Una mail da Stoccolma

Letto 1796 volte

Lipperatura
18 06 2014

Sì, è molto complicato ricominciare i discorsi sui femminismi e la violenza e i femminicidi. Moltissimo, anzi, perché quegli stessi discorsi sono stati inquinati da un lato dalla semplificazione e dall’appropriazione e insomma dalla “normalizzazione” di discorsi e rivendicazioni che venivano considerati “funzionanti” (si pensi alla celebre frase pre-elettorale di Michele Emiliano sulle donne che in questo momento “bucano”, ovvero sono mediaticamente e politicamente utili). E dall’altro dal rigurgito anti-femminismi (tutti, indistintamente) dipinti (tutti, indistintamente) come moralistibigotticastrantifanaticidelirantiossessiviviolenti e insomma si curassero queste babbione vecchie e tristi e invidiose.

E’ difficile, difficilissimo.

Così, lascio la parola a un vecchio amico più volte citato: è Stefano Dell’Orto, che vive in Svezia e di come si vive in Svezia e in Italia ha spesso parlato. Ieri mi ha inviato una mail e mi ha autorizzato a pubblicarla. La trovate qui sotto. L’auspicio è che Stefano non venga accusato di voler mettere i mutandoni alle statue, o di invidia per l’altrui giovinezza: dal momento che si tratta di un giovane uomo sereno che vive serenamente con la sua compagna e le sue bambine. Almeno, tirate un bel respiro e, al di là di quanto possa essere personalmente allettante e conveniente dichiararvi contro lemoralistebigotteinvidioseeccetera, provateci.

“Il femminicidio di Motta Visconti (compresi i figli!), quello di Pietra Ligure, la cattura del presunto assassino di Yara… Loredana, ma qui siamo una società intera che deve andare in analisi.

Io voglio credere che la maggior parte di noi uomini sia diversa, ma qui dobbiamo porci delle domande serie.

Qui parliamo di padri di famiglia senza apparenti problemi.

Che sia il costante e continuo bombardamento di messaggi a sfondo soft-sessuale uno degli elementi che crea una frustrazione incontrollabile?
Io certi siti (corriere.it, repubblica.it, non parliamo di gazzetta.it) oramai al lavoro non li guardo più per timore che i colleghi (che non capiscono il testo) guardando le immagini pensino che sia su siti porno-soft: gallerie fotografiche intere sulle mogli dei giocatori e su donne varie con scelta dell’immagine più conturbante. E poi veline, balletti ammiccanti, pubblicità con la donna sexy per venderti cose tipo la cera per l’automobile o il computer. Modelle stile Lolita.

La logica vorrebbe dire che non può bastare a spiegare come si arrivi a tutta questa follia… però, però… qualcosa bisogna fare.

Ti prego, lancia parallelamente alla campagna e alla lotta che fai da anni una proposta provocazione: una settimana, dico una, di comunicazione alternativa.
- Niente foto sexy, ammiccanti, eccetera. Chi sceglie la foto per l’articolo che parla della Minetti ne scelga una “normale” e non una che ne esalta il seno. Che le foto su come ha giocato Balotelli facciano vedere lui sul campo, e non la sua fidanzata sugli spalti. Pirlo ha lasciato la moglie e Buffon pure e la notizia fa vendere? Bene, ma evitiamo le gallerie fotografiche su nuove ed ex. Ben vengano le pubblicità, che sono necessarie per la sopravvivenza dei quotidiani… ma premiamo la pubblicità creativa.

Non voglio fare il bacchettone, quello che vuole mettere il niqab a tutte “perché l’uomo non si sa controllare”. Voglio solo creare una riflessione seria. Io voglio una società nella quale le mie figlie possano vestirsi come preferiscono e possano prendere i mezzi pubblici a qualsiasi ora e camminare sino a casa senza timori. Voglio una società nella quale tutte le donne (e anche gli uomini) possano farlo. E voglio una società nella quale ogni uomo si prende le proprie responsabilità.

Chi dice che va bene così o non capisce o peggio è in malafede. Bisogna fare qualcosa.
Non “se non ora”, ma “ORA!”. Punto”.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook