Ancora in carcere Federico Annibale, arrestato a Francoforte

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Il Manifesto
25.03.2015

«Colpevole» solo di avere partecipato con migliaia di coetanei alla protesta contro la Bce del 18 marzo. Anche Noam Chomsky chiede la liberazione dello studente della School of Oriental and African Studies di Londra

una cosa che da sem­pre lo Stato tede­sco non ama sia messa in discus­sione: lo Stras­se­nord­nung ovvero «l’ordine nelle strade». E non ha mai man­cato di ven­di­carsi, acca­nen­dosi verso chi avesse osato tur­barlo. Anche a costo di cer­care un capro espiatorio.

Pare che ciò stia acca­dendo a un cit­ta­dino ita­liano, dete­nuto ormai da una set­ti­mana a Fran­co­forte nel car­cere di Pre­un­ge­sheim. Si chiama Fede­rico Anni­bale ed è stu­dente di Master in studi dello svi­luppo presso la pre­sti­giosa School of Orien­tal and Afri­can Stu­dies (SOAS) dell’Università di Londra.

La sua colpa? Aver par­te­ci­pato, insieme ad alcune migliaia di coe­ta­nei, alla mobi­li­ta­zione di Bloc­kupy con­tro l’inaugurazione della nuova sede della Banca Cen­trale Euro­pea lo scorso 18 marzo.

Anni­bale è stato bru­tal­mente tratto in arre­sto — come denun­ciano gli amici che si tro­va­vano con lui — da un’unità spe­ciale della poli­zia tede­sca men­tre, a ore di distanza dagli scon­tri del primo mat­tino, si tro­vava seduto su una pachina lungo lo Zeil, la strada com­mer­ciale nel cen­tro di Fran­co­forte, a man­giare un panino. È stato tra­sci­nato via in manette e a tutt’oggi nep­pure i suoi legali hanno potuto sapere quali siano gli spe­ci­fici adde­biti che gli ven­gono contestati.

Sta di fatto che tutte le per­sone fer­mate (nella foto lapresse-reuters) durante le ini­zia­tive di Bloc­kupy sono state rila­sciate dopo poche ore, chi per evi­dente man­canza di prove a carico, chi su cau­zione, men­tre lo stu­dente romano resta l’unico dei mani­fe­stanti ancora nelle mani dello Stato tede­sco. L’impressione è che, dopo l’allarme pre­ven­tivo lan­ciato dalla Poli­zia dell’Assia e la suc­ces­siva cam­pa­gna media­tica, Anni­bale stia pagando la nazio­na­lità ita­liana scritta sul suo pas­sa­porto, e quindi il ten­ta­tivo di attri­buire ai «peri­co­losi Kao­ten arri­vati dal Sud» la respon­sa­bi­lità degli attac­chi alle forze dell’ordine. Per la libe­ra­zione di Fede­rico, capro espia­to­rio desi­gnato per il suc­cesso della pro­te­sta anti-austerity, si stanno intanto mobi­li­tando in molti. I suoi com­pa­gni denun­ciano il fatto che «a Fran­co­forte que­sta set­ti­mana si sia vista una sospen­sione delle libertà civili, con la deten­zione usata come misura puni­tiva, invece che come misura inve­sti­ga­tiva», aggiun­gendo che «que­sta vio­la­zione dei diritti umani è un’ulteriore testi­mo­nianza della com­pli­cità degli appa­rati di sicu­rezza dello Stato con il sistema eco­no­mico neoliberista».

«Soli­dale con lui» si è espresso Noam Chom­sky, che ha chie­sto a tutti «una forte e coor­di­nata pro­te­sta». Appello rac­colto subito dal coor­di­na­mento tede­sco della coa­li­zione Bloc­kupy, dalla reda­zione del maga­zine on line «Daily Storm» con cui Anni­bale col­la­bora e dalla SOAS Stu­dents’ Union, il sin­da­cato stu­den­te­sco dell’università lon­di­nese che denun­cia «un arre­sto poli­ti­ca­mente moti­vato e uti­liz­zato come stru­mento di inti­mi­da­zione», notando come ad ora «non sia stata nep­pure fis­sata la data di un’udienza».

Il caso di Fede­rico Anni­bale approda infine anche nelle aule par­la­men­tari. Il depu­tato di SEL Era­smo Palaz­zotto ha pre­sen­tato un’interrogazione urgente al mini­stro degli Esteri Gen­ti­loni, chie­dendo alla diplo­ma­zia ita­liana di «atti­varsi per la sua imme­diata scar­ce­ra­zione». Intanto, al Par­la­mento Euro­peo, è Eleo­nora Forenza (Altra Europa con Tsi­pras — Gue/Ngl) a sol­le­vare di fronte alla Com­mis­sione Ue una que­stione cru­ciale: se, di fronte alla gior­nata di lotta di Bloc­kupy, gli appa­rati di sicu­rezza della can­cel­liera Mer­kel abbiano o meno «rispet­tato i prin­cipi san­citi dalla Carta dei diritti fon­da­men­tali dell’Unione». Giu­sto per sapere se, a chi chiede un’Europa dei diritti sociali, si con­trap­ponga invece la costru­zione di un’Europa delle polizie.

 

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