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L’orgasmo, questo sconosciuto. Perché le donne non sanno chiedere?

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La 27 Ora
14 11 2013

La parità tra uomo e donna a letto è ancora lontana. Se è vero che oggi ci sentiamo libere di invitare un uomo a uscire a cena, non lo siamo nel chiedergli quelle attenzioni che renderebbero il dopocena altrettanto piacevole per noi, oltre che per lui.

La denuncia arriva dal New York Times, che in un articolo molto ampio che potete leggere qui, mette a confronto una serie di studi molto accurati sulla sessualità, arrivando alla stessa conclusione: nei rapporti occasionali le donne provano meno piacere rispetto agli uomini. In particolare, una ricerca condotta per cinque anni su 24 mila studenti di ventuno college da Paula England, sociologa della New York University, mostra come nel corso dell’ultimo rapporto occasionale solo il 40% delle donne abbia raggiunto l’orgasmo, mentre gli uomini sono stati l’80 per cento.

Come mai?

Rispondere che siamo diversi è fin troppo facile. E forse non è neppure il caso di tirare in ballo il mai troppo citato saggio anni Settanta di Carla Lonzi, Donna clitoridea e donna vaginale (Distinzione tra donna per sé e donna per l’uomo): andiamo oltre le rivendicazioni femministe, per un momento.

Al netto di un sano rapporto con il partner (cioè dettato da rispetto, passione, condivisione, e non dunque di sudditanza psicologica e, anche, sessuale), una donna fa parte di una categoria o dell’altra (il più delle volte è del primo tipo). Da lì non si fugge, e non è mai un problema.

Il problema evidenziato dal New York Times, semmai, è che la donna non chiede al partner di essere appagata. Le testimonianze raccolte raccontano di ragazze che restano a guardare fisse il soffitto mentre i loro nuovi partner russano della grossa già da un pezzo, senza essersi curati minimamente delle loro esigenze, né aver fatto finta di volerlo fare.

Duvan Giraldo, 26 anni, tecnico dei computer, ha ammesso candidamente:
«Soddisfare la mia partner è sempre la mia missione. Ma diciamo che non ce la metto proprio tutta quando si tratta di una donna di cui mi importa poco».

Peccato che Duvan non abbia mai avuto le stesse remore a raggiungere il suo, di orgasmo.

È più interessante osservare che tutta questa proclamata emancipazione femminile non abbia una corrispondenza sotto le lenzuola. Certo, i dati del New York Times assicurano che poi, durante una relazione duratura, l’orgasmo venga raggiunto da tre donne su quattro, quindi c’è speranza che l’esperienza insegni qualche cosa.

Ma il punto, qui, non è sentirsi libere di replicare le prodezze cinematografiche di Meg Ryan in Harry ti presento Sally, come è appena successo nel flash mob al Katz’s Deli di Manhattan (non perdetevi il labiale di un inserviente che dice: Oh My God). Ma sentirsi libere di chiedere, di pretendere, anche, senza farsi fermare da insensati sensi di colpa. E, soprattutto, conta conoscere se stesse, prima di tutto, il proprio corpo, i propri tempi.

Un libro illuminante, a questo proposito, è il saggio della scrittrice spagnola Sylvia De Béjar Il piacere è tutto mio (Tea). La prima edizione originale è di ormai oltre dieci anni fa, ma non ha perso la sua attualità (e utilità). Una cosa nel testo, più di tutte, dovrebbe ispirarci: a letto (o anche fuori dal letto) la telepatia non funziona, meglio essere chiari, senza aver paura di essere didascalici. L’autrice scrive:

«La tua vita sessuale ti appartiene e, per quanto riguarda il tuo corpo e il tuo piacere, solamente tu hai la possibilità di: Tentare e sbagliare. Tentare e fare centro. Chiedere. Non chiedere. Andare con uno, una, vari o nessuno. Godere. Soffrire. Ridere. Piangere».

Una bella responsabilità. Ma vale la pena di assumersela. O no?

Elvira Serra

Ultima modifica il Giovedì, 14 Novembre 2013 14:48
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