L'arte delle donne

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Corriere della Sera
09 12 2014

Le donne, l’arte. In principio erano autrici solitarie, clandestine, relegate in una condizione di marginalità e destinate a essere dimenticate. Negli ultimi anni, le artiste contemporanee sono considerate tra le voci più significative dell’arte del nostro tempo. A premiarle, le fiere e le rassegne internazionali in occasione delle quali la loro produzione gode di una crescente centralità. E nei musei? L’arte al femminile non ha ancora trovato adeguata collocazione rimanendo nella storica subalternità rispetto a quella firmata dai colleghi uomini.

Sono i numeri a dirlo. Nessuna grande istituzione ha provato a pareggiare i conti. Non esistono strategie specifiche indirizzate all’incremento percentuale delle opere realizzate dalle donne. E, anche quando si investe in modo considerevole per ampliare la collezione nel suo complesso, l’impegno economico a favore del versante maschile appare comunque più che doppio. Con la conseguenza che l’equilibrio tra i sessi risulta invariato e lo scenario non cambia.

Nemmeno nella scelta delle artiste esistono aperture inattese. Presenti nelle esposizioni permanenti in maniera consistente sono sempre le stesse: Louise Bourgeois, Barbara Hepworth, Doris Salcedo, Cindy Sherman e poche altre. Ognuna rappresentata da una limitata selezione di opere, se valutata in rapporto a quella riservata agli uomini. Sono figure entrate a far parte della storia dell’arte, certo. Insufficienti da sole, però, a raccontare l’eterogeneo contributo femminile alle arti visive.
Al di là di alcune cautele legate a questioni di genere occorre, forse, interrogarsi sull’esistenza di un più ampio continente dell’arte. Sull’importanza di indagare gli episodi che sembrano trasgredire la storia fatta dai soli artisti uomini. Un territorio incomprensibile finché nei musei italiani come nella collezione d’arte contemporanea più visitata al mondo (quella della Tate di Londra), lo spazio riservato all’altra metà dell’arte continuerà a essere ancora molto meno della metà.


Di seguito vengono pubblicati i primi risultati di una più ampia ricerca, condotta dal Dipartimento in Arti e media dell’Università Iulm di Milano, volta a delineare una mappa della presenza dell’arte femminile nelle collezioni contemporanee internazionali e italiane.

Definiti l’orizzonte in cui muoversi, il periodo di interesse e il tipo di materiale da prendere in esame, il primo step si è concentrato sull’analisi quantitativa dei dati provenienti da questionari sottoposti ai musei. Riferimento internazionale di questa fase è la Tate di Londra, il museo con la collezione d’arte contemporanea più visitata al mondo. In Italia, l’indagine si è soffermata sui principali musei con un totale o significativo orientamento verso il contemporaneo: il MAXXI di Roma, gestito da una Fondazione istituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Mart di Rovereto, istituzione che prova a coniugare arte moderna e contemporanea, e il Castello di Rivoli, il primo museo in Italia interamente dedicato al contemporaneo.

Considerando, per esigenze di uniformità, “contemporanei” gli artisti attivi dagli anni cinquanta, è stata registrata la composizione della collezione permanente al 2014 e verificato l’andamento delle acquisizioni in cinque anni, a partire dal 2009. In questo arco di tempo, si è provato a restituire il peso della presenza delle artiste contemporanee nelle rispettive collezioni, misurare eventuali variazioni nelle acquisizioni delle loro opere a fronte dei relativi dati sulle opere di artisti uomini e in rapporto alle acquisizioni totali effettuate da ogni museo.


La presenza degli artisti (86%) e delle artiste (14%) nella collezione contemporanea della Tate al 2014 è di gran lunga a favore degli uomini e in linea con quello relativo al numero di opere (rispettivamente 96% e 4%); con una lieve differenza a vantaggio degli uomini a cui corrispondono più opere acquisite per un ogni artista.

Dall’analisi dell’andamento delle acquisizioni negli ultimi sei anni, si evince una crescita dell’investimento complessivo sulla collezione. Ma se, nell’arco degli anni presi in considerazione, nella colonna riferita agli uomini le cifre aumentano in maniera significativa (da 144 opere a 743), in quella delle donne semplicemente raddoppiano o poco più (da 71 a 155) approfittando di un trend positivo misurato sulla collezione nel suo complesso. Interessante è che prima della stagione presa come riferimento iniziale, 2008-2009, la presenza delle artiste nella collezione contemporanea era pressoché inesistente: il 95% delle loro opere attualmente in mostra alla Tate è stata acquisita proprio a partire da questa data.


In Italia, per il MAXXI, dove al 2014 il rapporto tra la presenza di artisti e artiste e delle rispettive opere è di 73% a 27%, le acquisizioni maggiori sono avvenute in occasione della fondazione del museo. In seguito, indipendentemente da indirizzi di genere, non si rilevano importanti investimenti sulla collezione.

Anche al Mart, che ha la particolarità di essere sede di un ricco archivio ed è deposito e collettore di prestigiose collezioni private, le percentuali per artisti e opere nella collezione al 2014 (rispettivamente 88% contro 12% e 83% contro 17%) premiano l’arte al maschile. Una forte crescita delle acquisizioni dal 2009 al 2012 punta quasi esclusivamente sulla produzione creativa degli uomini, fatta eccezione per il 2010 in cui si registrano cifre elevate anche per le donne. Tra il 2013 e il 2014, la campagna acquisizioni appare in netto calo anche se, nel 2014, a fronte di questa decrescita generale l’investimento sull’arte al femminile registra un incremento positivo rispetto ai dati precedenti e anche in relazione con quelli maschili dello stesso anno.

La presenza di artisti e opere nella collezione permanente del Castello di Rivoli al 2014 assegna una percentuale del 67% agli uomini e il 33% alle donne. Il museo, fondato nel 1984, presenta un andamento fluttuante nell’ultimo periodo con una campagna di acquisizioni molto ridotta negli anni esaminati.

In conclusione, tra i casi presi in considerazione, non è rintracciabile una strategia che regoli le acquisizioni di opere eseguite da artiste. Tra il 2009 e il 2014, l’andamento delle acquisizioni di opere di artiste non registra un incremento significativo e il numero di acquisizioni di opere da loro eseguite è sempre ampiamente inferiore a quello di opere eseguite da artisti. Con la conseguenza immediata che nella collezione permanente dei musei esaminati, il numero di opere eseguite da artiste è sempre di gran lunga inferiore a quello di opere eseguite da artisti.

Le prossime fasi della ricerca prevedono un considerevole ampliamento dei casi studio che arricchisca i dati a livello italiano e si concentri, in particolare, sul panorama internazionale. Esame e analisi comparativa dei materiali raccolti restituiranno un più esaustivo quadro della presenza dell’arte al femminile nelle collezioni d’arte contemporanea più visitate al mondo.

L’arte delle donne – Le artiste nelle collezioni museali contemporanee è un progetto nato nell’ambito del Dipartimento in Arti e Media dell’Università IULM di Milano e coordinato da Vincenzo Trione, direttore del Dipartimento e vicepreside della Facoltà di Arti, turismo e mercati-IULM.

La ricerca è curata da Anna Luigia De Simone, ricercatore in storia dell’arte contemporanea presso la Facoltà di Arti, turismo e mercati -IULM con la collaborazione di Lucrezia Di Donfrancesco, Giulia Gregnanin e Anna Zuliani, studentesse del Corso di Laurea Magistrale in Arti, patrimoni e mercati.

Ultima modifica il Martedì, 09 Dicembre 2014 09:10
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