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Hong Kong, stallo e tensione dopo lo sgombero violento degli studenti

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Pagina 99
02 12 2014

CLAUDIA ASTARITA

La protestaDopo una notte di scontri il governatore ammonisce chi protesta: "Non tornate in piazza". Tre giovani cominciano uno sciopero della fame. Pechino vuole evitare un'escalation ma non tollererà che si prolunghi ancora e "non ha intenzioni di cercare compromessi sulla democrazia". La violenza degli studenti è un segno di frustrazione

Nell’arco di una notte la protesta pacifica di Hong Kong ha cambiato volto. Le immagini delle centinaia di studenti che con grande rispetto e senso civico hanno deciso di scendere in piazza per chiedere al loro governo di “stare ai patti”, e quindi rispettare la promessa dell’84 concedendo loro l’agognato suffragio universale, sono state improvvisamente sostituite da quelle di ragazzi violenti, spesso incappucciati, protagonisti di episodi di guerriglia urbana che hanno portato all’arresto di una quarantina di manifestanti e al ferimento di circa sessanta persone, tra cui undici agenti di polizia.

“Dopo lo sgombero di Monk Kok di fine novembre, quartiere meno centrale rispetto ad Admiralty, il cuore della protesta, ma ugualmente paralizzato da accampamenti e barricate, il governo di Hong Kong deve aver pensato che i tempi fossero maturi per riportare la situazione alla normalità”, spiega a pagina99 Sow Keat Tok, vice-direttore del Centro Studi sulla Cina Contemporanea dell'Università di Melbourne. Alla luce di quello che è successo, i loro calcoli erano evidentemente sbagliati: dopo quasi settanta giorni di protesta pacifica, centinaia di studenti arrabbiati e frustrati per l’indifferenza delle autorità nei confronti delle loro rimostranze hanno cercato di sbloccare la situazione sfidando apertamente le forze dell’ordine colpendo gli edifici del potere, e costringendo la polizia a ricorrere a spray urticanti, manganelli e idranti. Quest’ultima, però, li aveva in qualche modo provocati marciando su Admiralty nell’intento di rimuovere tutte le barricate il più in fretta possibile e riportare l’intero quartiere alla normalità.

“Il vero problema di Hong Kong”, continua il Professor Tok, “è che entrambe le parti sono ferme allo stesso punto. Gli studenti vogliono che il governo accetti il loro punto di vista e conceda loro il suffragio universale, e non hanno nessuna intenzione di lasciare la piazza senza aver ottenuto quello che cercano. In caso contrario ammetterebbero di essere stati sconfitti, e non se lo possono permettere. Eppure, il loro interlocutore è Pechino, che a sua volta non può permettersi di scendere a compromessi sul tema della democrazia”. Nessuno vuole cedere, ma tutti sanno che questa situazione di impasse in una città completamente bloccata non potrà durare ancora a lungo.

Tok ritiene che Leung Chun-ying, il governatore di Hong Kong, abbia mantenuto un profilo basso più a lungo del previsto per far scemare da un lato l’attenzione dei media internazionali sulle vicende della sua regione, dall’altro per indebolire il movimento studentesco. Sessanta giorni gli sono bastati per ottenere solo il primo risultato, perché non appena gli agenti sono entrati ad Admiralty la piazza ha reagito, e in una sola notte gli studenti hanno dimostrato non solo di non aver perso la loro determinazione, ma anche di poter ancora contare sulla solidarietà e il sostegno della comunità internazionale. “E’ facile dire a posteriori che CY Leung ha sbagliato e che avrebbe fatto meglio a gestire lo sgombero di Admiralty in tempi più lunghi, ma a fine novembre l’intervento a Mong Kok ha funzionato, e considerando che una grossa fetta della popolazione di Hong Kong sta facendo pressioni sul governo affinché si impegni a ripristinare l’ordine nel più breve tempo possibile, non erano così tanti gli elementi che avrebbero dovuto metterci in guardia dalla possibile evoluzione negativa dell’operazione Admiralty”.

Nonostante il governatore continui a ripetere ai ragazzi di non interpretare la tolleranza dell’esecutivo come prova di disorganizzazione e debolezza, ma come dimostrazione di quanto quest’ultimo abbia a cuore il loro futuro, sottolineando come sarebbe facile per lui arrestare tutti, ma anche come una scelta del genere lascerebbe una macchia nella fedina penale di questi ragazzi che potrebbe compromettere il loro stesso futuro: "Da oggi la polizia sarà più risoluta nel portare avanti il proprio dovere, perciò chiedo a coloro che vogliono tornare all'occupazione di non farlo" ha ammonito il governatore. Il problema, però, è che la situazione è estremamente instabile, e le variabili in gioco sono molte. Uno dei volti più noti della Rivoluzione degli Ombrelli, il 18enne Joshua Wong, ha iniziato uno sciopero della fame assieme a due compagni, e altri manifestanti hanno dichiarato apertamente che l’unica strada attualmente percorribile sia quella che porta a una rapida escalation di violenze. Contrari all'idea sono tre tra i promotori di Occupy central, che in una conferenza stampa hanno chiesto di smettere le proteste, ammettendo che i mesi di braccio di ferro con le autorità non hanno portato a nulla. Benny Tai, Chan Kin-man e Chu Yiu-ming hanno spiegato che chiedono di smettere con la protesta "per la sicurezza e il bene degli studenti e per rispetto verso la nostra idea originaria che era totalmente pacifica". I tre sanno che ci sono rischi e che un escalation è una vera e propria follia visto che il bandolo della matassa resta nelle mani di Pechino, che a sua volta non ha nessuna intenzione di rivivere una seconda Tiananmen.

“A volte si ha la sensazione che questa protesta non stia andando ne’ avanti ne’ indietro, eppure gli equilibri di Hong Kong sono già cambiati moltissimo, e in peggio. Quello che fino a ieri era riuscito ad affermarsi in Asia come unico vero esempio di ‘Governo illuminato’ ha perso completamente la propria credibilità. Oggi è chiaro a tutti quanto sia profonda la dipendenza di Hong Kong da Pechino, quindi nessuno può più aspettarsi che la prima vada incontro alle esigenze dei manifestanti, che prima o poi finiranno col soccombere”. Ha un'opinione molto diversa e più simpatetica con il proprio governo un altro ricercatore della Hong Kong University: “Hong Kong è ormai divisa in due: studenti e intellettuali vogliono diritti e democrazia, il resto del paese no. Tanti sono rimasti negativamente impressionati dal modo con cui i giovani stanno gestendo la protesta, ma è chiaro che CY Leung non si metterà nella condizione di rispondere a un’escalation: la bloccherà prima”.


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