Francia - immigrazione. L’accoglienza nelle bidonvilles

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Meltingpot
05 05 2015

A Calais si applica la "politica del muro" decisa a Bruxelles, le condizioni di vita di migliaia di migranti che aspettano di passare clandestinamente in Inghilterra o l’asilo in Francia sono disumane


Tredici anni dopo la chiusura di Sangatte, il centro ’di accoglienza’ creato nel 1999, la situazione resta ingestibile.

Per anni gli immigrati hanno vissuto nella "Jungle", sparsi lungo le vie di circolazione dei camion verso il tunnel e nei parcheggi dei centri commerciali o degli hypermercati. Estrema povertà, precarietà, repressione, violenze, attacchi, abusi ed estorsioni della polizia. Oltre all’avvilimento causato da privazioni e miseria, i migranti che aspettano di passare in Inghilterra vivono nella paura e nell’ansia costante del rischio che comporta la traversata. La prospettiva dei controlli di polizia, la minaccia dell’espulsione, le pressioni dei trafficanti e gli inevitabili conflitti tra immigrati sono ulteriori traumi quotidiani dopo il tormentato passaggio del Mediterraneo o dell’Europa meridionale per decine di migliaia di sudanesi, eritrei, siriani, afgani, pakistani e irakeni ospiti "illegali" nelle bidonvilles del nord Europa. In Francia, abitano in stabili abbandonati o in accampamenti improvvisati che vengono sistematicamente evacuati con la forza, poi distrutti mentre nasce la geografia dei "nuovi" campi orchestrata dal governo e dai prefetti.

Le associazioni di aiuto e di solidarietà* agli immigrati segnalano e denunciano da anni, sia alle autorità pubbliche che a quelle politiche, le condizioni di vita inumane, l’insalubrità per mancanza di acqua, di servizi igienici e di eliminazione dei rifiuti, e l’assenza di servizi sanitari. Per alimentarsi non possono scaldare il cibo se non bruciando qualcosa, spesso materie tossiche.

A Calais, un unico punto di riferimento, il nuovo centro Jules-Ferry in periferia, dove ottenere un pasto al giorno, ricaricare le batterie del telefono e utilizzare le toilettes in prossimità della "zona protetta", terreno di 18 ettari concesso dalla municipalità ai bordi dell’autostrada per costruire ripari di fortuna ed allontanare dai residenti gli immigrati che occupavano immobili o fabbriche abbandonate. Messi di fronte alla minaccia di espulsione forzata e violenta hanno ’scelto’ la discarica. Un movimento imposto che in queste settimane sta svuotando il centro città. Questi sfollati vanno quasi tutti ad occupare le dune al bordo del mare seguendo l’ingiunzione prefettizia che impone l’allontanamento ai limiti dell’abitato cittadino, si installano grazie all’aiuto delle associazioni umanitarie e alla solidarietà di molti abitanti che mettono a disposizione i loro mezzi di trasporto. Si vedono arrivare anche a piedi con un sacco di plastica o con un carrello del supermercato stracarico.

L’area concessa è zona di caccia, a rischio di inondazione, paludosa, pista di moto-cross e luogo di raccolta rifiuti dei cantieri di costruzione. Li vivono circa duemila immigrati obbligati a coabitare in una ’città’ effimera con uno statuto aleatorio, che accoglie ’abitanti’ in transito, fermi per qualche settimana o qualche mese all’ultima frontiera dello spazio di Schengen prima del Regno Unito.

Cosa fa il governo francese? Il ministro degli interni, Bernard Cazeneuve, era andato in visita a Calais lo scorso novembre dicendo di essere intenzionato ad alleviare "la sofferenza dei migranti", considerando che è un "dovere della Stato" trovare una soluzione dignitosa alla permanenza degli immigrati sul territorio francese. Firmando un accordo con il prefetto per la creazione di un centro di accoglienza di 400 posti di alloggio diurno (solo pomeridiano) in pieno inverno, senza tenere conto che tra gli immigrati ci sono molti minorenni e donne con bambini.

Negli stessi giorni, il ministro francese otteneva dal suo omologo britannico, Theresa May, 15 milioni di Euro per installare controlli e barriere di sicurezza con lo scopo di impedire agli immigrati ogni accesso al porto. Per la Gran Bretagna, l’esternalizzazione delle frontiere avviene in Francia, non a caso la visita di Cazeneuve a Calais era finalizzata all’incontro (G6) dei ministri dell’interno convocati a Parigi tre giorni dopo sulla questione "terrorismo-immigrazione". Questa convocazione serviva ad attivare il passaggio dall’operazione "Mare Nostrum" all’operazione "Triton" alle frontiere meridionali dell’Unione europea.

La politica della Francia sull’immigrazione si può quindi riassumere in: intimidazione, maltrattamenti, segregazione, repressione ed espulsione.

*Informazioni su:
- https://calaismigrantsolidarity.wordpress.com
- https://passeursdhospitalites.wordpress.com

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