Perchè stare con il Teatro Valle Occupato. Intervista a Christian Raimo

Zeroviolenza
30 luglio 2014

Christian Raimo, perché bisogna difendere l'esperienza del Teatro Valle Occupato (qui il punto della situazione) e cosa ci vogliono fare secondo te?

Non bisogna difendere l'esperienza del Teatro Valle, bisogna elaborarla, utilizzarla, proseguirla, farla propria, criticarla anche: bisogna insomma non prescinderne, non ignorarla.
È stato un laboratorio di educazione politica. Con I mille difetti che ha avuto la politica in questi anni, ma anche con molti pregi che la politica in questi anni non ha avuto. È stato profondamente democratico, è stato coinvolgente, è stato imitato, non si è trasformato in una plancia per piccoli arrivisti. Per questo ha ancora molto da dire, e secondo me sarebbe sbagliato proprio a questo punto aprire un'interlocuzione per chiuderla un minuto dopo. Il Comune, se non è in una posizione di debolezza assoluta – se non è cioè sotto scacco di Acea, Agis, Siae, Corte dei Conti, etc... - potrebbe dire semplicemente: trattiamo fino a metà settembre, a ottobre, e avrebbe vinto.

Altrimenti, e io penso finirà così, si staccherà qualche utenza il primo o il due agosto, e dopo una settimana ci sarà uno sgombero. A chi avrebbe giovato tutto questo?

Cosa non ha fatto il Teatro Valle Occupato e avrebbe potuto fare?

Io penso che, per quello che è la partecipazione politica oggi, ha fatto moltissimo. Il Teatro Valle non è un'entità astratta. Mi chiedo: che cosa non ho fatto io? Perché non sono stato a più assemblee? Perché non ho dato una mano una volta in più a pulire, etc...?

I milioni di difetti ci sono. Dovuti alla stanchezza, all'inesperienza di chi ha occupato. Poteva mediare di più con gli altri teatri, e trovare dei mediatori istituzionali. Ma queste pecche – che sono anche pecche mie – sono dovute a una sorta di orgoglio per un'esperienza ricchissima che per tre anni è stata tollerata se non denigrata dalla politica romana.

Qual'è lo stato della cultura in Italia?

Siamo un Paese marginale, con talenti incredibili che ci mettono vent'anni per affermarsi. Occorre un investimento sulla scuola e l'università che nessun governo sembra aver intenzione di fare.

Potresti darci alcuni dati?

In un libro recentissimo uscito per Laterza, Senza sapere di Giovanni Solimine, si riportano i risultati di una ricerca condotta da Save the Children: più di 300.000 ragazzi di età inferiore ai 18 anni, residenti nelle regioni meridionali, non hanno mai fatto sport, non sono mai andati al cinema, non hanno mai aperto un libro o acceso un computer.

Qual'è la relazione tra cultura, scuola e informazione?

È un ecosistema. Se si guasta un pezzo, il resto si rovina automaticamente. Il fatto che l'editoria dei libri e dei giornali è al tracollo è dovuto anche semplicemente al fatto che a scuola non si educa a leggere.

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