LA PRIMAVERA DELLE DONNE ARABE CONTINUA (SOLO?) SUI SOCIAL NETWORK

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di Valerio Bassan, Linkiesta
10 gennaio 2012

L'ondata di piena portata dalle rivolte del 2011 continua: in un anno sono tre milioni in più le ragazze arabe che si sono iscritte a Facebook. Mentre qualcuno storce il naso, una ricerca evidenzia come i social network stiano diventando uno strumento importante per le donne che, grazie al web, assaporano una nuova libertà. È un’illusione o qualcosa di duraturo?

Nelle primavere arabe hanno giocato un ruolo decisivo e ancora oggi - mentre il moto riottoso delle proteste si è affievolito - Facebook e Twitter continuano a svolgere una funzione importante, sia nelle società del Nord Africa che in quelle della penisola araba. In particolare per le donne: i social network stanno diventando, per loro, uno strumento d'emancipazione. Attraverso i propri profili, personali e senza "mediazioni", le giovani arabe riescono infatti a mettersi in contatto con il mondo, superando almeno virtualmente i paletti sociali e religiosi. E tramite il web, aumentano la loro consapevolezza e alimentano il dibattito sui loro problemi, assaporando una nuova libertà.

Questa tendenza è evidenziata dai dati. A settembre 2011, il numero stimato di utenti Twitter attivi nelle regioni arabe era di 652mila, con 37 milioni di Tweet spediti in un solo mese, oltre 1 milione e 200mila al giorno. Nel 2010 le cifre erano drasticamente più basse: se oggi, su circa 180 milioni di tweet giornalieri, 2,2 milioni sono scritti in arabo, dodici mesi fa la cifra si fermava a 30mila (studio Semiocast). I dati di Facebook sono ancora più indicativi: attualmente gli utenti sono circa 36 milioni, il 68% in più dall’inizio dell'anno. Di questi, circa uno su tre sono donne. È una percentuale ancora distante dalla media mondiale, che tocca il 50%, ma in costante aumento: la percentuale di utenti donna è cresciuto dal 32% al 33,5% in dodici mesi, circa tre milioni in più. Lo ha rivelato uno studio realizzato dalla Dubai School of Government in 22 paesi arabi.

Una spinta alla diffusione dei social network tra le donne arabe è arrivata dall'esempio delle attiviste, che grazie al web hanno portato avanti le proprie battaglie: Lina Ben Mhenni, autrice del blog A tunisian girl, Eman Al Nafjan di Saudiwoman o Afrah Nasser, che dalla svezia gestisce una seguitissimo blog politico. «Le trasformazioni sociali e politiche che hanno attraversato le regioni arabe hanno giocato un ruolo importante nell'abbattimento di alcuni stereotipi riguardanti le donne arabe come oppresse e sottomesse», si legge nelle conclusioni del rapporto diffuso dalla Dubai School of Government. «In particolare, il ruolo di primo piano che le donne hanno giocato nell'organizzazione e nella partecipazione ai movimenti sociali in Tunisia, Egitto e Yemen ha consolidato la loro posizione di partner allo stesso livello degli uomini nel riassetto degli orizzonti politici dei loro stati». Una fotografia positiva del momento confermata anche dall'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Tawakkul Karman, leader donna del movimento politico in Yemen.

Sebbene i dati sull'utilizzo femminile dei social media siano cresciuti, c'è ancora molto lavoro da fare per raggiungere la media mondiale. «La differenza esistente tra donne e uomini nell'uso dei social media rispecchia le difficoltà e le limitazioni che le donne arabe affrontano nella vita di tutti i giorni», ha detto Racha Mourtada, che ha curato la ricerca della Dsg. Secondo Fadi Salem, direttore del Governance and Innovation Programme di Dubai, «è vero: le donne arabe che usano i social media sono relativamente poche. Tuttavia, il 70% degli utenti attivi del mondo arabo sono giovani, uomini e donne, il che indica come una massa critica di persone abbia iniziato a fare propri questi strumenti per realizzare il cambiamento. In generale, lo studio mostra come i social network possano anche giocare un ruolo importante nel rendere più forti le donne arabe nel prossimo futuro».

Ma l'emancipazione femminile attraverso le piattaforme web sta suscitando un certo dibattito all'interno delle società arabe. Nel sondaggio di Dsg, il 40% degli intervistati ritiene che questo fenomeno non possa avere solo risvolti positivi, ma anche alcune derive preoccupanti. Proprio in questi giorni, la giornalista saudita Mariyam Jaber ha realizzato un'inchiesta sui comportamenti delle donne digitali, evidenziando come, sempre più spesso, le ragazze utilizzino i social network per mostrare le parti più private del proprio mondo, quelle che la società normalmente impone loro di nascondere. «Ci sono molti siti intenet in cui donne saudite, senza rivelare la propria identità, fotografano e pubblicano parti del loro corpo: i piedi, il corpo, le unghie» scrive il quotidiano online Arab News.  Per Mariyam Jaber questo comportamento «rivela il desiderio delle donne di liberarsi dalle restrizioni sociali e di esprimersi».

Un desiderio di libertà che alcuni, però, trovano contrario al buon senso: «Le giovani generazioni non hanno idea di quale sia la linea che divide quello che si può e quello che non si può condividere su internet. I giovani dovrebbero essere avvertiti e protetti dalle conseguenze sociali indesiderabili che questi comportamenti possono avere», spiega il professore di Informatica Abdullah Al-Waleedi. Secondo il docente di Scienze Sociali Mahmoud Al-Kesnawi, dell'università di Umm Al-Qura, l'uso eccessivo dei social network da parte delle donne deriva dal tanto tempo libero che esse hanno a disposizione, a causa della disoccupazione. «Le autorità dovrebbero fare passi decisi nel creare nuove opportunità di lavoro per le donne nel rispetto degli insegnamenti dell’Islam, affinché queste non abbandonino le preghiere in favore di un uso eccessivo di Internet», spiega. Posizione condivisa anche dalla studentessa Mary Al-Reida, che aggiunge: «Internet è un'illusione, non rappresenta la vera libertà».


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