Ghettizzare la prostituzione non è la soluzione. Appello al Sindaco di Roma

Prostituzione e mercatoAssociazione RISING – Pari in Genere
9 novembre 2014

Illustre Sindaco Marino, con grande preoccupazione apprendiamo dell'iniziativa di destinare alcuni quartieri della nostra città alla prostituzione. Si tratta di una forma di regolamentazione che prende atto del fenomeno e lo favorisce, rendendo più semplice e controllato l'accesso al corpo di donne, già private della dignità personale.

La regolamentazione della prostituzione è ammissione e rafforzamento della disparità tra uomo e donna e della subordinazione tra i generi. E’ rinuncia alla prevenzione e alla costruzione attiva di percorsi di uguaglianza. E’ normalizzazione, autorizzazione e legittimazione dello stupro sociale che quotidianamente le donne prostituite subiscono.

La prostituzione va affrontata al pari della violenza di genere, poiché riguarda principalmente donne e minori ed attori principali sono uomini; va combattuta senza alcuna tolleranza per il fenomeno, con interventi culturali efficaci che partano dall’educazione alla relazione paritaria tra i generi.

L’Europa ha stimato che il 62% delle donne vittime di tratta subisce sfruttamento sessuale, entrando nel circuito della prostituzione che nella nostra città si vuole regolamentare e, dunque, normalizzare.

Quindi il 62% delle donne cinesi che arrivano in Italia attraversando il mondo, chiuse in un tir, stuprate a giorni alterni da chi le traffica, giunte a destinazione subirà sfruttamento sessuale, nella maggior parte dei casi in appartamento.

Così come il 62% delle donne nigeriane che, affidandosi ai trafficanti, attraversa il deserto del Niger sopravvivendo agli attacchi dei predoni, vengono stuprate nelle Connection houses in Libia per mesi e sopravvivono (fortunate!!!) alle traversate nel mare nostrum, giunte a destinazione sarà vittima di sfruttamento sessuale.

Anche il 62% delle ragazze rumene, spesso minorenni, portate con l’inganno in Italia, attratte dalla prospettiva di un più semplice accesso al mercato del lavoro, alla salute, all’istruzione, giunte in Italia sarà costretto alla prostituzione.
Anche a Roma.
E anche nelle zone del IX Municipio che verranno a ciò destinate.

Stabilire luoghi nei quali la prostituzione è consentita significa cronicizzarla, farla apparire legittima.

Ma la prostituzione è causa e conseguenza della disparità tra i generi e riafferma l’idea che i corpi di donne e ragazze siano disponibili, acquistabili e dunque utilizzabili, come merce. Autorizzare tutto questo è un’inequivocabile e terribile violazione della dignità e dei diritti umani, una grave manifestazione della violenza di genere, che si pone, tra l’altro, in direzione esattamente opposta alle più recenti indicazioni dell’Europa (la Risoluzione Honeyball in primis).

Del tutto insufficiente è anche l’argomentazione secondo cui, attraverso lo zoning, la salute delle donne prostituite sarebbe maggiormente tutelata: di quale salute parliamo? Di quella fisica, forse.

E dove mettiamo, Illustre Sindaco, il benessere psicologico? Il diritto all’integrità psico-fisica? Si sta evidentemente ignorando la dissociazione tra corpo e mente che le donne vivono ripetutamente nella prostituzione, e gli effetti fortemente traumatici che, alla lunga, tale separazione può comportare.

Noi non possiamo farlo. Siamo donne, e rivendichiamo per noi stesse e per tutte le altre il diritto alla libertà, al benessere psico-fisico, all’integrità.
La invitiamo dunque, Illustre Sindaco, ad intervenire urgentemente, ponendo fine a questa inaccettabile e gravissima ghettizzazione e mettendo in campo interventi mirati, cominciando a considerare la prostituzione quale forma di violenza contro le donne.

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