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Cyberworld e il cyberbullismo/1 Ai vostri figli è mai successo?

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Corriere della Sera
29 11 2012

Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note    

di Margherita De Bac
 
Uno studente su quattro, secondo una ricerca del ministero dell’Istruzione commissionata all’osservatorio Open Eyes, pratica il cyber bullismo. Un fenomeno in rapida espansione. Una forma più vigliacca del bullismo dove almeno ti confronti vis a vis con la vittima. Nella rete invece prevaricazioni e bravate sono protette dall’anonimato. Chi agisce si nasconde nelle rete, spesso senza immaginarne le conseguenze. Per non arrivare a gesti estremi (il suicidio del ragazzino del liceo romano Cavour deriso come gay il caso più recente), le vittime rischiano panico, incubi, insonnia, disaffezione verso la scuola e isolamento.

Secondo la psicologa Anna Baldry, dipartimento psicologia seconda università di Napoli è «il senso dell’impunità, l’assenza di filtro a rendere devastanti questi attacchi del gruppo cibernetico che attraverso i social network attua un vero e proprio stillicidio a spese di ragazzi generalmente introversi che dietro lo schermo dello screen denigrano e ridicolizzano senza pietà».

Il ministero ha avviato un progetto di prevenzione che rientra in un piano europeo. Tra l’altro verranno avviati corsi di formazione per i docenti non sempre capaci di utilizzare un linguaggio appropriato su questi temi. Ci sarà anche un test con 56 domande che aiuterà i ragazzi a fare autodiagnosi e capire per tempo se sono potenziali bersagli. Ai giovani la psicologa Baldry consiglia di non accettare contatti con gli sconosciuti. Secondo un’indagine su 500 contatti solo il 10% sono riconducibili a persone note.
   
Ho una figlia di 15 anni, le informazioni raccolte al convegno mi hanno molto scossa. Come tutti i coetanei passa ore al computer. I genitori come devono comportarsi per intervenire?
Vi è mai capitato? Forse scambiarsi le esperienze è un buon sistema.
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