Il tabù (laico) sull'aborto

Loredana Lipperini
24 gennaio 2014

Esiste un tabù, in questo paese, ed è il tabù dell'aborto. Ma non è tale solo perché l'Italia è un paese cattolico, e perché, come detto altre volte, la narrazione fondamentalista cattolica sta lavorando da anni per fare leva sulla parte più intollerante dei credenti (riuscendoci molto bene).
E’ tale anche perché manca una discussione limpida e chiara sul peso che alcuni intellettuali e politici laici hanno tuttora sulla questione. Non basta dire “è una cosa da donne, mi tiro fuori”. Bisogna prendere posizione con chiarezza, dire (e devono dirlo anche gli uomini) che esiste un diritto alla scelta e che quel diritto, oggi pesantissimamente messo in discussione in Europa e negli Stati Uniti, va salvaguardato a qualunque costo.

Bisogna avere il coraggio di prendere le distanze da Pier Paolo Pasolini, perché anche il nostro più amato e citato intellettuale prendeva posizioni aberranti, come quella che la portò a dire:“Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni e nel comportamento quotidiano io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente. Mi limito a dire questo perché a proposito dell’aborto ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio ancor più forte di qualsiasi principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo”.

Bisogna prendere le distanze da un politico che stava per diventare presidente della Repubblica come Giuliano Amato e che in più occasioni, appena poteva, si scagliava contro l’autodeterminazione delle donne (magari spergiurando il contrario, ma tant’è).
Bisogna ragionare su queste posizioni, e non su quelle prevedibili e previste, non sui Giuliano Ferrara e i suoi foglianti e sulle Costanze Miriano e i suoi fedeli. Quelle sono ovvie. E’ all’interno del mondo laico, ripeto, che esiste un irrisolto che porta a questo silenzio.

E questo silenzio è grave: nessun diritto è acquisito, e non solo perché la legge 194 è inapplicabile per eccesso di obiezione di coscienza, ma perché quanto avvenuto in Spagna dimostra che ci sono battaglie che non sono mai finite. Anche per cecità e disinteresse di chi sostiene di rappresentare le donne: Nadia Somma ricorda qui la responsabilità dei sei eurodeputati pd nella bocciatura della risoluzione Estrela, per fare un solo caso.

Spero che qualcuno parli, da qui al 1 febbraio, quando sono previste manifestazioni in molte città italiana a sostegno delle donne spagnole. Per ogni informazione, consultate womenareurope.

E parlate, santo cielo. Parlate adesso.

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