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Centrafrica: una donna riuscirà dove tutti hanno fallito?

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La 27 Ora
31 01 2014

Una “presidente di tutti” in un Paese diviso che si rivolge ai suoi cittadini chiamandoli “figli”: questa è la donna della riconciliazione centrafricana, quella a cui è stata affidata la rinascita di uno Stato allo sbando, dilaniato da guerra civile e crisi umanitaria.

Catherine Samba-Panza ha 59 anni, un marito, tre figli, una laurea in legge e un passato da broker assicurativo (mestiere non facile in un Paese dalla corruzione galoppante e poco propizio agli affari). Eletta dal Parlamento capo dello Stato ad interim dopo sei mesi da sindaco della capitale Bangui, si è insediata alla più alta carica dello stato. È la terza donna presidente in Africa dopo Ellen Johnson Sirleaf in Liberia e Joyce Banda in Malawi.

Come loro, all’attività professionale affianca la militanza per i diritti delle donne. Samba-Panza, nell’Association des femmes juristes de Centrafrique (AFJC), è impegnata a promuovere la presenza femminile nei posti che contano e a difendere i diritti delle vittime di violenza in uno Stato dove golpe, ribellioni e ammutinamenti si susseguono dopo l’indipendenza dalla Francia nel 1960.

Questo percorso la porta nell’arena politica nel 2003, in piena crisi dopo il rovesciamento del generale André Kolingba da parte di François Bozize (lui stesso rovesciato a marzo da Michel Djotodia). Un debutto di successo il suo: chiamata a co-presiedere il dialogo nazionale, riesce nell’impresa di far riappacificare il vecchio presidente Dako e il primo ministro Goumba.

Ma quello che l’aspetta ora è una sfida titanica, concorda la stampa africana. La sua missione è quella di riportare la pace in un Paese lacerato da scontri interreligiosi tra milizie cristiane e combattenti musulmani; trovare un primo ministro di transizione, rimettere in moto un’amministrazione paralizzata, permettere a centinaia di migliaia di profughi di rientrare nelle proprie case. Il tutto in poco tempo: secondo il calendario della transizione, le elezioni – libere e trasparenti – dovranno svolgersi nel febbraio del 2015.

È la prima volta dall’indipendenza che in Centrafrica una donna accede alla prima carica dello Stato. E la sua elezione è stata accolta con entusiasmo dentro e fuori il Palazzo.

Ma perché una donna (o meglio questa donna) dovrebbe riuscire dove gli uomini hanno fallito?

Le sue prime parole da neo presidente sono un accorato appello alla riconciliazione, da “madre” che si rivolge ai “figli”: «Da oggi sono la presidente di tutti i centrafricani, senza eccezioni. Chiedo ai miei figli anti-Balaka (milizie cristiane) e Seleka (combattenti musulmani) di ascoltarmi e deporre le armi».

Il suo porsi super partes è reso credibile dalla sua storia personale oltre che dal semplice fatto di essere donna (la storia del Paese è tutta scritta al maschile). Nata in Chad da padre camerunense e madre centrafricana e trasferitasi in Centrafrica a 18 anni, incarna bene la diversità della popolazione centrafricana e la coabitazione tra comunità diverse. Nella capitale è nota come una persona di “grande vigore” sotto le apparenze di donna dolce. Alcuni sottolineano che «è una che viene dal settore privato, una abituata a lavorare» per distinguerla dai politici di professione.

Il suo impegno nel sociale la fa apparire poi una figura che non cerca il potere per il potere. Il quotidiano della Costa d’Avorio Fraternité Matin constata che, anche se in Africa ci sono soltanto 3 donne presidente su 54 capi di Stato:

«La donna raccoglie sempre più consensi nel continente per esercitare alte funzioni al vertice del Paese. È in periodi di crisi che i loro valori di signore appassionate, rigorose, impegnate nella difesa della pace e dei diritti umani nonché di mediatrici risultano essere veri e propri tesori».

PS: Dietro l’elezione di Catherine Samba-Panza, c’è un’altra donna: la vicepresidente del Consiglio nazionale di transizione, Léa Koyassoum Doumta.

Alessandra Muglia


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