Come uscire dal caos siriano: 7 punti che spiegano una situazione ormai troppo intricata

Salvador DalìAlberto Negri, Il Sole 24 Ore
15 febbraio 2016

Primo. Il problema lo hanno creato gli Stati Uniti nel 2003 frantumando l'Iraq e loro devono risolverlo. Non hanno espresso una chiara intenzione di farlo e adesso non riescono a gestire i disastri provocati fomentando in Siria una guerra per procura insieme a inefficaci e inaffidabili potenze sunnite.
L'ultimo esempio, dopo l'Isis, è lo Yemen, dove hanno dato via libera a Riad e vediamo con quali risultati devastanti. Da questo punto di vista Obama e Kerry, come scrive anche il Wall Street Journal, sono meno credibili di Putin e questo è stato percepito da tutto il mondo occidentale e musulmano.

Secondo. La tregua di Monaco non ferma la guerra in Siria. Anche avere dei corridoi umanitari sarà purtroppo assai difficile, in particolare ad Aleppo, lo dice anche il ministro italiano degli Esteri Gentiloni. La guerra finisce con la guerra, bisogna decidere di dare credito a chi se lo è guadagnato sul campo di battaglia.
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Terzo. Il primo passo è fermare i bombardamenti della Turchia sui curdi siriani che continuano nonostante gli appelli internazionali. Offrire al fronte sunnita un compromesso territoriale: Aleppo e la direttrice Nord-Sud con Damasco ad Assad e ai russi. Il resto della Siria e dell'Iraq, se lo vogliono, lo possono liberare dal Califfato le potenze sunnite insieme agli americani. Sarà da vedere però come i turchi e i sauditi combatteranno l'Isis, cosa che non hanno mai fatto, e poi amministreranno questa area da truppe occupanti.
Ma è esattamente questo che profilano Riad e Ankara e anche Washington, che nel marasma decisionale non sa più che pesci prendere.

Quarto. Per gli amanti dell'horror diplomatico, dovrà forse essere formato un contingente di caschi blu per sorvegliare eventuali tregue. Sappiamo bene quali successi abbiano colto in passato ma proviamoci ancora una volta.

Quinto. Soluzione politica e confini. Non c'è soluzione ed è questo uno dei motivi principali per cui la guerra va avanti. L'unica soluzione appoggiata da Usa e Russia è confermare le vecchie frontiere come in una fiction: nessuno ha voglia di mettersi a fare spartizioni se non creando entità autonome simili al Kurdistan in Iraq.

Sesto. L'Italia deve restare fuori dall'Iraq con le truppe. Abbiamo già il problema della Libia che per altro non abbiamo creato noi. Quanto alla diga di Mosul, i genieri americani continuano a lanciare allarmi: visto che Washington sa tutto della situazione perché gli Stati Uniti non mandano i loro soldati già presenti sul campo a sorvegliare la diga? Al primo soldato morto o al primo attentato in Italia comincia la litanìa del “perché ci siamo andati”. E infatti non c'è alcuna ragione strategica per andarci.

Settimo. Dal caos non si esce né oggi ne forse tra dieci anni. Le previsioni fatte nel 2001, nel 2003 e nel 2011 sono lì a confermarlo. Buona fortuna a tutti.

Ultima modifica il Mercoledì, 17 Febbraio 2016 13:03
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