilarante. E ora, chi si prende la briga di revocare loro la cittadinanza?

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook