Suicida a 15 anni, le accuse della madre

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La Repubblica
27 11 2012

'I docenti sapevano delle offese e hanno taciuto'
Il ragazzino che si è impiccato in casa, forse per le vessazioni di alcuni compagni che lo accusavano di essere gay. "Perchè la scuola dice solo ora che veniva deriso?" si chiede la mamma. A riferire le sue parole il legale di famiglia.

Teresa M., laureata in Giurisprudenza senza aver mai esercitato, mamma di un ragazzo di 15 anni suicida in casa, porta nuovi elementi alla tesi delle vessazioni bulliste subite da Andrea, il suo figlio estroso. Dice, dopo aver convocato una conferenza stampa una settimana dopo la tragedia: "L'ho saputo soltanto dopo la morte, ma qualcuno sui muri della sua scuola aveva scritto: "Non vi fidate del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio". Un docente fece cancellare la scritta e nessuno mi avvertì". Ancora: "Dell'esistenza di una pagina Facebook intitolata al "ragazzo con i pantaloni rosa" e destinata a schernire mio figlio non sapevo nulla, ma ho saputo, quando ancora Andrea era tra noi, che qualcuno gli aveva rubato la password per accedere alla sua pagina Facebook, quella personale, e che in un'occasione qualcuno è entrato direttamente in una sua conversazione. Mio figlio una volta mi raccontò che gli era stato rubato e restituito il suo computer personale". Per farne che? "Per sostituirsi a lui e inserire una frase sconcia sulla pagina della ragazza di cui era innamorato. Per creargli un problema con lei", e ora parla il padre di Andrea, Tiziano S., dipendente del Comune di Roma.

"Crocifisso come Gesù"
Il Gay Center: In classe lo prendevano in giro
L'indagine della Procura di Roma, si scopre conversando con l'avvocato Eugenio Pini, sta virando verso alcuni compagni della classe seconda A del liceo Cavour, quindicenni che, insieme ad altri ragazzi più grandi ma sempre minorenni, da due stagioni bullizzavano il ragazzino colto che suonava il pianoforte con le unghie smaltate e colorate, Andrea cresciuto in una scuola media tutta maschile e confessionale, Andrea voce del coro del Vaticano approdato alle superiori in una comunità scolastica dura. Il gruppo ostile ad Andrea e ai suoi modi, tratteggiano l'avvocato e il nonno, si può definire "qualunquisticamente di destra" all'interno di una scuola non di destra. "C'è qualcuno che ha usato le sue convinzioni sulla sfera sessuale di mio figlio per premere il grilletto contro di lui", dice la madre.

Il sostituto procuratore Pierfilippo Laviani, però, non ha ancora inserito nel fascicolo aperto contro ignoti il reato di istigazione al suicidio. "In quella scuola", sempre la madre, "molti ragazzi pensano così: non sei rozzo, non sei sboccato, non fumi, allora non sei figo. Anzi, sei frocio".

Teresa ribadisce: "Non avevo dubbi sull'identità sessuale di Andrea: gli piacevano le ragazze, e lui sapeva che a me poteva dire tutto. Era stato cresciuto nella libertà e nella tolleranza. Aveva un astuccio rosa, e allora? Era pieno di fantasia, aperto, a nove anni si era iscritto alla biblioteca comunale e da allora si era letto mille libri. Era un passo avanti gli altri, mi sembrava grande. I jeans rosa erano il frutto di una lavatrice sbagliata, non li usava da marzo. E lo smalto sulle mani fu una mia iniziativa: si mangiava le unghie e doveva riprendere ad esercitarsi al piano. Ho grandi sensi di colpa, adesso".

La famiglia di Andrea, tutta, ha un forte risentimento con il liceo Cavour, i suoi dirigenti. "Ero convinta fosse un ragazzo integrato", dice la madre, "e ad ogni colloquio gli insegnanti me lo facevano credere. Adesso devo leggere docenti dire che mio figlio aveva la forza per difendersi dalle violenze quotidiane. E perché non mi hanno mai detto nulla? Perché devo scoprire adesso che Andrea tre settimane fa aveva già tentato il suicidio? Un insegnante, voglio dirvelo, lo riprese durante un'interrogazione per quel benedetto smalto alle unghie: "Ma lo sa tua mamma che lo porti?". Andrea gli rispose, con la sua ironia acuta: "Mamma mi dice sempre: fa quello che vuoi, basta che mi dai dei nipotini. No, voglio che i responsabili del bullismo siano individuati, anche se fossero dei minorenni. E che siano riconosciute le responsabilità della scuola".

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