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Milano, provincia di Baghdad: le italiane (non) usano la pillola come le irachene

La 27 Ora
03 03 2014

Le italiane indossano la maglia nera nella classifica dei contraccettivi ormonali: solo il 16,2%, un dato paragonabile a quello dell’Iraq postbellico. La percentuale sale al 41% per le francesi e al 51% per le olandesi. Forse non a caso, una gravidanza italiana su cinque è indesiderata. A presentare questi numeri è Nicola Surico della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO).

Una ragazza su due ammette di non aver utilizzato alcun metodo contraccettivo durante la prima esperienza sessuale. Fatalismo? Eccesso di sicurezza? Ignoranza? Di certo, il rischio è di diventare mamme durante l’adolescenza: zainetto in spalla e biberon in mano. E non è più solo un rischio. «Trasmissioni televisive (Mtv) fanno ascolti mostrando sedicenni con bebè al seguito», fa notare il dottor Surico.

Il sesso protetto, in Italia, non è la norma.

Sessanta donne su cento non usano alcun metodo contraccettivo, quindici non ne ha mai fatto uso e quarantaquattro hanno smesso di utilizzarlo.

Molte italiane che usano la pillola riferiscono di problemi d’ansia e timori di aumento di peso; questo finisce per prevalere sul rischio di una gravidanza indesiderata. C’è addirittura un problema di memoria, secondo la ricerca: otto donne su dieci temono di non ricordare di prendere la pillola (la sveglia non va più di moda?).

C’è di peggio. L’educazione sessuale è considerata dalle metà dei giovani una perdita di tempo. Senza contare una rete informativa insufficiente: in Lombardia esiste un consultorio ogni 60mila abitanti. Per legge, ce ne dovrebbe essere uno ogni 20mila. «Il tasso di gravidanza nelle minorenni è cresciuto ancora, negli ultimi anni – spiega Surico – E il primato è passato dalla Sicilia alla Lombardia».

Sembrano dati antichi: e invece sono modernissimi, purtroppo. E avvicinano pericolosamente l’Italia ad alcuni tristi primati britannici e nordeuropei. Anche l’abuso d’alcol – una strada su cui l’Europa del Sud sta raggiungendo l’Europa del Nord – ha probabilmente un effetto. Adolescenti impreparati, che confondono eccitazione, gioco e responsabilità: «Alcune ragazze credono che con il primo rapporto non si possa rimanere incinte, e amano correre il rischio», racconta Novella Russo, ginecologa della Clinica Valle Giulia di Roma. «Molte, non avendo partner fissi, ritengono inutile prendere un contraccettivo ormonale in modo abituale».

Ecco perché un’altra pillola vive oggi la sua età dell’oro. La cosiddetta pillola del giorno dopo è tra i primi cinque (!) farmaci venduti nel nostro Paese. Nel 2013, in Italia, sono state vendute 350.000 pillole del giorno dopo e 11.000 pillole dei cinque giorni dopo. Il consumo è aumentato del 60 per cento in sette anni, riferisce la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo). Notizia smentita però dalla casa farmaceutica leader per la contraccezione d’emergenza, la HRA Pharma Italia: «Notizie inesatte. Dal 2008 a oggi si è registrato un calo del 4 per cento».

In attesa di capire chi ha ragione, sarebbe bene chiedersi: perché in Italia è così difficile prevenire e siamo continuamente costretti a intervenire nell’emergenza? In questo, il sesso ricalca la politica, l’economia e l’ambiente. Ma diciamolo: è una consolazione?

Stefania Chiale

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