Ventimiglia: migranti bloccano la frontiera, un auto investe giornalista francese

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InfoAut
08 09 2015

Al grido di “libertà, libertà” i migranti, che hanno animato quest’estate la vita del presidio permanente No Border Ventimiglia, invadono ancora una volta le strade che si trovano sul confine italo-francese di Pont Saint-Ludovic. L’azione è rapida e decisa, i migranti bloccano in maniera alternata prima il flusso di macchine che proviene dalla Francia verso l’Italia e poi nella direzione opposta, quello proveniente da Ventimiglia. La facilità con cui il confine italo-francese viene attraversato ogni giorno da migliaia di persone è messa a dura prova. La frontiera diviene per qualche minuto, un territorio ostico. I corpi dei migranti stesi per terra impediscono il passaggio dei mezzi, ad un certo punto un auto cerca di forzare il blocco dei manifestanti, investendo e ferendo un giornalista francese.

Di seguito il comunicato del No Border Camp:


Oggi 7 settembre 2015, 150 persone del Ventimiglia No Border Camp, hanno partecipato ad un progetto artistico di resistenza, per commemorare le vittime delle migrazioni. Attraverso il loro corpo e la loro voce, i manifestanti hanno affermato il diritto alla libertà di movimento, senza discriminazioni e opponendosi alla militarizzazione repressiva di polizia e istituzioni. Alcuni «migranti» hanno dato vita ad una protesta spontanea e non violenta.
Un giornalista francese che stava filmando la protesta è stato investito da una macchina, che ha travolto il blocco di manifestanti, ed è stato portato in un vicino ospedale.
Dobbiamo sottolineare il comportamento della polizia, che nonostante sia sempre pronta sostenere la pericolosità dei "No Borders", non è intervenuta lasciando scappare la macchina che ha travolto il giornalista e alcuni migranti. Prima di questo episodio anche altri manifestanti sono stati feriti in modo simile.

Gli eventi di oggi rafforzano l’idea di un attacco diretto contro le lotte del movimento «migranti».
Le contraddizioni aperte dei media-main stream e della narrazione politica sono frutto del tentativo di depoliticizzare la «questione migranti» proponendola come una crisi umanitaria, cercando di nascondere il fatto che l'Europa non abbia mai militarizzato tanto i suoi confini, e mai cosi tanto ha represso le migrazioni nel sangue.

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