L’Iran sospende l’esecuzione di Reyhaneh. Il mondo si era mobilitato per lei

Le persone e la dignità
08 10 2014

Dopo la disperata supplica della madre e la mobilitazione internazionale per fermare l’impiccagione, tra cui l’appello di Amnesty International, l’Iran ha deciso di sospendere l’esecuzione di Reyhaneh Jabbari (nella foto), la ventiseienne condannata a morte nel 2009 per l’omicidio, avvenuto due anni prima, di un ex funzionario del ministero dell’Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi.

A dare la notizia della sospensione dell’esecuzione è stata data dagli attivisti che in queste settimane si stanno battendo per salvare la vita della giovane donna che, dopo l’arresto, è stata detenuta in isolamento senza poter vedere il suo avvocato e la sua famiglia per due mesi, durante i quali ha anche denunciato di essere stata torturata.

All’inizio delle indagini,Reyhaneh ha ammesso di aver inferto una pugnalata sulla schiena dell’uomo, reagendo a un’aggressione sessuale. Successivamente, ha riferito della presenza di una terza persona nell’abitazione, coinvolta nell’uccisione.

Le circostanze dell’omicidio e le esatte responsabilità di Reyhaneh Jabbari sono dunque tutte da chiarire.

Amnesty International aveva invitato le autorità giudiziarie iraniane ad annullare la condanna e aprire un nuovo processo. La sospensione dell’esecuzione va in questo senso. Grazie a tutti i lettori del blog e ai cittadini italiani che hanno firmato l’appello per fermare l’impiccagione.

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