Un meraviglioso caos anti-austerity

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Dinamo Press
23 03 2015

Blockupy ha segnato la rotta: estendere, organizzare, dare forza alle lotte è possibile. Ora è necessario connettere le sperimentazioni di mutualismo, le lotte contro l’austerità, la precarietà e lo sfruttamento, per costruire lo sciopero sociale transnazionale.

"Questa città è oggi un meraviglioso casino delle resistenze contro l'austerità!"

Non c'è migliore definizione di questa, per raccontare la potente giornata di lotta transnazionale del 18 marzo a Francoforte, così com’è stato urlato dal camion dello spezzone anticapitalista. Blockupy è stato una grande successo, la giornata del 18 marzo in tutta la sua complessità, in tutta la sua eterogeneità, in tutte le sue differenze ha rotto la normalità della città di Francoforte, il cuore finanziario d’Europa.

Facciamo un passo indietro, la settimana è iniziata con l’annuncio di Mario Draghi: le banche greche non saranno inserite all’interno del programma di quantitative easing. Niente prestiti a chi non segue le regole prestabilite e non dà le adeguate garanzie. Ed è proseguita con l’annuncio dell’eurogruppo: il programma delle riforme greco non è abbastanza dettagliato, deve essere riformulato in profondità. Niente sconti per chi non attua piani di riformi basati sui dogmi dell’austerity: liberalizzazioni e privatizzazioni. Continuano ancora oggi i negoziati con il governo greco sotto il ricatto della governo tedesco e il fucile puntato di Mario Draghi.

1.4 milioni di euro sono stati spesi per costruire la nuova sede della Banca Centrale Europea. Ma il giorno della sua inaugurazione non è stata la celebrazione dell’euro-tecnocrazia, al contrario la sua disfatta. In migliaia hanno raggiunto le strade di Francoforte, decine di autobus, macchine, pulmini, treni sono riusciti, nonostante i controlli, ad arrivare nel cuore della bestia. Al contrario di quello che è stato scritto, Blockupy in questi ultimi quattro anni non è stato solo la costruzione di un grande evento, ma in Germania ha sedimentato una rete diffusa di gruppi e organizzazioni che si sono dati un obiettivo comune: decostruire l’immagine del paese che ha vinto la crisi, grazie alla sua economia austera e priva di sprechi, al contrario del sud Europa, spendaccione e corrotto.

Blockupy ha costruito un nuovo spazio politico per i movimenti sociali e ha guadagnato anno dopo anno agibilità politica. Ricordiamo bene la prima manifestazione del 2012 dove la polizia ha bloccato la metà dei pullman e non ha lasciato libertà di muoversi al corteo. Sono proprio i collettivi, i gruppi e le varie organizzazioni locali di Francoforte, ad aver costruito giorno per giorno il 18 marzo, legandolo alle lotte locali per il diritto alla città, contro la gentrificazione, per la libertà di movimento, contro il caro vita e per i diritti sul lavoro.

I blocchi della mattina

I cinque blocchi, con pratiche diverse ma tutte conflittuali e incompatibili con l'austerità e la Troika, hanno bloccato il cuore della bestia, facendo saltare i piani di controllo e di militarizzazione della città, trasformando lo spazio urbano attorno alla Banca Centrale in uno spazio libero, incontrollabile, incompatibile con la dittatura della finanza.

Dalle cinque del mattino migliaia di persone si muovevano attraverso Francoforte: il blocco blu, prima del sorgere del sole, aveva già occupato l’autostrada, poi attraverso i parchi ha bloccato la ferrovia, mentre dalla città si alzavano colonne di fumo attorno alla nuova Eurotower, barricate in fiamme apparivano ovunque. Nel tentativo di congiungersi con gli altri blocchi, viene prima diviso in due e poi chiuso in un kettle dalla polizia. Oltre trecento attivisti, principalmente italiani, sono stati sequestrati per quattro ore, portati via di peso e rilasciati dopo l’identificazione. Ma tutto intorno si è creata subito un rete di supporto: gli abitanti della strada che lanciavano acqua e biscotti e mettevano a disposizione i bagni, mentre un corteo di migliaia di persone tenta di forzare i cordoni della polizia, per chiedere il rilascio di tutti i fermati.

La repressione della polizia non si fa aspettare: idranti, spray al peperoncino, manganellate e lacrimogeni, arresti di massa… ma la città è ormai totalmente bloccata, spuntano cortei e blocchi ovunque mandano completamente in tilt il sistema di sicurezza. Il blocco verde sfonda i cordoni e arriva alla zona rossa, quello arancione assedia la zona rossa, gli altri blocchi, mobili e non, presidiano e assediano la BCE, violata da alcuni arrampicatori che srotolano uno striscione sulla torre con scritto: “ Il capitalismo uccide!”. Fin dalla mattina alcune delle pratiche messe in campo in diversi luoghi della citta hanno ecceduto l’action consensus definito nelle assemblee pubbliche di Blockupy, senza pregiudicare pero le pratiche altrui e il corteo stesso, in una giornata che ha saputo mantenere uno spazio comune di lotta comprendendo al suo interno le differenze. Ma probabilmente le parole di Naomi Klein dicono molto di più che le tante parole e immagini spese per autocelebrarsi o condannare: “i veri vandali, i devastatori siete voi, voi non bruciate le auto, ma state bruciando l’intero pianeta!”

I cortei

Il pomeriggio inizia con il corteo della IG Metal, che insieme a diversi sindacati tedeschi ed europei (tra cui la Fiom italiana), per la prima volta scende in piazza per Blockupy. Segue un rally da cui parlano in tanti, tra attivisti, sindacalisti e rappresentanti di Syriza, Podemos e Die Linke. Alle cinque parte il corteo, tra i più grandi organizzati da Blockupy. Lo spezzone anticapitalista apriva la marcia dei trentamila anti-austerity provenienti da tutta Europa. Nel corteo c’erano migliaia di attivisti, ma anche tanti lavoratori, educatori in sciopero, precari di Amazon, sindacati conflittuali e studenti.

In quel corteo erano presenti tutte le lotte che in questi anni hanno contestato il governo della crisi e il regime neoliberale europeo, che a Francoforte hanno trovato uno nuovo spazio di connessione, con una intensità e un qualità nuova. Questo è l’aspetto più interessante di Francoforte, non tanto la dimensione del controvertice, che era chiaramente presente all’interno delle dinamiche di lotta della giornata, ma proprio il processo di connessione transnazionale delle lotte contro l’austerità, nel nuovo laboratorio neoliberale che è diventata l’Europa.

L’autocelebrazione del potere finanziario è completamente saltata: i dipendenti sono arrivati scortati alla sede della Banca Centrale, Draghi in elicottero e l’inaugurazione è diventa un piccolo discorso di fronte a qualche decina di persone. Ma il blocco è stato dell’intera città, della produzione e della mobilità: è stato messo in crisi per un giorno intero il funzionamento complesso della macchina di accumulazione capitalistica, risignificando lo spazio urbano.

Dopo il 18 marzo: per Blockupy, oltre Blockupy!

Abbiamo partecipato a Blockupy con la campagna Strike BCE, a partire dall’esperienza dei laboratori dello sciopero territoriali, forti della discussione europea svolta durante gli strike meeting. Abbiamo cioè partecipato al 18 marzo a partire dalla lotte concrete costruite in questi mesi in Italia contro la precarietà di vita e di lavoro. Per questo con i nostri strikers durante il corteo abbiamo deciso di partecipare allo spezzone con la rete nazionale tedesca di solidarietà agli scioperi, insieme a sindacalisti dei Ver.di, lavoratori in sciopero di Amazon, lavoratrici in lotta delle cooperative sociali di Francoforte. Un coro ci univa, semplice ma decisivo: “let’s unite, social strike!”

Dopo il 18 marzo questa è la scommessa: estendere, organizzare, dare forza alle lotte e connettere le sperimentazioni di nuova organizzazione sociale, di autogestione, di mutualismo, di lotte contro l’austerità, la precarietà e lo sfruttamento. L’assemblea del 19 marzo “Towards a social and transnational strike?” per questo è stato un appuntamento decisivo per costruire uno nuovo tassello verso la possibilità di uno sciopero transnazionale. Quasi un centinaio di persone, tra sindacati, collettivi di precari, studenti e migranti, di tanti paesi d’Europa (Inghilterra, Svezia, Francia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Grecia…), si sono interrogati su che cosa significa oggi lottare per i diritti sul lavoro e quali sono le possibilità per la costruzione di lotte coordinate a livello europeo.

Si è deciso di costruire un ulteriore e più grande momento di discussione a settembre, ma anche di utilizzare i prossimi meeting internazionali per poter continuare a pensare ed organizzare azioni e mobilitazioni comuni.

Abbiamo lanciato la sfida, fianco a fianco, nei cordoni e liberi nelle strade, nei blocchi e nelle piazze: da oggi, ancora con più determinazione, pazienza, attenzione e passione, bisogna guardare alla continuità, per costruire un processo di trasformazione radicale del mondo in cui viviamo.

Lo spazio di discussione europeo sulla possibilità di costruire uno sciopero sociale transnazionale vuole fare proprio questo: connettere le lotte locali a livello transnazionale, per dargli più forza e riprendere dalla nostra parte la parola vittoria!

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