L’educazione alle differenze? A scuola la chiamano “Strategia del Gender”

UAGDC
10 06 2014

Lo scorso 17 maggio, Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, studenti del liceo Linguistico Stabili Trebbiani di Ascoli Piceno avevano chiesto di divulgare una circolare per lanciare una riflessione sull’avversione nei confronti delle persone LGBT, sostenendo che “l’omofobia è una limitazione di libertà e di scelta per la persona in quanto tutti dovremmo sentirci padroni della nostra vita” e augurando ai compagni e alle compagne “una buona giornata all’insegna del buonsenso e del rispetto e solidarietà reciproci”.

La circolare è stata però bloccata dalla preside, Marisa Salvatori, con le seguenti dichiarazioni:

“L’omosessualità è contro natura, perché non è possibile che un essere umano possa amare un altro essere umano dello stesso sesso, e a me fa schifo”.

Gli/le studenti si sono fatt* subito sentire attraverso una nota:

“Tali dichiarazioni non fanno che sconvolgere quel ruolo educativo di fondamentale importanza: il preside. Prima di tutto noi della Rete degli Studenti Medi denunciamo quella mancanza di neutralità nel pensiero che non permette un libero sviluppo delle idee tra gli studenti, creando un ambiente chiuso e oppressivo. In secondo luogo richiediamo con forza che ci sia un rapporto paritario tra studente ed educatore in una compresenza di doveri e diritti reciproci. Non rientra nei reali poteri decisionali di quest‘ultimo, infatti, ostruire le iniziative degli studenti, purché queste non limitino e non sovvertano il regolamento d’Istituto – e non è questo il nostro caso. In conclusione ci appelliamo alle istituzioni locali – regionali e/o provinciali – affinché prendano provvedimenti in merito”.

Le associazioni LGBT non si sono fatte attendere, in particolare quelle locali, come Arcigay Agorà di Pesaro-Urbino, tanto che l’assessora Paola Giorgi ha espresso l’intenzione di considerare la rimozione dall’incarico della preside.

Questo non è il primo caso in cui all’interno di un contesto educativo i temi della tolleranza e del rispetto delle diversità vengono male accolti e addirittura osteggiati in nome dei pregiudizi, fino ad arrivare alle offese.

Pochi giorni prima, infatti, a Treviso c’erano state le proteste dei genitori di studenti per la proiezione di un – così definito – “film gay” in una scuola media, inserito nel programma di educazione sentimentale dell’Usl 9 per le scuole secondarie inferiori, che tratta della storia di un padre che lascia la famiglia per andare a vivere con un altro uomo.

Un centinaio di genitori hanno protestato segnalando il “caso” al sindaco della città, Giovanni Manildo. Queste le parole di un genitore:

“Non siamo persone omofobe, ma pretendiamo di essere almeno messi al corrente in anticipo di certi contenuti. Avremmo voluto ci fosse stata una discussione preventiva, sarebbe stato necessario un filtro”

poiché

“non tutti sono ancora pronti ad affrontare simili tematiche”.

La solfa del “non sono omofobo ma…” è roba vecchia, poiché ci sono criteri oggettivi che inquadrano determinati atteggiamenti come intolleranti. La discriminazione nei confronti di persone in base al loro orientamento sessuale è omofobia. Saltare sulla sedia perché la propria figlia o il proprio figlio si approcciano a situazioni non eteronormate è un atteggiamento omofobo, poiché si reputano queste ultime come diverse dalla “regola” e necessarie, per l’appunto, di un trattamento speciale e di una “preparazione” a parte, idea che va contro qualsiasi principio di egualitarismo e integrazione.

Ma non è certo la prima volta che genitori terrorizzati scattano in allarme e chiedano il ritiro di iniziative che, a loro avviso, si riconducono alla fantomatica “Strategia del Gender”…

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