Brasile, a 16 anni processati e condannati come adulti. Una proposta pericolosa

Etichettato sotto

Le persone e la dignità
25 05 2015

La Camera dei deputati brasiliana sta valutando l’ipotesi di abbassare da 18 a 16 anni l’età in cui una persona può essere processata come adulta.

Se la proposta diventasse legge, persone considerate minorenni dal diritto internazionale andrebbero incontro alle stesse condanne penali degli adulti e condividerebbero con questi ultimi le medesime prigioni, destinate a subire adescamenti, abusi sessuali e altre orrende violenze.

Si tratta, secondo Amnesty International Brasile, di un “attacco vergognoso ai diritti dei giovani brasiliani”, che sono vittime della criminalità molto più che mandanti ed esecutori di reati.

Secondo il dipartimento per la Sicurezza nazionale, i giovani tra i 16 e i 18 anni commettono appena lo 0,9 per cento dei reati. I dati più recenti disponibili indicano che, su 56.000 omicidi registrati, 30.000 vittime erano ragazzi tra i 15 e i 29 anni e di questi il 77 per cento era nero.

Le previsioni dell’Indice di omicidi nell’adolescenza dicono che più di 42.000 persone tra i 12 e i 18 anni rischiano di essere uccise nei prossimi quattro anni.

Invece di risolvere lo scandalo dei ragazzi neri uccisi quotidianamente, dunque, le istituzioni brasiliane si accingono a dipingerli criminali, aumentando la loro vulnerabilità in uno dei sistemi detentivi più oppressivi del mondo.

Secondo il Centro internazionale di studi sulle prigioni, il Brasile è al quarto posto al mondo per numero di detenuti, superato solo da Usa, Cina e Russia.

Amnesty International Brasile ha lanciato una campagna online per chiedere alla Camera dei deputati di respingere la proposta di legge, contro la quale si è schierata la stessa presidente Dilma Rousseff.La Camera dei deputati brasiliana sta valutando l’ipotesi di abbassare da 18 a 16 anni l’età in cui una persona può essere processata come adulta.

Se la proposta diventasse legge, persone considerate minorenni dal diritto internazionale andrebbero incontro alle stesse condanne penali degli adulti e condividerebbero con questi ultimi le medesime prigioni, destinate a subire adescamenti, abusi sessuali e altre orrende violenze.

Si tratta, secondo Amnesty International Brasile, di un “attacco vergognoso ai diritti dei giovani brasiliani”, che sono vittime della criminalità molto più che mandanti ed esecutori di reati.

Secondo il dipartimento per la Sicurezza nazionale, i giovani tra i 16 e i 18 anni commettono appena lo 0,9 per cento dei reati. I dati più recenti disponibili indicano che, su 56.000 omicidi registrati, 30.000 vittime erano ragazzi tra i 15 e i 29 anni e di questi il 77 per cento era nero.

Le previsioni dell’Indice di omicidi nell’adolescenza dicono che più di 42.000 persone tra i 12 e i 18 anni rischiano di essere uccise nei prossimi quattro anni.

Invece di risolvere lo scandalo dei ragazzi neri uccisi quotidianamente, dunque, le istituzioni brasiliane si accingono a dipingerli criminali, aumentando la loro vulnerabilità in uno dei sistemi detentivi più oppressivi del mondo.

Secondo il Centro internazionale di studi sulle prigioni, il Brasile è al quarto posto al mondo per numero di detenuti, superato solo da Usa, Cina e Russia.

Amnesty International Brasile ha lanciato una campagna online per chiedere alla Camera dei deputati di respingere la proposta di legge, contro la quale si è schierata la stessa presidente Dilma Rousseff.

Ultima modifica il Lunedì, 25 Maggio 2015 10:24
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook