Aborto e potere. Intervista a Lisa Canitano

Monica Pepe, Zeroviolenzadonne
24 marzo 2014

Quanti anni sono che la 194 non viene applicata correttamente nel sistema sanitario pubblico e perchè?


Mah, è difficile stabilire l'anno in cui è cominciato ad andare peggio. Certo la ripresa della aggressività di una parte del mondo cattolico è stata favorita dal ventennio berlusconiano.
I cimiteri per i feti, il progetto di scardinare la 194 attraverso la legge 40, che rivendicava i diritti dell'embrione. Lentamente ma neanche troppo si è creato un clima sfavorevole, come se ormai bastasse una spallata per eliminare l'aborto legale dal nostro paese.

L'aborto è ancora un diritto delle donne?
L'aborto è un diritto delle donne garantito da operatori che ci mettono del proprio. Ho sentito studentesse ostetriche a cui la tutor diceva "rifiutatevi di entrare in sala operatoria quando fanno le interruzioni di gravidanza", in modo da crescere personale obbiettore fin dall'Università. Il nostro timore è che quando usciranno per il pensionamento i medici e il personale che era giovane negli anni 70 non si troverà più nessuno disponibile a fare questo lavoro e il diritto finirà. Nessuna regione rispetta la legge fino in fondo e dappertutto ci sono Ospedali che non applicano affatto la Legge, senza che nessuno intervenga. Una volta ho detto a una collega di Firenze che facevo interruzioni di gravidanza e lei mi ha risposto "Sei Erode". Ecco il clima è un po' questo.

Le inchieste più recenti mostrano che il problema dell'obiezione di coscienza colpisce tutte le donne, anche quelle che la gravidanza l'avrebbero portata avanti se il feto non avesse presentato anomalie. Come mai?
Il maltrattamento, come ha fatto notare l'Associazione CiaoLapo colpisce anche le donne che partoriscono feti morti senza causa. Purtroppo gli operatori tendono a tenersi lontano dal dolore altrui, e nel caso dell'aborto di feti malati esplode aggravato dall'ideologia. Donne con feti non compatibili con la sopravvivenza sono stata invitate a portare avanti la gravidanza per offrire gli organi per il trapianto. Insomma si è passato il limite della decenza e del rispetto del dolore altrui, direi.

Quali sono gli ospedali pubblici nel Lazio in cui le donne incontrano le maggiori difficoltà e umiliazioni quando vogliono interrompere una gravidanza? E perchè?
In realtà le donne quando riescono ad agganciare gli operatori che applicano la legge con passione riescono a fare buone esperienza dappertutto, ma non sempre ci riescono.

Come funziona sinteticamente la catena di comando della sanità pubblica all'interno delle Regioni?
La nostra è una Regione canaglia, per via del deficit, e quindi non ha assessore alla sanità. Il commissario è il governatore Nicola Zingaretti, e il sub commissario, Botti, è un espressione della sanità lombarda. Poi c'è il direttore della sanità, la dott.ssa Flori De Grassi, la cabina di regia fatta da persone di fiducia di Zingaretti che dovrebbe fare la politica sanitaria, Alessio D'Amato, Giorgio Cerquetani, Daniele Di Micco e Cecilia D'Elia, referente per le questioni di genere del governatore... da nessuno di loro abbiamo mai sentito una parola pubblica sui problemi delle donne.

Niente sull'aborto, niente sulla gravidanza, niente sulla contraccezione, niente sui tagli cesarei, se non l'obbligo per i Direttori Generali di ridurli, senza che l'organizzazione del percorso nascita sia stata minimamente affrontata. Nella famosa Regione trasparente non siamo in grado di vedere nulla nè di partecipare a nessuna decisione che riguardi le donne. Siamo state come Casa Internazionale delle donne in Regione l'anno scorso, abbiamo chiesto dei tavoli di lavoro... non è successo niente.

Sappiamo che sono stati riuniti i responsabili dei Consultori, in massima parte psicologi e pediatri, ma nè noi operatori della 194, nè le organizzazioni delle donne hanno minimamente neanche notizie di quello che viene deciso. Insomma non disturbate il manovratore come sempre... peccato che nelle precedenti regioni di centro sinistra il manovratore sia andato a sbattere, come risultato.

Nel frattempo la situazione dei diritti riproduttivi delle donne in questa Regione continua a sprofondare, come nelle sabbie mobili.

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