“Piattaforma Gaza”, on line gli attacchi israeliani dell’estate 2014

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Le persone e la dignità
29 07 2015

Da alcune settimane è on line “Piattaforma Gaza”, uno strumento d’indagine elaborato da Amnesty International e Architettura legale per evidenziare le caratteristiche comuni degli attacchi condotti da Israele nel luglio e nell’agosto 2014 durante il conflitto di Gaza.

“Piattaforma Gaza” consente all’utente di esplorare e analizzare i dati relativi a oltre 2500 attacchi compiuti dall’esercito israeliano nel corso dei 50 giorni dell’operazione “Margine di protezione”.

L’iniziativa fa parte delle ricerche condotte da Amnesty International sul conflitto dello scorso anno. Nell’ambito di tali ricerche, è stato pubblicato anche un rapporto sugli attacchi compiuti da Hamas e altri gruppi armati palestinesi contro il sud d’Israele.

Attraverso la sua mappa interattiva, la “Piattaforma Gaza” segnala tempo e luogo di ogni singolo attacco e lo classifica in base a una serie di criteri, tra cui il tipo di attacco, il sito colpito e il numero delle vittime, in modo da individuarne le caratteristiche comuni. Ove disponibili, sono pubblicate immagini fotografiche e satellitari, video e testimonianze oculari.

“Piattaforma Gaza” mostra che durante il conflitto del 2014 Israele ha condotto oltre 270 attacchi con colpi di artiglieria, in cui sono rimasti uccisi oltre 320 civili. Il ripetuto uso dell’artiglieria, un’arma esplosiva imprecisa, contro aree densamente abitate, costituisce un attacco indiscriminato che dovrebbe essere indagato come crimine di guerra.

Inoltre, la “Piattaforma Gaza” illustra chiaramente una predominante costante di attacchi contro abitazioni private, oltre 1200, che hanno causato più di 1100 morti tra la popolazione civile.

Gli utenti possono poi notare ulteriori preoccupanti caratteristiche comuni, come gli attacchi contro i primi soccorritori, gli operatori sanitari e le strutture mediche, così come l’uso massiccio degli attacchi di avvertimento chiamati “bussare sul tetto”, in cui un missile lanciato da un drone è seguito poco dopo da un più ampio bombardamento. Amnesty International ritiene che questa tattica non costituisca un preavviso efficace e non assolva Israele dal chiaro obbligo di non lanciare attacchi contro i civili o le proprietà civili.

Oggi, “Piattaforma Gaza” ricostruisce gli attacchi portati dall’esercito israeliano contro la città di Rafah dal 1° agosto in applicazione del protocollo “Hannibal”, seguita alla cattura del luogotenente Hadar Goldin da parte di un gruppo armato di Gaza.

Il protocollo “Hannibal” autorizza le forze israeliane a reagire alla cattura di un soldato con un ampio volume di fuoco nonostante i rischi per la vita dello stesso soldato e dei civili che si trovino in prossimità del luogo in cui si ritiene sia tenuto prigioniero.

Quel 1° agosto, proprio mentre molta gente faceva rientro a casa, ritenendosi al sicuro dopo la proclamazione di un cessate-il-fuoco, Israele diede vita a massicci e prolungati bombardamenti, colpendo strade affollate, automobili ed edifici civili. Un edificio a un piano nel quartiere di al-Tannur venne centrato da due bombe da una tonnellata.

Quel giorno viene da allora chiamato il “venerdì nero” di Rafah.

Gli attacchi proseguirono fino al 4 agosto, nonostante il luogotenente Goldin fosse stato dichiarato morto due giorni prima. In totale, furono uccisi 135 civili palestinesi, tra cui 75 bambini.

 

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