Russia, un anno di libertà soffocate dalla “legge sugli agenti stranieri”

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Il Corriere della Sera
26 11 2013

A poco più di un anno dall’entrata in vigore della cosiddetta “legge sugli agenti stranieri”, il presidente Vladimir Putin è in Italia. Sarebbe auspicabile che quella legge liberticida, come altre questioni relative ai diritti umani in Russia, fosse presente nei colloqui odierni col presidente del consiglio italiano Enrico Letta.

La “legge sugli agenti stranieri” obbliga le Organizzazioni non governative (Ong) che ricevono fondi dall’estero e svolgono quelle che vengono vagamente definite “attività politiche” a registrarsi come “organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero”.

Questa legge, secondo Amnesty International, è stata concepita per stigmatizzare e screditare le Ong che si occupano di diritti umani, monitoraggio elettorale e altre questioni sensibili, come la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate). La legge fornisce un pretesto perfetto per multare e chiudere gruppi che esprimono opinioni critiche nei confronti del Cremlino.

Da quando, il 21 novembre 2012, la legge è entrata in vigore, oltre 1000 Ong – tra cui Amnesty International – hanno subito ispezioni, molte delle quali avvenute con troupe della tv di stato al seguito per gettare discredito. Parecchi tra i più importanti gruppi per i diritti umani sono stati multati e alcuni sono stati costretti a chiudere. Ecco qualche altro dato:

- almeno 10 Ong sono state portate in tribunale per non essersi registrate come “organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero”;

- almeno altre cinque Ong sono finite sotto processo dopo le “ispezioni” per presunte violazioni amministrative come la mancata presentazione di documenti richiesti;

- almeno 10 dirigenti di Ong hanno ricevuto l’ordine di rispettare gli obblighi della “legge sugli agenti stranieri”;

- almeno 37 Ong hanno ricevuto l’ammonimento ufficiale che se continueranno a ricevere fondi dall’estero e a svolgere azioni arbitrariamente definite “attività politiche” (tra cui la pubblicazione di materiale sui diritti umani in Russia e il rifiuto di registrarsi come “organizzazioni che svolgono la funzione di un agente straniero”), violeranno la legge.

Tra coloro che sono stati costretti a cessare le attività, figurano il gruppo di monitoraggio elettorale Golos (Voce), il Centro Kostroma per il sostegno alle pubbliche iniziative e il film festival Lgbti Bok o Bok (Fianco a fianco). Solo la settimana scorsa cinque Ong di Mosca sono comparse in giudizio e le udienze sono state rinviate.

Il prossimo a presentarsi in tribunale sarà il gruppo per i diritti umani Alleanza delle donne del Don, che fornisce sostegno alla popolazione locale su aspetti della vita quotidiana come il lavoro, la famiglia, l’alloggio e la pensione.

Come sostiene Lev Ponomaryov, responsabile del movimento Per i diritti umani, “se ci faranno chiudere, ne risentiranno migliaia di persone in tutta la Russia. Se altre Ong chiuderanno, ne risentiranno decine di migliaia di persone. L’intera società civile sarà condannata”.

Ultima modifica il Martedì, 26 Novembre 2013 09:36
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