I 400 colpi. William Shakespeare, Sonetto n. 22

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De Chirico, Busti guerrieriI 400 colpi. William Shakespeare, l'eternità della parola

Non mi convincerà lo specchio ch'io sia vecchio,
fin quando tu e giovinezza avrete gli stessi anni;

ma quando vedrò il tuo volto solcato dalle rughe,
allora m'aspetto che morte termini i miei giorni.

Infatti, tutto il decoro di tua bellezza
non è che luminosa veste del mio cuore

che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio:
e allora come potrei essere di te più vecchio?

Perciò, amore mio, abbia di te gran cura,
come anch'io farò, non per me, ma per tuo bene,

costudendo il tuo cuore teneramente,
come nutrice col suo bimbo, che non gli incolga male.

Non contare sul tuo cuore quando il mio sia spento;
tu me lo donasti non per averlo indietro.

§ § § § § § § § § § §

My glass shall not persuade me I am old,
So long as youth and thou are of one date;

But when in thee time's furrows I behold,
Then look I death my days should expiate.

For all that beauty that doth cover thee
Is but the seemly raiment of my heart,

Which in thy breast doth live, as thine in me:
How can I then be elder than thou art?

O, therefore, love, be of thyself so wary
As I, not for myself, but for thee will;

Bearing thy heart, which I will keep so chary
As tender nurse her babe from faring ill.

Presume not on thy heart when mine is slain;
Thou gavest me thine, not to give back again

Ultima modifica il Lunedì, 09 Maggio 2016 13:23
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