La linea del Piave nel TTIP

Stop TTIPAntonio Tricarico, Re:Common
10 giugno 2015


Ormai non si può che usare un linguaggio militare nella saga del negoziato dell'accordo di libero scambio tra Ue e Stati Uniti, noto con l’acronimo TTIP. A sorpresa ieri il Parlamento europeo in seduta plenaria ha deciso di rinviare la votazione sulla mozione che avrebbe espresso la posizione e le eventuali preoccupazioni della principale istituzione democratica continentale sull'andamento dei negoziati.
Un rinvio avvenuto a poche ore dall’ennesimo annuncio ottimista, e alquanto infondato, dei leader del G7 riunitisi in Baviera riguardo a un accordo da raggiungere entro la fine dell’anno.

Dopo che il testo della mozione a favore del TTIP nel suo complesso era stato licenziato dalla Commissione per il commercio internazionale del Parlamento con il sostegno bipartisan di popolari e socialisti, le larghe intese hanno scricchiolato quando il documento ha raggiunto la plenaria di Strasburgo. Troppi i mal di pancia tra le file socialiste, in particolare sulla questione più spinosa su cui il presidente della commissione commercio, il tedesco Lange, aveva preso in passato una netta posizione contraria per poi rimangiarsi le proprie parole.

Ossia la creazione di tribunali privati internazionali per la risoluzione delle dispute sugli investimenti, a cui le imprese multinazionali potrebbero rivolgersi se ritengono che i cambi di legislazione nazionale impattino i loro profitti. In inglese si chiama Investor to State Dispute Settlement, ISDS, un acronimo che serpeggia oramai come uno spettro in tutta la politica europea. Secondo l’unanimità della società civile organizzata europea – mai così unita in un fronte ampio nella lotta contro il TTIP – con l’ISDS si verificherebbe una vera e propria privatizzazione del diritto e un’espropriazione della democrazia e della sovranità delle corti statali, in Europa come negli Stati Uniti.

Gli impegni vaghi di riforma messi avanti dalla Commissione europea per aggirare la levata di scudi nel Parlamento europeo e nella società civile europea hanno quindi funzionato solo in parte. Le promesse di maggiore trasparenza e dell’istituzione di una corte multilaterale pubblica sugli investimenti avevano convinto i recalcitranti socialisti solo al primo passaggio in Commissione. Ma le pressioni senza precedenti della società civile europea – da twitter bombing a manifestazioni fuori al Parlamento ieri a Strasburgo – hanno alzato il prezzo politico al punto che alcuni parlamentari del PSE non hanno retto. Così dopo la prima sconfitta, la contro-offensiva sembra aver funzionato.

L’ISDS, senza il quale il governo Usa non firmerebbe mai un accordo TTIP, è oramai diventata la linea del Piave nel negoziato TTIP. O la va o si spacca l’intero accordo. I primi timori stanno nascendo anche oltreoceano, nel Congresso Usa, dove la possibilità di dare carta bianca alle multinazionali europee inizia ad insospettire i “sovranisti” a stelle e strisce.

Da segnalare, comunque, che nel solito spirito provinciale italiota i parlamentari democratici nostrani del gruppo dei socialisti sono tra i pochi a non essere preoccupati della questione, seguendo pedissequamente gli ordini di Palazzo Chigi e del ministero dello Sviluppo Economico. Un 40% ideologico e settario che rappresenta gli italiani in Europa, ma che è sempre più lontano dalla realtà dei fatti e dai cittadini, poiché dà precedenza a pochi interessi privati.

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