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Quei bambini adescati dai pedofili on line

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Giornalettismo
20 09 2013

Vittime di abusi sessuali on line, adescati dai pedofili e ricattati per compiere atti sessuali su webcam e forum. A lanciare l’allarme sulla condizione dei bambini britannici sono stati i ricercatori del “Child Exploitation e Online Protection Center” (CEOP), che ha svelato come migliaia di minori siano presi di mira da parte di molestatori in rete, spinti verso atti di autolesionismo, se non verso il suicidio.

GRAN BRETAGNA: INCUBO MOLESTATORI ON LINE PER I BAMBINI – Come ricorda l’Independent, tra ricatti, atti di cyber-bullismo e e abusi sessuali, i pericoli per i bambini in rete sarebbero in aumento. Tanto che in alcuni casi le molestie subite avrebbero portato a tentativi di suicidio da parte delle vittime, hanno avvertito gli esperti. Ingannati e adescati in rete, i bambini – in particolare quelli di età media di otto anni – sono poi costretti a filmarsi attraverso le web cam e compiere nuovi atti sessuali.

Il motivo? Temono che le immagini nude siano inviate alle famiglie, così come minacciato da chi riesce ad attirali con false promesse. I molestatori – hanno spiegato gli esperti del Ceop – utilizzano falsi profili sui social network, approfittando di piccoli ed adolescenti ignari e spacciandosi per adolescenti. Attraverso una recente operazione di polizia in Gran Bretagna è stata scoperta una rete di pedofili stranieri che minacciavano oltre trecento bambini, 96 nel Regno Unito, attraverso i canali on line. Alcune delle vittime hanno poi tentato il suicidio, quando i molestatori hanno minacciato di rendere pubbliche foto imbarazzanti che le riguardavano.

TENDENZA IN AUMENTO – Secondo il Guardian, i numeri confermano come il fenomeno non sia da sottovalutare: negli ultimi due anni, secondo i dati forniti dalle forze di polizia britanniche e di altri paesi, 424 sono i casi di bambini rimasti vittime di ricatti sessuali on-line, 184 nel Regno Unito.

Uno sviluppo del fenomeno più generale del cyber-bullismo, che anche in Italia resta attuale, considerati i casi di suicidio di diversi ragazzini vittime di discriminazioni in Rete (basta pensare alla vicenda della giovane novarese che si è tolta la vita o ai ragazzini omosessuali suicidi perché stremati dagli insulti, ndr).

Secondo i media britannici c’è bisogno di maggiore formazione per gli adolescenti sull’utilizzo responsabile della rete e dei social network: «I giovani devono ricordare che il mondo online è il mondo reale. Le foto possono essere distribuite a migliaia di persone in pochi secondi e non possono mai essere completamente eliminate», ha dichiarato John Cameron, capo del servizio di assistenza NSPCC. «Abbiamo bisogno di educare i giovani, ma anche rassicurarli che i molestatori on line possono essere fermati, che i crimini commessi da chi li minaccia sono gravi e puniti con pene detentive di lunga durata», ha concluso.

RISCHI NON SOLTANTO IN GRAN BRETAGNA – Il fenomeno degli abusi sessuali on line non riguarda di certo soltanto il Regno Unito: già lo scorso anno fu l’organizzazione Save the children a chiedere misure concrete per proteggere i minori: «Un bambino che utilizza il web senza conoscere gli strumenti per capire e gestire un mezzo che ha molte potenzialità ma altrettanti rischi, è un bambino che è potenzialmente sottoposto al pericolo di abusi», aveva spiegato Valerio Neri, direttore Generale di Save the Children Italia.

Lo confermano i continui episodi di cronaca e i numeri mostrati dall’organizzazione: il 32% dei teenager offre il suo numero di cellulare a sconosciuti on-line, rischiando poi di essere adescato per incontri con i loro potenziali molestatori. Il 10,5% dei ragazzi tra i 12 e i 13 anni si dà appuntamento con una persona incontrata in rete, mentre la percentuale cresce fino al 31% nella fascia d’età tra i 16 e i 17 anni. Senza dimenticare come il 6,5% dei primi e 16% dei secondi invii video e immagini di sé nudi. Percentuali pesanti anche per quanto riguarda l’età delle vittime di abusi on line: secondo i dati allora svelati da “Save the Children” nel 78% dei casi hanno meno di 12 anni, nel 4% meno di 3-4 anni.

Alberto Sofia

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