Cronaca di una vittoria non annunciata

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Dinamo Press
06 07 2015

Impressioni da Atene: un racconto della storica giornata referendaria in cui il NO vince con il 61,3 per cento, a cura della redazione di Dinamopress in Grecia con Blockupy goes to Athens. In mattinata le dimissioni di Varoufakis, domani convocato l'eurogruppo.

Atene il giorno del voto era calma, ma in trepidante attesa. La maggior parte dei cittadini con cui abbiamo parlato fuori dai seggi di Exarchia e Neapolis, strapieni di propaganda per il no, ci hanno raccontato con orgoglio e senza paura di aver votato no, al contrario dei pochi votanti per il si, quasi sempre non disposti a dichiararlo con altrettanta facilità. La linea di demarcazione è chiara: a Kolonaki e Aghios Panteleimonas la propaganda è tutta per il sì. E i voti pure, fino a raggiungere circa l’85 per cento. Nei quartieri popolari di Atene invece, dove la povertà è diventata norma con le politiche di austerità nei cinque anni di memorandum, il no ha raggiunto percentuali altrettanto alte. La divisione è netta nella società, tra chi ha pagato troppo e non accetta più l’arroganza dell’austerità, la violenza dei tagli e della povertà, e chi si arricchisce sfruttando, privatizzando, impoverendo.

Nel pomeriggio la tensione è molto alta, nessuno sa cosa potrà accadere, così come nessuno si sbilancia in previsioni; i sondaggi, dal giorno prima, avevano cambiato segno: parità per il si e per il no. Si giocherà tutto su poche percentuali di voto, dicono i giornali, greci ed europei, parte del sistema di potere impegnato fino in fondo in una battaglia di classe, di “terrorismo mediatico” contro il no. Di fronte alle sedi di alcune televisioni private, sponsor efferati del si al referendum, si erano radunati spontaneamente centinaia di manifestanti già sabato pomeriggio per una decisa contestazione.

Ma chi ha organizzato la campagna per il no, compagni ed attivisti che incontriamo di fronte le scuole, nelle sedi delle realtà di movimento, nei bar di Exarchia e poi anche nella sede di Syriza, piano piano comincia ad affermarlo, a crederci: “Vincerà il no, la piazza di venerdì ce l’ha fatto capire. La campagna mediatica di costruzione della paura non ha funzionato, vedrete che vincerà il no”. La settimana scorsa, ci raccontano, il numero dei cittadini per il No è cresciuto fino a strabordare nella manifestazione di venerdì. C’è ancora paura di dirlo apertamente, ma si diffonde nell’aria la possibilità di una vittoria. Più si avvicina la chiusura dei seggi, più la tensione sale, non si rilasciano più interviste e ci si prepara alla lunga attesa dello spoglio. I compagni sorridono, molti cominciano a crederci, ce la faremo dicono, si aspetta ancora ma la sensazione è positiva.

Dalla sede di Syriza, torniamo verso Exarchia, anche il nostro taxista ha votato no e ne è convinto: “I greci sono pazzi, vincerà il No, abbiamo pagato già abbastanza”. Pian piano si riempiono i tavolini del bar Atinaion, di fronte allo steki del Dyktio dove ci troviamo con i compagni di Blockupy, e sul maxischermo montato per arrivano le prime previsioni: tutte positive. Il no può avere un distacco del 2-3%, forse anche qualcosa di più. Inizia lo spoglio: il no è in testa. Sempre più compagni iniziano ad arrivare, le vie di Exarchia si riempiono di centinaia di persone in trepidante attesa. 8% scrutinato, 10% scrutinato, 15% scrutinato: la via è piena, il No è al 60%! Abbiamo vinto!

Più il conteggio avanza, più il risultato migliora, si profila una storica vittoria: la maggior parte dei greci ha votato contro la proposta di accordo, contro la troika, contro questa Europa, contro questo modo di negoziare, l’austerità, l’arroganza del potere finanziario.

La gioia esplode, ci muoviamo in corteo verso piazza Syntagma: ad ogni angolo nuove persone si aggiungono al corteo, dai palazzi si sentono applausi, gli automobilisti suonano i clacson e applaudono, bisogna festeggiare, questa è una vittoria di tutti! Atene si è riversata nelle strade: migliaia di persone incredule si sono abbracciate, hanno cantato e ballato per le strade, gioiose per un risultato netto che nessuno si aspettava ma che tutti desideravano.

La strana sensazione di vivere un momento storico, di aver ottenuto un risultato importante. Una rottura affermata con forza, un rifiuto netto che riconquista il futuro. Una vittoria che parla all’Europa, alle lotte contro l’austerity che da cinque anni hanno cominciato a costruire mobilitazioni da nord a sud dalle piazze occupate all’assedio della BCE.

Oxi ha vinto nonostante e contro il terrore mediatico della troika, ha rispedito al mittente la paura e l’arroganza. Ci si è cominciati a liberare dal destino già scritto dei sacrifici, della povertà imposta dal ricatto dei mercati finanziari. O meglio, un passaggio, decisivo e significativo, è stato fatto. Uno spazio di politicizzazione è stato ri-aperto, nella società greca, e in Europa. Una rottura costituente si sta dando con forza, articolata su più piani, dall’alto e dal basso, con lo sguardo rivolto alle lotte transnazionali, all’interno di un campo segnato da tensioni e contraddizioni ancora tutte da giocare, che già oggi si dispiegano nel campo della politica europea e globale. La paura, adesso, comincia a cambiare lato della barricata. La gioia è immensa a piazza Sintagma, una piazza composita in cui migliaia di persone cantano slogan, ballano e si abbracciano, scadendo: oxi, oxi, oxi!

Samaras annuncia, mentre avvengono i festeggiamenti in piazza, le dimissioni da segretario di Nea Democratia. Gli effetti del no travolgono chi con questo referendum voleva giocarsi la partita del ritorno di quelli di sempre, di quelli che hanno gestito con la paura e i tagli di cinque anni di aggiustamenti strutturali. Loro, gli alleati della Merkel e dei poteri forti europei, sono gli sconfitti greci di questo straordinario voto popolare.

La piazza è variegata, ci sono famiglie, attivisti, precari, pensionati e giovanissimi alla riconquista del protagonismo politico, ma anche tanti europei, italiani, francesi, spagnoli e tedeschi, venuti a supportare i greci, perché se gli Stati stanno provando ad isolare la Grecia, le piazze e le strade d’Europa sanno bene da che parte bisogna stare. Ha vinto l’Europa nata dalle lotte sociali, un’Europa costruita dagli incontri nelle proteste contro l’austerità, che con coraggio ha sfidato i poteri tecnocratici e finanziari, costruendo una solidarietà oltre ogni confine e divisione.

E farà bene, il governo Renzi, e i governi allineati con la tecnocrazia europea, ad avere paura da oggi in poi: la Grecia ci ha mostrato che è possibile rifiutare il ricatto, l’austerity e le misure che in questi anni hanno reso milioni di europei poveri e ricattabili, sacrificando nel nome degli interessi dei ricchi il futuro di intere generazioni. Un nuovo inizio, che necessita di una riapertura del conflitto. Un no che segna una significativa battuta arresto nella costruzione di questa Unione Europea, aprendo uno spazio inedito per il cambiamento. Come questo processo si dia poi concretamente, è la sfida che ci troviamo davanti.

La redazione di Dinamopress ad Atene

 

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