L'Onu: in Ucraina crimini e 1200 morti

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Il Manifesto
29 07 2014

Oltre mille morti, tre­mila feriti, due­cen­to­mila sfol­lati. Una regione al col­lasso per i pesanti bom­bar­da­menti subiti e per i com­bat­ti­menti ancora in corso. La mag­gio­ranza delle vit­time è com­po­sta da civili (tra i morti anche gior­na­li­sti e foto­grafi, com­preso l’italiano Andrea Roc­chelli) men­tre il governo di Kiev si sco­pre – come pre­ve­di­bile – tra­bal­lante e senza un par­la­mento in grado di soste­nerlo: la camera nei giorni scorsi ha votato con­tro le leggi che dovreb­bero per­met­tere di rice­vere gli aiuti del Fmi, pro­cu­rando le dimis­sioni del pre­mier, e ieri ha invece appro­vato – su indi­ca­zione del pre­mier uscente Yatse­niuk — una nuova tassa per finan­ziare l’esercito impe­gnato a ricon­qui­stare le regioni orientali.

É la foto­gra­fia dell’Ucraina, in parte scat­tata ieri dal quarto rap­porto dell’Onu dall’inizio della crisi. Una rela­zione che mostra ancora una volta quanto molti media, spe­cie nostrani, hanno ten­tato di mini­miz­zare nel corso degli ultimi mesi: in Ucraina c’è una guerra in corso, con l’utilizzo di armi pesanti, bande e gruppi para­mi­li­tari che imper­ver­sano e un numero di vit­time altis­simo. L’Alto com­mis­sa­rio Onu per i diritti umani, Navi Pil­lay, ha sot­to­li­neato che da metà aprile al 26 luglio, i morti nel con­flitto sono almeno 1.129, men­tre sareb­bero 3.442 i feriti. «Paura e ter­rore sono state inflitti dai gruppi armati sulla popo­la­zione dell’Ucraina orien­tale», men­tre l’abbattimento dell’aereo malese, può essere con­si­de­rato un «cri­mine di guerra».

Navi Pil­lay ha infine sot­to­li­neato come fat­tore «impe­ra­tivo», l’apertura di «un’inchiesta rapida, minu­ziosa, effi­cace ed indi­pen­dente» sui fatti. Nel rap­porto, l’Onu accusa entrambe le parti, invi­tando a «cer­care di evi­tare che altri civili pos­sano essere uccisi o feriti». Ma i com­bat­ti­menti con­ti­nuano, ren­dendo dif­fi­cile e arduo il lavoro degli esperti, che dovreb­bero con­durre le inda­gini sul luogo dove è stato rin­ve­nuto il relitto dell’aereo malese abbat­tuto. Ieri il team di poli­ziotti olan­desi e austra­liani, ha rinun­ciato a rag­giun­gere la zona dove si tro­vano i resti dell’aereo, a causa dei forti scon­tri nell’area, risol­tisi in serata con la con­qui­sta della zona da parte delle forze uffi­ciali dell’esercito ucraino. Tutto que­sto, men­tre arri­va­vano le prime con­clu­sioni delle ana­lisi sulle sca­tole nere del veli­volo abbat­tuto. Secondo i dati recu­pe­rati, l’aereo della Malay­sia Air­li­nes sarebbe stato distrutto da una «forte decom­pres­sione esplo­siva» pro­vo­cata dalle schegge di un mis­sile. Ad affer­marlo, secondo quanto ripor­tato dal Wall Street Jour­nal, sarebbe stato il colon­nello Andriy Lysenko, por­ta­voce del Con­si­glio di sicu­rezza e difesa ucraino.

Sulla vicenda, che potrebbe essere diri­mente nell’attuale con­flitto in corso, ieri è inter­ve­nuta la Rus­sia, nell’ormai clas­sico botta e rispo­sta con la Casa Bianca. Mosca ha con­te­stato l’autenticità delle imma­gini pub­bli­cate da Washing­ton nei giorni scorsi, che pro­ve­reb­bero il coin­vol­gi­mento diretto della Rus­sia nei bom­bar­da­menti con­tro le posta­zioni mili­tari ucraine. Secondo il por­ta­voce del mini­stero della Difesa russo, Igor Kona­shen­kov, a causa dell’assenza di loca­liz­za­zioni pre­cise e della scarsa riso­lu­zione delle imma­gini «è impos­si­bile sta­bi­lire l’autenticità» delle foto­gra­fie satel­li­tari. La Rus­sia – infine — è tor­nata ad avvi­sare gli Usa con­tro un pos­si­bile invio di armi al governo a Kiev. «Una misura del genere non farebbe altro che spin­gere ad una solu­zione non nego­ziale del con­flitto» ha detto il mini­stro degli Esteri Lavrov che ha chie­sto inol­tre a Washing­ton di for­nire «final­mente» le infor­ma­zioni sui pre­sunti con­si­glieri mili­tari Usa che sta­reb­bero aiu­tando il governo ucraino. «Da tre mesi chiedo al segre­ta­rio di Stato ame­ri­cano se siano vere le noti­zie riguardo ai 100 esperti ame­ri­cani nel con­si­glio di sicu­rezza ucraino, ma finora non ho rice­vuto rispo­sta» ha detto il mini­stro. Obama ha rispo­sto ieri a seguito di una con­fe­rence call con il pre­si­dente fran­cese Hol­lande, la can­cel­liera Angela Mer­kel, il pre­mier Mat­teo Renzi e il bri­tan­nico Came­ron. I cin­que hanno deplo­rato «che la Rus­sia non abbia fatto effet­tive pres­sioni sui sepa­ra­ti­sti per indurli a nego­ziare e non abbia assunto le misure con­crete che si atten­de­vano da essa per garan­tire il con­trollo della fron­tiera russo-ucraina».

 

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