I 400 colpi. William Shakespeare, l'eternità della parola

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Sonetti di Shakespeare23 aprile 2016

Perché appare eterna la parola di Shakespeare? Perché parla di vita e di morte, di amore e di sottomissione, di bellezza e di vecchiaia, di furbizia e di incanto.

Traduttore dello spazio e del tempo, visionario di ogni prodigio e miseria umana, attore della mente più bieca e della passione indomita.

Leggere Shakespeare in un'epoca spenta di passioni è un faro che grida lampi di luce alla mente in tempesta di chi oggi sfida lo spreco di ogni esistenza umana.

Per far rivivere il Bardo di Avon a 400 anni dalla sua morte pubblicheremo ogni settimana due dei suoi Sonetti
.

Sonetto N. 75

Tu sei per la mia mente come il cibo per la vita,
Come le piogge di primavera sono per la terra;
E per goderti in pace combatto la stessa guerra
Che conduce un avaro per accumular ricchezza.

Prima orgoglioso di possedere e, subito dopo,
Roso dal dubbio che il tempo gli scippi il tesoro;
Prima voglioso di restare solo con te,
Poi orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.

Talvolta sazio di banchettare del tuo sguardo,
Subito dopo affamato di una tua occhiata:
Non possiedo né perseguo alcun piacere
Se non ciò che ho da te o da te io posso avere.

Così ogni giorno soffro di fame e sazietà,
Di tutto ghiotto e d’ogni cosa privo.

           § § § § § § § § § § § 

So are you to my thoughts as food to life,
Or as sweet-season'd showers are to the ground;
And for the peace of you I hold such strife
As 'twixt a miser and his wealth is found.

Now proud as an enjoyer, and anon
Doubting the filching age will steal his treasure;
Now counting best to be with you alone,
Then better'd that the world may see my pleasure:

Sometime all full with feasting on your sight,
And by and by clean starved for a look;
Possessing or pursuing no delight
Save what is had, or must from you be took.

Thus do I pine and surfeit day by day,
Or gluttoning on all, or all away.

Ultima modifica il Lunedì, 09 Maggio 2016 13:22
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