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#25N | Rinascere donna? Grazie no Essere uomo? Sarei più libera

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Corriere della Sera
25 11 2013

Immaginarsi nell’altro sesso: i liceali svelano il loro «senso della differenza»

di Giusi Fasano
 
La premessa è quasi sempre la stessa: mi piace essere quel che sono. D’accordo. Ma facciamo finta che non ci sia scelta:
domattina ti svegli e sei dell’altro sesso….

Lei: «Beh, essere un ragazzo mi semplificherebbe la vita». Lui: «È che le donne hanno meno probabilità di successo…». Ancora una lei: «Non mi dispiacerebbe, avrei più libertà» mentre un altro lui spiega: «Non lo vorrei, gli uomini hanno più potere nella famiglia».
Camminiamo sul terreno instabile dell’adoescenza, quantomai fertile per coltivare stereotipi, soprattutto quelli di genere. L’esperimento, se vogliamo chiamarlo così, prende forma in cinque scuole: l’istituto tecnico Feltrinelli e il liceo linguistico Manzoni di Milano, il liceo scientifico Pasteur e il classico Mamiani di Roma e infine l’Istituto polifunzionale Pitagora di Pozzuoli.

Abbiamo chiesto a un centinaio di ragazzini e ragazzine fra i 14 e i 15 anni di immaginare la loro vita improvvisamente nei panni dell’altro sesso. E le loro risposte ci hanno raccontato più delle parole dette.
Ne abbiamo fatto un video-documentario (da pubblicato anche su Canale Scuola di Corriere.it) che è assieme divertente ed emozionante, che mette a nudo difficoltà e desideri, sogni e paure. Ma, soprattutto, è una piccola mappa per orientarsi negli stereotipi uomo/donna degli adolescenti e per immaginare con la loro fantasia come sarebbe la vita nei panni dell’altro/a.

«È scientificamente provato che le ragazze sono più intelligenti…che invidia» confessa uno studente dopo aver sentito dire a una compagna che «se fossi un ragazzo mi sentirei più sicuro ad uscire la sera perché la maggior parte delle violenze è contro le donne».
«Più sicurezza» è un argomento gettonato soprattutto dalle ragazze, non soltanto in senso fisico ma anche sicurezza di sé, consapevolezza di una fragilità maggiore rispetto ai maschi che, per contro, parlano del mondo femminile come «più sensibile», «più emotivo» e della vita delle donne «più difficile».
«La cosa che colpisce» dice la psicologa e scrittrice Gianna Schelotto «è che quando le femmine spiegano i motivi per cui vorrebbero essere maschi non è tanto per un riconoscimento di valori ma per una questione utilitaristica. Perché pensano che questa società offra loro più libertà e li protegga di più dalla violenza. Mentre quando sono i maschi a immaginare di essere femmina spesso riconoscono valori come sensibilità, responsabilità, intelligenza».
Sembra radicato più nelle ragazze che nei ragazzi lo schema dell’uomo «che non può avere bisogno di tenerezze» e che, per dirla con parole femminili, «tende a usare la forza mentre le donne rispondono con le parole». «Per esempio, qui a scuola, è più facile vedere una ragazza che piange perché la figura dell’uomo è quella di un duro…» spiega una delle studentesse. La sorpresa è sentire più di un ragazzino citare il tema della sofferenza fisica del parto fra le ragioni del «non mi piacerebbe essere donna». Ma fra loro c’è anche chi vorrebbe vivere da femmina proprio in nome della maternità: «Il solo motivo per cui vorrei provare è che a me piacciono i bambini e sarebbe divertente..» immagina un ragazzetto. «Avere un figlio, curarlo, è una cosa che ti fa sentire essere fiera di essere donna» è sicura la studentessa di un altro liceo.

Shopping e lunghe sedute davanti allo specchio per il trucco o per decidere come vestirsisono alcuni dei vezzi dichiaratamente osteggiati dai maschi che li credono un’esclusiva delle compagne di scuola e li usano fra i motivi più frequenti del «non mi piacerebbe». Ma anche le discriminazioni, soprattutto quelle in politica, diventano materia di riflessione appena ci si cala nei panni dell’altro sesso. «Se fossi un uomo non sarei così discriminata» è il senso di molte risposte femminili. «Non vorrei essere donna per non partire svantaggiato» è la replica che arriva dall’altra parte.
E poi la curiosità, da un fronte e dall’altro, di «capire come ci guardano» loro, di «entrare nella loro testa». Come a volerne smontare il meccanismo: per sistemare quell’ingranaggio che visto con gli occhi del sesso diverso sembra difettoso. E poco importa che sia o no uno stereotipo.
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