Le guerre allo Stato Islamico

Guerra in SiriaLimes
6 ottobre 2015

C'è voluto meno di una settimana perché l'intervento di Mosca a sostegno di al-Asad creasse i primi dissapori con chi da 4 anni cerca di accelerarne la caduta, ossia la Turchia di Erdoğan. La violazione dello spazio aereo turco ad opera di aerei russi è stata condannata anche dalla Nato, di cui Ankara fa parte.
Mosca per la prima volta non esclude una partecipazione boots on the ground in Siria, non con l’esercito regolare ma con dei “volontari” – magari gli stessi apparsi a marzo 2014 in Crimea.

L’Italia potrebbe presto iniziare a bombardare le postazioni dello Stato Islamico, ma solamente in Iraq. Il rifiuto di intervenire militarmente in Siria, formalmente riconducibile alla mancata richiesta da parte di Damasco (al contrario di Baghdad), risponde alla scelta del governo di tenersi un passo indietro nel conflitto siriano.

Ci scrive Daniele Santoro:

    La violazione dello spazio aereo turco da parte di un S-30 russo il 3 ottobre e l’incidente che ha coinvolto un MiG-29 e due F16 turchi il giorno successivo confermano che le manovre militari russe in Siria rischiano di creare una delle crisi più gravi degli ultimi anni nelle relazioni tra Ankara e Mosca. Il governo turco è convinto che l’obiettivo delle bombe russe non sia lo Stato Islamico ma l’opposizione al regime di al-Asad. Tra il 30 settembre e il 5 ottobre gli attacchi aerei russi hanno provocato circa 200 vittime civili nel villaggio turkmeno di Bayır Bucak, nella provincia di Latakia, dove l’Is non è presente.

La Turchia è inoltre estremamente preoccupata dalle relazioni sempre più intime tra Mosca e i curdi siriani. E soprattutto dalla disponibilità del governo regionale curdo a far parte della coalizione a guida russa.

    La crisi siriana è stata al centro degli incontri tra Erdoğan e i leader Ue a Bruxelles. In Europa è sempre più diffusa la convinzione che una gestione efficace della crisi dei migranti non possa prescindere da uno stretto coordinamento con Ankara. Condizione che il presidente turco intende sfruttare per raggiungere due obiettivi fondamentali: appoggio europeo a una zona cuscinetto nel nord della Siria e liberalizzazione del regime dei visti.

Le dichiarazioni di Erdoğan dopo il bilaterale con Putin del 23 settembre sul ruolo che al-Asad potrebbe giocare nella transizione (poi smentite) dimostrano tuttavia che Ankara è ormai consapevole della necessità di rivedere la propria strategia siriana. A meno di non voler rischiare un inquietante confronto militare con la Russia.

Aggiunge Gianandrea Gaiani:

    L’Italia è l’unico membro della coalizione anti-Is che finora non ha lanciato neanche una bomba. Persino Danimarca, Belgio, Olanda (che hanno una capacità militare molto minore della nostra) hanno lanciato bombe.
    Passare a bombardare con i Tornado sarebbe facile: l’Aeronautica l’ha sollecitato più volte, anche per rendere più proficua la spesa sostenuta per tenere gli aerei nella base in Kuwait. Inoltre tradizionalmente abbiamo sempre tenuto i danni collaterali vicini a zero.
    Si andrebbe verso una replica di quanto accaduto in Afghanistan. Nel 2008 mandammo lì i Tornado senza autorizzarli a bombardare. Questa limitazione venne a cadere con il governo Monti e dal 2012 all’anno scorso gli aeroplani Amx hanno colpito bersagli talebani.
    Probabilmente il governo chiederà l’approvazione del Parlamento. Renzi ha criticato la Francia perché è intervenuta in Siria, ma è difficile capire perché di fronte allo stesso bersaglio le bombe vadano bene solo in Iraq.
    L’effetto principale di questa decisione sarà politico, visto che si inserisce in un’azione bellica della coalizione anti-Is molto blanda. In questo anno di bombardamenti, pur essendo privo di difese anti-aeree, lo Stato Islamico è riuscito a conquistare terreno sia in Siria sia in Iraq.
    Il fronte a guida Usa appare poco risoluto e sconta lo scarso appoggio dei paesi sunniti della coalizione. Il confronto con l’entusiamo generato in Siria dall’inizio dei bombardamenti russi è impietoso.

Per approfondire:
Morire per Damasco? di G. Cucchi
La guerra di Siria e le priorità dell’Italia di L. Declich

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