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DONNE CHE PICCHIANO LE DONNE

Pubblicato in Dossier
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di Maria Egizia Fiaschetti, leiweb
13 gennaio 2012

Ingiurie, intimidazioni, a volte anche percosse. Le vittime sono donne, vessate da altre donne. Fenomeno marginale rispetto alla violenza maschile, che continua a prevalere, ma i dati sono in crescita: lo conferma l'ultimo dossier intitolato 'No, non sono scivolata nella doccia', a cura della cooperativa sociale Be Free, che coordina lo Sportello Donna – attivo 24 ore su 24, 365 giorni l'anno – al pronto soccorso dell'azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma. Struttura di livello europeo, dal 2009 ha accolto 700 persone per oltre 2.100 colloqui diretti.

L'accesso avviene tramite triage, o su iniziativa della persona maltrattata. E il sostegno è completo: dal counselling psicologico alle terapie mediche; dall'assistenza legale gratuita (l'utente, difesa dalle avvocatesse di Be Free, può sporgere querela) all'interfaccia con i servizi territoriali, le forze dell'ordine e la magistratura. 

Lo stalking al femminile, come emerge dal rapporto, rappresenta il 5 per cento contro l'85 per cento dei casi in cui l'aggressore è uomo. Le operatrici di Sportello Donna, però, segnalano che il trend è in aumento: "Più che nelle coppie omosessuali – spiega Anna Verdelocco, educatrice di comunità – raccogliamo testimonianze di madri maltrattate dalle figlie, di mobbing tra colleghe, di donne minacciate dalla vicina di casa o dall'ex moglie del compagno". La soglia di aggressività, che in genere si limita alle offese verbali, a volte sconfina nelle lesioni fisiche: "Graffi, calci, ma è raro che la prognosi sia di più giorni, come accade invece se il predatore è uomo", sottolinea la Verdelocco. Le sfumature racchiuse in quel 5 per cento, solo in apparenza residuale, sono molteplici. E si annidano nei luoghi più insospettabili, persino tra le dipendenti dell'ospedale: "Un'addetta alle pulizie del San Camillo – racconta l'educatrice di comunità – ci ha rivelato di sentirsi mobbizzata: le colleghe la emarginavano, al punto che ha dovuto cambiare reparto". 

Situazione simile a quella di Malika (nome di fantasia): la 22enne di origine marocchina ha dovuto lasciare il residence nel quale viveva con il marito per paura di ritorsioni. "La proprietaria mi ha picchiato e minacciato con un coltello, dicendo che avrebbe mandato qualcuno per farmela pagare – è lo sfogo dell'immigrata, raccolto dalle psicologhe di Be Free – . Voleva che entrassi nel suo giro, ma mi sono rifiutata". Le esperte sospettano che dietro ci sia la compravendita di matrimoni, per ottenere il permesso di soggiorno: "La padrona di casa – ipotizza la Verdelocco – procacciava donne italiane per false nozze con nordafricani senza documenti: una sottospecie di tratta". 

Il terrore di Paola, la chiameremo così, è stata invece la figlia adolescente: più che una bulla, una quasi aguzzina. "Non aveva alcun rispetto nei miei confronti – la madre 45enne, calpestata nel suo ruolo, si è rivolta allo sportello antiviolenza – e continuava a portarmi in casa tutti i malviventi e i tossici del quartiere". Impossibile ribellarsi, far valere la propria autorevolezza: "Mi minacciava di morte – ha confessato la donna – stringendomi le mani intorno alla gola". 

Giovanna (nome di fantasia) è arrivata al San Camillo in ambulanza, dopo essere stata malmenata dalla figlia Teresa (nome di fantasia): la donna – madre di due femmine, di 10 e 12 anni, e di un maschio, di sette – vive ancora nella casa di famiglia. L'abuso di alcol e droghe la rendono irascibile, fuori controllo. E il bersaglio della sua irrequietezza, istigata dalla dipendenza sempre più ingestibile, è Giovanna. L'episodio limite risale a un anno fa: Teresa chiede soldi, con la scusa di dover saldare il contro per l'acquisto di un elettrodomestico. Esasperata dall'assillo continuo, la madre si rifiuta: la reazione, al suo ritorno a casa, sarà furibonda. Giovanna trova l'uscio sbarrato, bussa invano e attende a lungo prima che qualcuno le apra. Ma ecco che Teresa la assale, sbattendola contro il muro: la vittima riesce a divincolarsi e a chiudersi a chiave in cucina. La predatrice, fuori di sé, sfonda la porta a vetri ferendosi a un piede. Incurante del taglio, infierisce ancora sulla madre: la graffia, le strappa i vestiti di dosso e, uscita sul pianerottolo, li butta per le scale. Giovanna chiede aiuto e si rifugia dai vicini, che nel frattempo chiamano la polizia. 

La stalker di Angela (nome di fantasia), italiana di 45 anni, è – unicum tra i casi trattati dall'équipe del San Camillo – l'ex compagna Roberta: la convivenza di due anni si interrompe dopo che quest'ultima inizia a perseguitare la partner. Prima le violenze psicologiche ("Non vali niente, sei una cretina"), poi l'ossessione immotivata del tradimento, finché Angela decide di allontanarsi. Le molestie, però, non cessano: decine di telefonate al giorno, appostamenti sotto casa, intimidazioni ("Ti investo con la macchina, non avrai pace, te la farò pagare"). La situazione degenera quando Roberta, in uno dei suoi agguati, schiaffeggia l'ex con tale violenza da perforarle il timpano. Le denunce ai carabinieri si accumulano, cinque a distanza di pochi giorni, poi Angela trova la forza di rivolgersi a Sportello Donna. E, assistita dalle legali di Be Free, si convince a integrare la querela presso il tribunale di Roma. 

Il dossier – oltre a evidenziare l'aumento di casi di stalking al femminile – rivela anche altri aspetti: ad esempio che tra le donne vittime di violenza, le più colpite (il 26 per cento) sono quelle di età compresa tra i 29 e i 38 anni. Seguite dalla fascia 39-48 (il 20 per cento). E si moltiplicano le "over 70" che, dopo anni di abusi, decidono di vuotare il sacco. Il 35 per cento è sposata, il 23 nubile, il 16 convivente, il 13 separata o divorziata. Oltre il 60 per cento è madre, mentre il 23 non ha figli. Il 58 per cento è di nazionalità italiana, il 40 proviene da altri Paesi: le più numerose, tra le straniere, sono le cittadine comunitarie dell'Est Europa (il 15 per cento) e quelle originarie dell'America Latina (l'8 per cento). Il 13 per cento è impiegata, il 6 studentessa, il 10 lavora come colf, il 6 come badante. Il 9 per cento è senza lavoro, come la fetta di quelle che si dichiarano disoccupate. 
Per quanto riguarda gli aggressori, il 54,5 per cento sono italiani, a fronte del 25 per cento di stranieri: nel 19,8 per cento dei casi la nazionalità non è nota. La famiglia rimane il contesto nel quale, più spesso, si consumano atti di violenza: il 51 per cento per cento delle volte lo stalker è l'attuale compagno, il 12 l'ex partner, il 10 un parente. Di rado (incidenza del 6 per cento), è uno sconosciuto. L'86,7 per cento delle donne rivela di aver subito aggressioni fisiche, l'83,9 di carattere psicologico. Il 23 per cento ha subìto molestie sessuali, mentre i casi di stupro sono stati 112. 

Ultima modifica il Sabato, 14 Gennaio 2012 15:23
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