Sgombero Capitale

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Dinamo Press
23 06 2015

Sgomberato in mattinata il Cineteatro Preneste Liberato, prosegue l'attacco di Roma Capitale agli spazi sociali della città e si allunga la lista dei luoghi sgomberati o colpiti da provvedimenti amministrativi. Mentre a Roma prende piede l'ideologia del decoro e la convergenza tra grillismo e destre

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È uno stillicidio senza tregua. Dopo il teatro Valle, l'aggressione ostinata a Scup, al cinema Volturno e alle occupazioni abitative, dopo le ruspe di Ponte Mammolo e la vergogna della Tiburtina, dopo gli assedi amministrativi all'Angelo Mai e al Corto Circuito, i sigilli a Casetta Rossa, le ritorsioni contro Cinema Aquila e l'ex Circolo degli artisti, dopo la prova muscolare dello scorso week end contro la Zona temporaneamente liberata di Roma Comune, arriva oggi l'ennesimo sgombero coatto. Questa volta viene colpito il Cinema Preneste e la sua parte abitativa, un'importante esperienza di cultura indipendente e accoglienza abitativa nel mare speculativo della capitale.

Il sindaco e la sua giunta, a voler essere ottimisti, fanno finta di niente. Paiono prigionieri di un'idea di governo schiacciata sulla gestione della miseria quotidiana di bilancio. Sembrano convinti che la "lezione" di Mafia Capitale consista in una spruzzata di moralismo, qualche poliziotto nei dipartimenti e la privatizzazione strategica delle politiche sociali e dei servizi, con il benestare delle fiaccole legalitarie dei sindacati confederali. Una politica senza politica, assediata dall'alto da Renzi e dai vincoli di bilancio mai messi in discussione, indifferente e ostile a qualsiasi relazione con la città dei beni comuni e del nuovo welfare, perennemente subalterna ai poteri forti (riverniciati) della rendita immobiliare e finanziaria.

Nel frattempo, nella dimensione virtuale e mediatica dei partiti, cresce l'opposizione "senza popolo" dei Cinque Stelle e i rigurgiti razzisti della destra salviniana, mentre la sinistra di governo "discute intensamente", non spostando di un centimetro il segno dell'amministrazione. La "sinistra radicale", invece, è ancora chiusa in laboratorio alla ricerca della formula alchemica, della pozione magica chiamata "Syriza".

Roma è una città stremata e impoverita da un blocco politico, economico e culturale senza precedenti, intrappolata in un gioco della parti che rischia di aprire praterie inattese alle "convergenze parallele" tra populismo grillino e una destra fascista di nuovo aggressiva dopo la tempesta giudiziaria. Corre trasversale l'ideologia del “decoro” che riduce la qualità della vita alla “sicurezza” e alla paranoia contro ogni forma di devianza.

Ancora una volta, solo i movimenti e le reti della città solidale, le esperienze di autogoverno territoriale e mutualismo, le frontiere della cultura indipendente possono far saltare il banco, contrastare l'esito liberista di Mafia Capitale, dare una prospettiva fuori dalle secche dei tagli e dei sacrifici. Per aprire un campo largo di attivazione sociale, un nuovo spazio politico pubblico, che rovesci il rapporto tra alto e basso, tra rappresentanza e sovranità, tra istituzioni e partecipazione, tra comunità locali e diktat europei. L'esordio di Roma Comune è una scommessa in questa direzione.

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