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Come femminista dico: evviva gli uomini!

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Corriere della Sera
03 11 2013


"La crisi della famiglia contribuisce al femminicidio. Un tempo se toccavi una donna italiana sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti”

di Alessandra Farkas

FILADELFIA – “Il silenzio delle femministe Usa politicamente corrette davanti al femminicidio in India e Italia è intollerabile”. “Il femminismo storico ha contribuito alla distruzione della cultura occidentale, spingendo gli uomini a diventare gay”. E ancora: “Madonna è l’unica vera icona del femminismo moderno” e “In Facciamoci Avanti Sheryl Sandberg non la racconta giusta sull’enorme staff che l’aiuta a casa e col figlio“.
Alla vigilia dell’uscita in Italia del suo sesto libro Seducenti Immagini, Un viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars, (edito da Il Mulino) Camille Paglia concede una lunga intervista all’inserto culturale del Corriere della Sera ‘La Lettura’ dove conferma la sua fama di intellettuale pubblica più famosa e controversa d’America.
“Star femministe come Kate Millett hanno fatto fortuna esortando le donne a buttare nella spazzatura Ernest Hemingway, D.H. Lawrence e Norman Mailer”, punta il dito l’autrice, docente di Humanities e Media Studies all’University of the Arts di Filadelfia. “Judith Butler, la più celebre teorica dell’identità sessuale, era una mia mediocre studentessa al Bennington College”.
La sua guerra contro le femministe storiche va avanti da oltre 40 anni. “Nel 1970, quando durante un collettivo a New Haven osai dichiarare che amavo Under My Thumb dei Rolling Stones scoppiò il pandemonio. Per me quella canzone è un’opera d’arte, per loro un’eresia sessista. L’approccio all’arte delle femministe è simile a quello di nazisti e stalinisti”.

La rottura ufficiale con il movimento cui aveva tentato ostinatamente di appartenere coincide con una conferenza a Yale su arte e femminismo. “La scrittrice Rita Mae Brown, ex di Martina Navratilova, mi spiegò la differenza tra me e loro: ‘tu vuoi salvare l’università, noi vogliamo darla alle fiamme’”. Per anni Gloria Steinem si rifiutò di pubblicare i miei saggi su Ms. Magazine. Oggi nessuno sente più parlare della sua erede designata: Susan Faludi. Io invece sono ancora in piedi”.
Il suo modello di femminismo annovera seguaci ovunque. “Rappresento un’ala del movimento perseguitata e messa a tacere per anni”, spiega, “Femministe come me e Susie Bright eravamo pro-sesso, pro-pornografia, pro-arte e pro-cultura popolare quando in America imperava la crociata di Andrea Dworkin e Catharine MacKinnon contro Playboy e Penthouse e a favore delle leggi antipornografiche”.
Vede forse un incremento di violenza contro le donne? “Il vero problema è che le terapie farmacologiche hanno sostituito un po’ ovunque Sigmund Freud”, ribatte la studiosa, “Rinnegando la psicanalisi, la nostra società si è esposta all’aggressione di menti criminali e psicotiche contro cui né la polizia e tantomeno la pena capitale sono deterrenti”.
L’entità del fenomeno in Italia non la sorprende. “Picchiare, abusare o uccidere una moglie o fidanzata è relazionato alla dipendenza verso la figura materna di questi uomini rimasti bambini. Dietro ogni assassinio c’è un simbolo, l’ombra nascosta di un trauma infantile che solo la psicanalisi può far riemergere. Ma è anche colpa delle donne italiane ingenue che si rifiutano di leggere i tanti segnali che precedono la violenza. E anche la crisi della famiglia contribuisce al femminicidio”, aggiunge, “Un tempo se toccavi una donna italiana sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti”.
Il prossimo 15 novembre Paglia parteciperà a un dibattito sulla presunta fine dell’uomo alla Roy Thomson Hall di Toronto. “A sostenere questa tesi catastrofista saranno Hannah Rosin e Maureen Dowd”, racconta, “insieme a Caitlin Moran io difenderò invece il testosterone perché stufa di vederlo demonizzato come la fonte di ogni male. Quando i terroristi faranno saltare la nostra rete elettrica, disintegrando la nostra cultura, a salvarci saranno gli uomini veri: camionisti, muratori e cacciatori come i miei zii, per fortuna la maggioranza”.
Proprio per questo il best-seller della Rosin non la convince. “Anche se Hannah possiede l’orecchio della working class – suo padre era taxista – il suo libro parla all’alta borghesia bianca. Donne ossessionate da diete e ginnastica, circondate da uomini addomesticati che hanno imparato a comportarsi secondo il canone femminista”.
La mancanza di interesse per questa dilagante tipologia di donna (“l’avvocata o dirigente bianca laureata che non ha più nulla di femminile e vive in totale controllo di tutto ma senza gioia e piacere”) avrebbe secondo Paglia prodotto un numero record di uomini gay. “È un fenomeno globale che spiega il successo planetario di Sex and the City. Perché se è vero che alla nascita siamo tutti bisessuali, in questa cultura è molto meglio essere gay”.
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