Sto con il Valle Occupato perché costruisce futuro. Intervista a Daniele Vicari

Zeroviolenza
31 luglio 2014

Daniele Vicari, cosa colpisce dopo tre anni di stagione artistica, sociale e di formazione riconosciuta in tutto il mondo?

Anche gli occupanti sanno che il Teatro Valle non è un "centro sociale" realizzato in una fabbrica abbandonata.
E' un edificio, anzi un "momumento" pubblico.

Mi chiedo se nelle varie privatizzazioni questo principio venga sempre rispettato, e mi chiedo se non ci fosse stata l’occupazione cosa sarebbe accaduto a questo edificio monumento pubblico. Credo che la logica dello sgombero sia sbagliata, trasformare una magnifica esperienza in un problema di ordine pubblico sarebbe una sconfitta per tutti. L'Assessora non ha un compito facile, ed è ovvio che cerchi di ricondurre il Valle sotto la supervisione del Teatro di Roma, meno ovvio sarebbe però trattare con sufficienza, come una cosa un po’ fastidiosa da gestire, se non ignorare del tutto l’esperienza straordinaria che l’occupazione ha regalato alla città e non solo alla città, visto l’interesse che ha riscosso e riscuote in giro per il mondo.

Ma in Italia amiamo danzare sull'orlo dell'abisso, e spesso finiamo nel burrone, quindi se si dovesse arrivare allo sgombero spero che la Forza Pubblica entrando nel teatro trovi ad accoglierla nella hall il Professore del film di Kurosawa, Madadayo, seduto davanti al tè fumante, pronto ad accompagnare gli ospiti in giro per quella meraviglie che è il teatro, mostrando loro che uno spazio vuoto, anche se bello, è solo la testimonianza di un’esistenza che fu. E mostrando il vuoto spero che il Professore racconti alla Forza Pubblica le cose che l’occupazione ha fatto che in questi tre anni, come il Teatro sia diventato la casa di tutti coloro che amano l’arte e la libera espressione del pensiero e non una sala Bingo com’è successo a tanti cinema storici della Capitale.

Qual è stata la tua esperienza artistica e umana al Valle Occupato?

A dire il vero io sono stato soltanto un fruitore delle attività svolte nel teatro. Vi ho solo fatto una presentazione con Luigi Manconi del mio film La nave dolce. Per il resto sono andato a vedere un po’ di spettacoli, qualche dibattito pubblico. Ma nel deserto culturale romano di questi ultimi anni, il Valle è stato sempre il primo posto a cui ho pensato quando mi sono chiesto: che faccio stasera? Risposta: vediamo se al Valle c’è di nuovo qualcosa di interessante.

Cosa si poteva fare in più secondo te?

Vedo che va di moda dire che “gli occupanti potevano fare di più” e allora mi adeguo, anzi rilancio: si poteva fare molto di più, un Valleoccupato per ogni città italiana… e gli assessorati alla cultura, anziché agitare lo spettro della “illegalità” per coprire le proprie insufficienze e difficoltà, avrebbero potuto finanziare queste attività “illegali”, perché costruiscono futuro, mobilitano coscienze, creano dibattito, sperimentazione. A cosa servono altrimenti le istituzioni? Le istituzioni sono vive quando fanno vivere i desideri e comprendono i conflitti, altrimenti sono soltanto burocratiche formattatrici… La vita è un sogno, diceva un teatrante del seicento, figuriamoci l'espressione artistica, e chi non ha mai sognato scagli la prima pietra!

Cosa sta accadendo al Cinema in Italia oggi e al mondo della cultura?

Che domandona! Sta accadendo di tutto, mi sembra (o mi illudo?) che si torni a discutere un po’ in tutti i settori, nella letteratura come nella musica e nel teatro… a proposito di cinema mi sembra (o mi illudo?) che si cominci a fare film pensando al resto del mondo e non solo alla Repubblica Cispadana. Ma è un processo lungo, faticoso e per niente scontato, e potrebbe essere solo una illusione, ma questo dipende da ciascuno di noi, a cominciare da chi firma le opere con nome e cognome.

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